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La notizia è rimbalzata qualche giorno fa su alcuni media riportata da  Sputnik News che riprendeva un comunicato del ministro della Difesa russo: i cacciabombardieri di quinta generazione Sukhoi Su-57 avrebbero lanciato missili da crociera durante la loro breve apparizione in  Siria.

Il ministro Sergei Shoigu, come riporta la  versione in russo della Tass, ha riferito che “al fine di valutare in una situazione di combattimento le specifiche operative dei sistemi militari sviluppati sono state tenute valutazioni nel febbraio di quest’anno con lanci di prova di missili da crociera tattici dal caccia di quinta generazione Su-57 a febbraio di quest’anno”.

Il ministro, nella sua dichiarazione, ha poi proseguito dicendo che la campagna siriana è stata una  fucina di miglioramenti per gli aeromobili russi là impiegati (11 tra elicotteri e aerei) e che la campagna di acquisizione dei dati sui risultati dell’impiego di 60 sistemi d’arma e di hardware militare continuano di pari passo con il loro utilizzo in Siria. 

“Tenendo conto dell’esperienza siriana, sono state prese diverse decisioni per migliorare la composizione e l’infrastruttura militare delle Vks (forze spaziali russe NdA)”, ha detto Shoigu. “Una fase di test importante per le forze aeree e spaziali si è tenuta con le operazioni tenute nella Repubblica Araba Siriana, in cui, a rotazione hanno partecipato la maggior parte dei piloti e del personale tecnico”. Il ministro ha poi aggiunto che “in generale, le capacità di combattimento dell’Aeronautica e delle Forze Spaziali sono aumentate dell’11,7%” proprio grazie all’esperienza maturata sul campo in Siria. 

Davvero i Su-57 sono entrati in azione in Siria?

Il comunicato del ministro Shoigu è stato alquanto stringato e piuttosto sibillino. Shoigu si è infatti limitato a dire che il test dei missili da crociera, visibile nel breve filmato proiettato alle sue spalle durante la dichiarazione, si è tenuto a febbraio, ovvero nel periodo in cui una coppia di Su-57 hanno fatto la loro brevissima apparizione in Siria. Dichiarazione troppo aleatoria per avere una conferma. 

Il 22 febbraio scorso, lo ricordiamo, Rt Russia ha rilanciato un video in cui compaiono due caccia Sukhoi Su-57 in volo nei cieli siriani accompagnati da altri velivoli come Su-35S, Su-25 e A-50U. Secondo quanto riferito dallo stesso ministero della Difesa russo in un secondo tempo, i due caccia sono rimasti in Siria per un brevissimo periodo, non superiore ai due giorni. 

Quindi basta questo per affermare con sicurezza che i Su-57 abbiano effettuato la loro prima azione operativa col lancio di missili da crociera in Siria? Crediamo di no, e vi spieghiamo perché.

Oltre alla dichiarazione aleatoria di Shoigu che, di fatto, non afferma che i missili da crociera siano stati lanciati in Siria, ma si limita a dire che il test è avvenuto a febbraio, c’è da considerare quanto si vede nel brevissimo video che mostra il lancio.

I missili, del tipo Kh-59MK2, sono sì una variante da attacco al suolo del missile da crociera antinave Kh-59MK, ma come si può vedere nel video il vettore nel test – lanciato da una delle baie interne del Su-57 – presenta interamente una colorazione rosso accesso ad alta visibilità, normalmente usata durante i test di sviluppo/compatibilità delle armi condotti nei poligoni “casalinghi” per renderle meglio identificabili nelle riprese foto e video; colorazione poco adatta per un impiego operativo.

Vero è che le milizie dell’Isis non dispongono di adeguati sistemi di osservazione per spiare i test e che, se anche li avessero, non si capisce perché dovrebbero essere interessati allo sviluppo di un missile da crociera stante il fatto che non dispongono di un’industria bellica, ma la Siria pullula di occhi e orecchie delle potenze occidentali – Usa in testa – che sarebbero molto interessate a poter dare una sbirciata all’impiego sperimentale di un nuovissimo missile da crociera russo. 

Per quale motivo quindi Mosca avrebbe sentito la necessità, a febbraio, di eseguire un test a fuoco con un missile simile, in quelle particolari condizioni operative, col rischio di rendere plateale un eventuale fallimento? Non ci sembra un’ipotesi verosimile. 

Il missile Kh-59MK2 lanciato dal Su-57

Il missile da crociera Kh-59MK2 deriva direttamente dal Kh-59 di fabbricazione sovietica (AS-13 “Kingbolt” in codice Nato) ed è la versione da attacco al suolo del missile da crociera antinave Kh-59MK. Questo vettore è del tipo standoff, con caratteristiche stealth, in grado di colpire bersagli terrestri con un’accurata precisione (Cep di 3/5 metri) data dal suo sistema di navigazione che combina uno di tipo inerziale al riconoscimento automatico del terreno che sorvola grazie a mappe preprogrammate nel suo software. Pertanto è in grado di identificare e colpire bersagli che non hanno contrasto radar, Ir, o ottico con lo sfondo sino ad un massimo di 285/290 kilometri. 

Il suo basso profilo di volo (tra i 50 ed i 300 metri di quota), la sua alta velocità (1050 km/h) insieme alle caratteristiche stealth aumentate dal fatto che il motore è inserito nel corpo principale del missile, lo rendono particolarmente difficoltoso da intercettare. Può essere trasportato, oltre che dal Sukhoi Su-57, dal Mig-35, dal Su-30MK, dal Su-32, dal Su-35, e dal Su-24M. E’ stato presentato per la prima volta al pubblico durante il Salone Internazionale dell’Aeronautica e dello Spazio di Mosca (Maks) del 2015