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Tutti ne parlano ma nessuno li ha mai visti in azione. Nel corso degli ultimi mesi si sono susseguiti gli allarmi di cento, mille o forse più di diecimila soldati nordcoreani operativi in Ucraina al fianco delle forze del Cremlino. Le segnalazioni sono arrivate da tre fonti: dal National Intelligence Service (NIS), e cioè la principale agenzia di intelligence della Corea del Sud; dagli 007 ucraini; e dal Pentagono, con altri rappresentanti della politica Usa, in seguito, ad aggiustare il tiro in merito ad un’indiscrezione che ormai era stata ripresa da tutto il mondo.

Di quale indiscrezione stiamo parlando? Semplice: quella secondo cui Kim Jong Un avrebbe inviato in Russia, precisamente nella regione di Kursk, 11-12mila militari per aiutare il suo alleato, Vladimir Putin, a rimpinguare le fila del proprio esercito impegnato a combattere contro Kiev. Usiamo il condizionale perché, al netto di voci e avvertimenti, non sono fin qui emerse prove ufficiali in grado di confermare la reale presenza di migliaia di soldati nordcoreani in Ucraina, né, soprattutto, di accertare la loro rilevanza militare sul campo.

La strana storia dei militari nordcoreani in Ucraina

Persino la Bbc ha iniziato a farsi qualche domanda. “Nonostante settimane di resoconti secondo cui circa 10.000 soldati nordcoreani sarebbero stati inviati a Kursk per unirsi alla controffensiva russa, i soldati con cui siamo stati in contatto non li hanno ancora incontrati”, ha scritto Paul Adams in un reportage realizzato in Ucraina. Adams ha cercato di capire meglio cosa stesse accadendo, ha chiesto informazioni a militari ucraini ma si è sentito rispondere in maniera emblematica.

“Non ho visto né sentito nulla sui coreani, vivi o morti”, gli ha spiegato un soldato ucraino. “È molto difficile trovare un coreano nella foresta oscura di Kursk”, ha aggiunto un altro. Eppure l’esercito ucraino ha diffuso quelle che ha presentato come intercettazioni di comunicazioni radio nordcoreane. I militari di Kiev hanno poi ricevuto l’ordine di catturare prigionieri nordcoreani, preferibilmente con documenti, dietro le promesse di importanti ricompense.

All’inizio di novembre il ministro della Difesa ucraino, Rustem Umerov, annunciava i primi scontri a fuoco andati in scena tra gli uomini di Volodymyr Zelensky e gruppi di soldati inviati da Kim. Il capo di Stato di Kiev aggiungeva che queste “prime battaglie con la Corea del Nord” avrebbero aperto “un nuovo capitolo di instabilità nel mondo”.

Sarebbero arrivate conferme da parte di non meglio specificate fonti statunitensi riprese da Reuters e altre agenzie, mentre Seoul specificava di “non credere che le truppe di entrambe le parti siano state impegnate in un combattimento diretto”, bensì di ritenere che si fosse verificato un “incidente” che avrebbe coinvolto un piccolo numero di soldati nordcoreani “vicino alla linea del fronte”.

Ok, e le prove?

“Indossano uniformi russe, stanno seguendo un addestramento tattico e vengono schierati sotto vari comandi dell’esercito russo in prima linea”, ha in ogni caso più volte ripetuto Umerov.

La notizia dei soldati di Kim al fianco dei russi contro gli ucraini era stata confermata anche dalla Nato e dal suo segretario Mark Rutte. C’è però un piccolo, grande, problema: dove sono davvero i nordcoreani? Se, come ritengono alcune fonti, ci sono stati degli scontri, che fine hanno fatto i soldati asiatici uccisi? Nessuno li ha fotografati o ne ha recuperato i corpi?

E ancora: perché non ci sono video chiari che dimostrino l’effettiva presenza di contingenti militari nordcoreani sulla linea del fronte? In rete circolano alcune clip, ma che peccano di troppa ambiguità. In poche parole, non sono fin qui emerse prove ufficiali e nitide capaci di confermare la presenza di militari, o forze speciali che siano, nordcoreane in Ucraina.

È probabile, quasi certo, che Kim abbia inviato alcuni alti funzionari in Russia – così come migliaia di lavoratori, forse impegnati nel Donbass – ma, da qui a parlare di “truppe nordcoreane in azione”, il salto in avanti è forse troppo precipitoso. La certezza è che Mosca ha quasi travolto gli ucraini a Kursk. Con o, come sembra, senza un decisivo contributo delle fantomatiche forze speciali di Kim.

Certo, la narrazione dei nordcoreani al confine dell’Europa fa comodo a tutti: a Kiev, che così può sventolare l’ombra di un nuovo nemico; al Cremlino, che farebbe capire alla Nato di poter contare su Pyongyang; alla Corea del Nord, che dal canto suo potrebbe aver inviato qualcuno – e qualche arma – in Ucraina per prendere nota su scontri e battaglie.

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