La geopolitica della corsa allo spazio
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I numeri riguardanti le perdite russe che il governo di Kiev continua a divulgare sono devastanti, e anche se non sono in alcun modo verificabili, sembrano sottolineare la grave sofferenza di Mosca, che dopo aver fallito obiettivi e manovre, non cessa – almeno secondo la concezione occidentale del conflitto – di mandare allo sbaraglio uomini e mezzi. Per questo motivo, dopo aver perso migliaia di soldati in quelli che oramai sono cento giorni di conflitto, il Cremlino è giunto all’extrema ratio di arruolate uomini fino a 50 anni di età (dieci anni in più rispetto ai criteri precedenti); non limitandosi a pescare in quella famosa “età militare” (dai 18 ai 27 anni) che terrorizza i giovani moscoviti e pietroburghesi; i quali temono di finire arruolati per essere spenditi da un giorno all’altro sul fronte di una guerra sovietica che non capiscono e silenziosamente aborrono.

Una mossa “disperata”, dichiarano i funzionari della difesa degli Stati Uniti che stanno monitorando – e influenzando – lo svolgersi del conflitto che inizia ad apparire sempre più incerto e complesso nella sua risoluzione. Soprattutto per l’enorme disinformazione che fa breccia a grande distanza dal vero teatro di scontro dove i reggimenti e le divisioni non possono “misurare” altro che le perdite tra i loro effettivi. Lasciando a Kiev e a Mosca l’ultima parola riguardo i “progressi” del conflitto da mostrare ad alleati de facto e avversari teorici.

“Non c’è modo di verificare che 29.600 soldati russi siano morti durante l’invasione”, ha affermato questa settimana lo stesso ministero della Difesa ucraino, ma ciò che si apprende da oltrecortina, per usare un’espressione da guerra fredda, è Mosca – in virtù della sua scelta di considerare il conflitto “operazione militare speciale” e non “guerra totale” – continua a cercare volontari. E per trovarli “aumenta il limite di età degli arruolati“. A riportare queste dichiarazioni è il sito specializzato Defenseone, che di concerto con la maggior parte degli analisti internazionali concentra l’attenzione sul cambiamento di strategia del contingente d’invasione russo, il quale, dopo aver perduto senza nasconderlo migliaia di uomini, e centinaia di mezzi corazzati su ruote e cingoli, ha abbandonato le tre direttive sulle quali aveva impostato l’invasione dell’Ucraina, chiudendo un fronte e concentrando gli sforzi bellici nel settore orientale. Con l’evidente obiettivo di occupare e prendere il controllo dell’intero Donbass e dell’intera regione di Luhansk.

Nulla invece è accaduto, come a lungo si era previsto, nel settore di Odessa. Le truppe della Transnistria non si sono mosse dalle basi nello repubblica filo-russa autoproclamatasi in Moldavia; né le avvisaglie di alcuno sbarco si sono più palesate. Al contrario fonti dirette che si trovano embedded con i soldati russi a Mariupol e si “aggirano” in quel che rimane dell’ Azovstal, l’acciaieria dove si nascondeva l’ultima sacca di resistenza presente nella città portuale, dichiarano apertamente che già prima della resa “il grosso delle forze [russe] si sono state spostate su altri fronti“. Evidentemente per dare manforte o rimpiazzo agli schieramenti in altri settori.

L’Esercito di Kiev sta avendo la meglio dunque?

“La Russia ha subito pesanti perdite in questa campagna, che ridurrà la sua capacità di impegnarsi in conflitti nei prossimi anni”, ha sostenuto analista della FDD, Ryan Brobst. Convenendo con alcune “conclusioni” approssimative raggiunte anche sui nostri canali nelle scorse settimane. Il sito di analisi indipendente Oryx, considerato attendibile e imparziale nei suoi report, ha stimato le perdite russe nell’ultime fasi del conflitto in 734 tra mezzi corazzati e blindati, e 148 velivoli ad ala fissa e rotante. Comprendendo anche droni di vario genere. Ma nessuna conferma su quelli che gli americani chiamano KIA, “Killed in action”. I soldati che sono caduti per “denazificare” l’Ucraina.

Perdite “devastanti”, tra gli ufficiali e non solo

Il blocco occidentale, basandosi su fonti ucraine (e si sospetta operatori altamente specializzati presenti “sul campo” sotto copertura, ndr) è fermamente convinto che Mosca abbia subìto delle “perdite devastanti” nei primi tre mesi di conflitto. Secondo l’intelligence inglese la Russia avrebbe perso: “tante truppe negli ultimi tre mesi quante ne perdette durante i suoi nove anni di guerra in Afghanistan“; un numero impietoso considerati i progressi sul campo. Si sarebbe inoltre verificata una strage tra i generali, come ampiamente documentato, e tra i giovani ufficiali di grado intermedio.

“I giovani ufficiali hanno dovuto guidare le operazioni tattiche di livello più basso poiché all’esercito mancano i quadri di sottufficiali altamente qualificati che svolgono quel ruolo nelle forze occidentali”, spiega l’intelligence britannica, che ha  evidenziato numerosi casi di “ammutinamento“, segnalando la “scarsa disciplina” che sembra essere notoria tra le unità di fanteria russe (si consiglia a tal proposito la lettura di La Russia di Putin di Anna Politkovskaja, ndr).

Secondo gli ultimi bollettini forniti dallo Stato maggiore delle Forze armate ucraine, le perdite russe ammonterebbero nel complesso a circa “30mila uomini, 1349 carri armati, 3282 mezzi corazzati, oltre duemila mezzi ruotati, 643 sistemi d’artiglieria, 205 lanciarazzi multipli, 93 sistemi di difesa antiaerea”. A queste andrebbero aggiunti “207 jet da combattimento, 174 elicotteri e 507 droni”. Numeri sicuramente arrotondati in rialzo. Ma comunque spaventosamente alti. Sono 13 invece le unità navali andate perse (dato plausibile se considerato che la metà di queste sono facilmente identificabili).

Il Pentagono – impegnato in prima linea nella fornitura di armi e mezzi alle forze di Kiev – si sarebbe rifiutato di stimare le perdite di personale russo, limitandosi a dichiarare che secondo le informazioni di cui è in possesso dell’intelligence americana le “perdite russe” di uomini ed equipaggiati sono da considerare “significative“. “Riteniamo che abbiano perso o reso inutilizzabili quasi 1.000 dei loro carri armati in questo combattimento”, avrebbe dichiarato un alto funzionario del Pentagono, riporta sempre Defenseone. “Hanno perso ben più di 350 pezzi di artiglieria. Hanno perso quasi tre dozzine di caccia o cacciabombardieri ad ala fissa e più di 50 elicotteri”. Numeri assai più ridotti e plausibili rispetto a quelli riferiti da Kiev.

La lenta ma costante avanzata

Nonostante questa decimazione annunciata della forza d’invasione inviata da Mosca, e il numero sempre maggiore di armi sofisticate, mezzi ed equipaggiamenti forniti dagli alleati de facto della NATO, l’Esercito di Kiev non sembra essere intenzionato – o del tutto in grado – di respingere i russi sferrando una controffensiva su vasta scala. Fonti in loco descrivono le città ucraine del settore occidentale come “metropoli sottoposte alla mobilitazione” dove si vedo molti soldati che però non sono affatto in procinto di partire per il fronte. Nei centri di arruolamento ucraini, inoltre, non si viene accettati se non si è trascorso almeno un anno nell’Esercito regolare o si è prestato servizio nelle formazioni militari autonome che hanno servito nella guerra del Donbas. La ragione sembrerebbe legata – nonostante le forniture estere – alla necessità di “non sacrificare” equipaggiamenti preziosi affidandoli a reclute inesperte che andrebbero incontro a morte certa.

Per questo Mosca continua ad avanzare lentamente ma inesorabilmente verso i suoi obiettivi secondari. Portando a termine – seppur con perdite considerevoli – quello che sembra essere a tutti gli effetti il suo “piano di contingenza”. Come riporta il New York Times, che si è dedicato alla minuziosa ricostruzione su mappa delle ultime fasi del conflitto, le forze russe hanno fatto progressi da quando si sono concentrate sull’Ucraina orientale. Hanno circondato e si apprestano a catturare Sievierdonetsk, riportata come una delle città più importanti nonché nodo strategico del settore orientale. Presto potrebbero ottenere il controllo dell’intera regione di Luhansk.

Un esercito che non può essere “decimato” facilmente

Secondo l’Istituto internazionale per gli studi strategici, che conduce una stima annuale delle forze militari e delle armi in tutto il mondo per effettuare le comparazioni del caso, la Federazione Russa – da sempre considerata la seconda maggiore potenza militare del globo – può contare su circa 280.000 soldati. Contando anche i coscritti. L’ultimo rapporto dell’IISS riguardo alle forze di Mosca risale all’inizio di febbraio 2022,  “ante bellum” come ricordano gli analisti statunitensi, e vedeva in forza alla Russia oltre 2.900 carri armati in linea – dunque operativi e immediatamente impiegabili in azione. Tra questi erano oltre 2.000 unità delle varianti T-72. Altri 10mila unità sarebbero nei depositi. Oltre trentamila sarebbero invece i mezzi blindati e di vario genere. Le forze terresti, suddivise su quattro distretti militari – Occidentale con quartier generale a San Pietroburgo / Meridionale con quartier generale a Rostov / Centrale con quartier generale ad Ekaterinburg / Orientale con quartier generale a Chabarovsk – conta 11 armate a cui vanno aggiunte le brigate indipendenti delle forze speciali “Spetsnaz” (approssimativamente 17mila unità) e le brigate aviotrasportate che possono contare su altre 40mila unità. A queste vanno aggiunte inoltre le formazioni paramilitari della Wagner.

Avendo classificato l’invasione dell’Ucraina come una semplice “operazione militare speciale” – e non come una guerra convenzionale – il Cremlino non può contare sulla riserva militare, che non è stata mobilita. Attualmente il Pentagono considera “impegnati” sul campo “più dell’80%” dei gruppi tattici” che ora si starebbero concentrando nella regione del Donbas.

In conclusione, se confermata, la perdita di 26mila soldati rappresenterebbe senza dubbio un duro colpo per Mosca: e sul piano strategico, e su sul piano del morale nazionale; da non trascurare nonostante la “condotta autoritaria” del Cremlino riguardo le decisioni belliche lasci poco spazio a qualsiasi tipo di dissidenza. Queste perdite significative tuttavia, non devono distrarci o farci dimenticare – almeno nel quadro generale – come la super potenza eurasiatica possa contare su 79 milioni di cittadini arruolabili. Un’armata difficile da decimare, se si guarda indietro nelle storia.

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