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L’FSB, il servizio di sicurezza russo che ha raccolto l’eredità del KGB, sostiene di aver concluso l’indagine sull’omicidio di Darya Dugina, la figlia del filosofo e politologo Alexander Dugin morta in un attentato sabato sera fuori Mosca, mentre viaggiava sull’auto del padre di ritorno dal festival musicale e letterario “Tradizione”. Dugin, per puro caso, all’ultimo momento dal parcheggio del festival sarebbe salito su un’altra auto.

Secondo gli agenti russi, l’attentato sarebbe stato organizzato dagli omologhi ucraini dell’SBU. I servizi ucraini avrebbero incaricato una autrice materiale del pedinamento e dell’apposizione del tritolo sotto la macchina di Dugin: la cittadina ucraina Natalia Vovk. Sarebbe arrivata in Russia il 23 luglio 2022 insieme alla figlia Sofia Shaban, nata nel 2010.

Il giorno dell’omicidio, avevano partecipato anche loro al festival letterario, ultima tappa di un pedinamento che sarebbe iniziato quasi un mese prima utilizzando come base operativa un appartamento posto nello stesso edificio di quello di Darya Dugina. L’alloggio sarebbe servito per organizzare l’attentato e ottenere informazioni sullo stile di vita della giornalista 30enne.

Dopo aver fatto esplodere, tramite geolocalizzazione e con un comando a distanza, la Toyota Land Cruiser guidata da Darya Dugina, ieri Natalia Vovk avrebbe viaggiato con la figlia verso l’Estonia attraverso la regione di Pskov.

Natalia Vovk avrebbe utilizzato una Mini Cooper per tutto il periodo del suo soggiorno, utilizzando tre targhe diverse: la targa DNR E982XHN della Repubblica Popolare di Donetsk per entrare presso la frontiera con la Russia, la targa kazaka 172AJD02 al momento del suo arrivo a Mosca e la targa ucraina AH7771IP quando ha viaggiato verso l’Estonia. Gli agenti hanno inserito il nome di Natalia Vovk nella lista dei profili da estradare per essere processati in Russia.

Natalia Vovk risulta profilata sul sito Nemesis dallo scorso aprile, un portale russo che prende il nome dalla considerazione dell’Armata Rossa come la “nemesi” della Wehrmacht tedesca durante la Seconda guerra mondiale e sul quale sono indicizzate le personalità che sarebbero esponenti del “nazismo in Ucraina”. Su Nemesis, Natalia Vovk risulta iscritta al Reggimento Azov.

Anche per questo, in Russia si sono immediatamente levate alcune voci critiche circa questa versione giudicata troppo “di comodo” e che comunque evidenzierebbe imponenti lacune nel controspionaggio russo. Non solo per non essere riuscito a prevenire l’attentato ma anche perché, con la fuga in Estonia, la presunta colpevole, per stessa ammissione degli agenti russi già nota per la sua appartenenza al Battaglione Azov che la Russia considera “terrorista”, avrebbe lasciato in breve tempo e con troppa facilità il Paese, raggiunto con l’ausilio di documenti falsi.

Nel frattempo, il Ministero degli Esteri estone ha dichiarato di non aver ricevuto alcuna segnalazione ufficiale dalle autorità russe in merito all’attraversamento del confine russo-estone da parte di Natalia Vovk.

“Possiamo pubblicare i dati delle persone che attraversano il confine solo nei casi previsti dalla legge. La circostanza in cui siano i servizi speciali russi ad accusarli di qualcosa tramite media non è tra questi. Non abbiamo ricevuto alcuna informazione o richiesta ufficiale dalle autorità russe”, si legge in un comunicato.

Da questa indagine, inoltre, emergerebbe Darya Dugina come un bersaglio reale (magari non l’unico) e non la vittima di uno scambio di persona con suo padre. Inoltre, smentirebbe la rivendicazione di ieri sera del politico liberale e dissidente russo in esilio a Kiev Ilya Ponomarev, secondo il quale l’azione sarebbe opera di un presunto Esercito Nazionale Repubblicano intenzionato a colpire i fedelissimi del Cremlino per minare la tenuta politica di Vladimir Putin. Ponomarev, con un tweet, ha smentito il coinvolgimento diretto di Natalia Vovk nell’attacco ammettendo però che sia stata assistita nell’attraversamento del confine con l’Estonia.

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