Leopoli è uno dei pochi bastioni ucraini ad essere ancora intatti. Certo, i missili russi hanno lambito anche alcune aree della “capitale” occidentale dell’Ucraina, ma niente a che vedere con quanto accaduto a Kiev, Kharkhiv o addirittura Mariupol. L’allerta è comunque alta perché anche qui, di tanto in tanto, sono solite suonare le sirene anti aereo.
A guidare la resistenza della comunità locale troviamo Andrij Sadovyj, sindaco di Lviv (Leopoli in ucraino) che deve fare i conti tanto con le centinaia di migliaia di suoi concittadini riguatisi da queste parti, quanto con l’ombra del nemico. Già, perché le forze russe possono assumere molteplici forme: quelle dei normali militari ma anche quelle di “sabotatori” non meglio identificati pronti a colpire dall’interno della città.
“Nei primi giorni del conflitto ricevevamo 15 mila segnalazioni su possibili sabotatori sul nostro territorio. Targhe sospette, facce sospette, movimenti sospetti. Adesso siamo a circa 1500 segnalazioni”, ha spiegato Sadovyj, come sottolineato da La Stampa. Ma chi sono i misteriosi sabotatori? In una parola: spie al soldo del Cremlino, infiltrati inviati in Ucraina, ben prima dello scoppio delle ostilità, per catturare quanti più dettagli possibili – compresi obiettivi sensibili e notizie delicate – da inoltrare ai generali russi.
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L’ombra dei sabotatori
Qualche giorno fa Sadovyj ha scritto su Facebook un lungo post nel quale ha raccontato un episodio avvenuto nella sua Leopoli. Accanto all’immagine raffigurante tre mezzi carbonizzati, con un’evidente lettera Z (simbolo russo in questa guerra) disegnata sulle fiancate, ecco una didascalia emblematica. “Le unità dell’ottantesima brigata d’assalto delle forze armate ucraine hanno distrutto con successo un gruppo nemico di sabotaggio e ricognizione“, ha scritto il primo cittadino di Lviv.
Nella ricostruzione offerta dal sindaco, i sabotatori avrebbero utilizzato vari tipi di trasporto civile per compiere “sabotaggi e provocazioni nelle nostre città e villaggi retrostanti”. “Tuttavia, sono stati individuati e distrutti con successo dai paracadutisti ucraini”, ha concluso, ancora, Sadovyj. Lo scorso 19 marzo, le forze militari ucraine hanno fatto sapere di aver arrestato a Kiev 127 sabotatori, compresi gli appartenenti a 14 gruppi di infiltrati, dall’inizio del conflitto.
A caccia di spie
Dal momento che i cosiddetti sabotatori agiscono nell’ombra, lontano da riflettori e occhi indiscreti, l’esercito ucraino ha deciso di ricorrere alle maniere forti. Le guardie volontarie territoriali sono in azione giorno e notte per stanare le spie. Soltanto nella zona di Leopoli se ne contano poco meno di 22mila. Il loro compito: verificare ogni singola segnalazione fornita dai cittadini e stanare il nemico casa per casa.
Le persone che non sono munite di un accredito firmato dall’esercito ucraino sono guardate con sospetto. Come se non batasse, i sabotatori potrebbero pure avere le sembianze di uno dei numerosi rifugiati accorsi a Lviv. Un sabotatore, hanno spiegato le autorità cittadine, non per forza gira armato. Può anche essere un soggetto impegnato in attività di intelligence in varie forme.
Molti di loro sono già stati catturati. Altri sono nel mirino dei volontari e potrebbero presto essere imprigionati. Anche perché questi fantasmi sono pronti ad agire, non solo a livello di spionaggio, ma anche con gesti ben più pericolosi. Pochi giorni fa gli ufficiali del controspionaggio militare ucraino hanno arrestato a Uzhgorod un gruppo di sabotatori russi che stava pianificando l’assassinio del presidente Volodymyr Zelensky. Ecco perché la caccia alle presunte spie russe continua casa per casa.