Le operazioni militari russe, dopo questo primo giorno di guerra, stanno delineando gli obiettivi che vi avevamo già anticipato: il piano è di raggiungere la capitale ucraina, chiudere il Mare d’Azov, assicurare una fascia di sicurezza marittima nel Mar Nero e nelle regioni orientali dell’Ucraina, probabilmente sino al fiume Dnepr.
La resistenza dell’esercito ucraino però ha rallentato la manovra russa nelle prime 24 ore. L’operazione eliportata russa sull’aeroporto di Gostomel, a circa 30 chilometri da Kiev, non è andata come sperato: la reazione ucraina ha abbattuto dai 5 ai 7 elicotteri da attacco di Mosca, menomando così la capacità di fuoco delle truppe che erano state lanciate sullo scalo per cercare di stabilire una testa di ponte in grado di fungere da punto di arrivo via aerea di ulteriori truppe più pesantemente armate. Possiamo immaginare, da quanto accaduto, che una volta messo in sicurezza l’aeroporto i russi vi avrebbero fatto affluire mezzi e uomini con aerei da trasporto militare tipo Il-76, per poi puntare decisamente verso la capitale. L’esercito di Kiev, però, ha saputo reagire, forse inaspettatamente, con forze speciali appoggiate da cacciabombardieri MiG-29 e Su-24 che sono sopravvissuti all’attacco missilistico della scorsa notte, teso alla soppressione delle difese aeree ucraine, grazie a un efficace dispersione su basi secondarie.

Le forze russe, quindi, tra questa notte e questa mattina, hanno dato il via a una vasta operazione di terra per raggiungere la capitale organizzata su due direttrici: la prima dalla Bielorussia verso il settore nord occidentale della capitale, la seconda sempre dal territorio bielorusso ma verso il settore nord orientale, passando per la zona di esclusione di Chernobyl, caduta in mani russe nella giornata di ieri.
Frattanto le altre operazioni principali si sono sviluppate nell’area di Charkiv, Sumy e lungo la costa del Mare d’Azov. Nella regione centro orientale, abbiamo assistito nella notte a un’avanzata a nord ovest di Charkiv, e dalla regione a occidente di Sumy, dove nella notte ci sono stati pesanti combattimenti, lungo la direttrice Hlukiv/Konotop, città in cui i russi, sembra non siano entrati per procedere più speditamente.
Sul fronte meridionale la città portuale di Mariupol è stata duramente bombardata durante la notte, ma i russi sembrano inchiodati nelle loro posizioni dalla resistenza ucraina, pertanto dalla Crimea è cominciata una manovra di aggiramento che ha portato le truppe di Mosca a entrare nella città di Melitopol, per cercare di prendere alle spalle gli ucraini asserragliati nel vitale porto sul Mare d’Azov. Parallelamente, sempre sul fronte meridionale, l’esercito russo dopo qualche indecisione è stabilmente penetrato oltre lo Dnepr, in quella che non sembra più essere il consolidamento delle posizioni lungo la foce del fiume, ma un’operazione per raggiungere Odessa e stabilire il controllo della fascia costiera del Mar Nero.
I russi a Melitopol. Notare il segno "Z" riquadrato dipinto sulla fiancata dei mezzi. pic.twitter.com/U1WD1iXk4b
— Paolo Mauri (@PaoloMauri78) February 25, 2022
Nelle stesse ore gli attacchi missilistici si sono allungati a oltre quella barriera geografica fluviale: sono segnalati bombardamenti a Vinnitsa e Ushomyr, vicino a Korosten, nella regione di Zhytomyr.
In mattinata c’è stata una prima reazione ucraina in territorio russo: l’aeroporto militare di Millerovo, nella regione di Rostov sul Don, sembra che sia stato colpito da un attacco condotto con missili di teatro “Tochka-U”. Secondo i dati preliminari di fonte russa ci sono feriti ma i danni vengono riportati come lievi: risulta distrutto dal fuoco un solo Sukhoi Su-30SM. Altre fonti riferiscono che questo attacco possa essere stato portato con Uav, ma riteniamo che sia poco verosimile stante il meccanismo di difesa aerea russo a protezione delle sue basi militari. L’utilizzo dei missili di teatro riflette però quello che già era noto: Kiev, lasciata da sola dal punto di vista strettamente militare in questo conflitto, può contare sull’Intel statunitense, che sicuramente ha fornito, e sta fornendo, tutti i dati satellitari e ricavati dalla ricognizione elettronica effettuata da Usa e Nato in questi giorni.
Russian navy heavy cruiser "Moskva" (Slava class) in front of "Snake Island" (Zminy). #Ukraine #Russia #Vmf #RussinaUkraineConflict pic.twitter.com/UCAukHCrHp
— Paolo Mauri (@PaoloMauri78) February 25, 2022
Nella giornata di ieri le forze anfibie russe hanno conquistato la piccola isola Zmeiny (Snake), situata a poca distanza dalla costa ucraina del Mar Nero non molto distante dal confine con la Romania. Video che ci sono giunti mostrano che la Voenno-morskoj Flot in quest’azione ha impiegato l’incrociatore missilistico classe Slava “Moskva”, che spiega quindi l’intensa attività, durata tutta la notte, dei droni da ricognizione elettronica RQ-4 “Global Hawk” dell’Usaf decollati da Sigonella.
Mentre vi scriviamo risulta che le prime forze russe, dopo i bombardamenti di stanotte, siano già penetrate nei sobborghi di Kiev. Chiarito anche il mistero del caccia Su-27 abbattuto durante le azioni belliche sulla capitale: si tratta di un velivolo ucraino colpito per errore da missili antiaerei mobili di Kiev che lo hanno scambiato per un vettore da crociera russo. A Kiev, infatti, sono stati visti sistemi missilistici antiaerei Strela-10.
Gli ucraini, se durante la giornata di ieri sono sembrati opporre una strenua resistenza lungo le direttrici di attacco, oggi sembrano più in difficoltà: nonostante alcuni ponti fatti saltare nell’area di Charkiv, i russi procedono nella loro avanzata. Si ritiene, pertanto, che nelle passate 24 ore le forze russe abbiano volutamente avanzato cautamente, forse nella speranza del Cremlino di poter ottenere una facile capitolazione – minacciando direttamente Kiev con le proprie forze – e quindi risparmiarsi una campagna terrestre di entità importante, oppure semplicemente per considerazioni tattiche, generate dall’esperienza fatta in Georgia nel 2008 e sapendo che i conflitti urbani rappresentano un vero incubo per chi attacca, in caso di resistenza. Le prossime ore potrebbero vedere combattimenti nella capitale e la chiusura del fronte lungo il Mare d’Azov, nonché ulteriori sbarchi lungo la costa del Mar Nero per occuparla stabilmente.



