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Il presidente russo Vladimir Putin lunedì ha dichiarato la conquista della regione ucraina orientale di Luhansk, dopo che le forze di Kiev si sono ritirate dall’ultimo baluardo di resistenza rimasto nella provincia.

Domenica l’esercito ucraino ha abbandonato Lysychansk, per evitare di essere circondate e per evitare una resistenza che avrebbe portato solo a un inutile consumo di forze, che diventano preziose ogni giorno di più per via del costante ma lento avanzamento dei russi.

L’offensiva, infatti, non si ferma e l’esercito di Mosca sta colpendo duramente la città di Sloviansk: massicci bombardamenti sono stati registrati sulla città che, prima della guerra, aveva una popolazione di circa 107mila abitanti. La manovra a tenaglia per tagliare il saliente di Severodonetsk prosegue, come abbiamo ampiamente preventivato, verso la città chiave di Kramatorsk: a nord i russi continuano ad avanzare e risulta che Grigorovka e Serebryanka, sulla riva destra del Seversky Donets, insieme a Mazanovka siano cadute, mentre a sud si segnala il ritiro delle unità ucraine verso Bakhmut (Artemovsk) e Soledar.

Ora che l’oblast di Luhansk è stato conquistato, Sloviansk e Kramatorsk restano centrali per il conseguimento di uno degli obiettivi strategici della Russia: la “messa in sicurezza” del Donbass. L’oblast di Donetsk, infatti, è ancora in buona parte sotto controllo ucraino (per circa il 40%) e le due cittadine nel nord di questa regione sono centrali per dare continuità al fronte e puntare sul prossimo obiettivo, che molto probabilmente sarà Krasnoarmejsk (Prokovsk) che verrà stretta in una morsa anche partendo dalla città di Donetsk, dove risulta che siano state ridispiegate le milizie delle due repubbliche separatiste del Donbass.

Tutta la linea del fronte è però attiva: a nord, come abbiamo già avuto modo di dirvi nelle scorse settimane, l’esercito russo sta lentamente riguadagnando le posizioni abbandonate intorno alla città di Kharkiv, e ora l’azione offensiva sembra sia più incisiva anche in considerazione della necessità di “coprire il fianco” all’avanzata nella parte settentrionale dell’oblast di Donetsk, quindi lungo tutto il settore che da Izyum va verso Kharkiv. Qui i russi stanno spingendo da nord e da sudest verso la città: la 36esima Brigata meccanizzata avanza verso Stara Hnylytsia, Malynivka e Lebiazhe, mentre a settentrione i russi spingono verso la città lungo tutta la linea che va da Rubizhne a Prudyanka.

Passando al fronte meridionale, nei giorni scorsi si è sviluppata una controffensiva ucraina che ha riguadagnato terreno nell’area di Kherson, e poco più a nord dove l’esercito di Kiev è riuscito ad arrivare nei sobborghi di Velyka Oleksandrivka e spinge su Arkhangelskoye. Anche lungo il fiume Dnepr sono state riguadagnate posizioni: i russi si sono ritirati da Novovorontsovka sino a Zolotaya Balka.

Se guardiamo al panorama generale, possiamo notare che allo sforzo principale sul Donbass si è affiancata un’offensiva, per il momento non di ampio respiro, volta a recuperare il terreno abbandonato a settentrione durante la ritirata strategica di fine marzo / inizio aprile, mentre a sud i russi si sono trincerati nelle loro posizioni in attesa di completare la conquista dell’intero Donbass.

Risulta difficile ipotizzare quale sia il prossimo obiettivo di Mosca dopo la conquista dell’intero oblast di Donestsk: molto probabilmente si punterà su Zaporizhzhia e non è nemmeno da escludere che, se l’esercito russo riuscirà a conquistare Kharkiv e spingersi oltre, possa puntare su Dnipro.

È anche possibile che possa avanzare da Kherson verso Mykolaiv, anche per evitare il rischio di perdere ulteriore terreno davanti alle possibili controffensive ucraine. Del resto in queste settimane abbiamo assistito a movimenti di mezzi nel settore meridionale che potrebbero essere impiegati sia per quest’ultima possibilità sia per puntare verso Zaporizhzhia.

La guerra di logoramento russa, in ogni caso, sta dando i suoi frutti: l’esercito ucraino ha dovuto abbandonare il saliente di Severodonetsk davanti alla schiacciante superiorità dell’artiglieria russa. Lo Stato maggiore di Mosca ha dimostrato di avere imparato dagli errori visti nelle prime settimane di conflitto, razionalizzando le direttrici di avanzata e sfruttando il vantaggio numerico localmente. La decisione di “limare” il saliente alla sua estremità, sebbene non abbia molto senso dal punto di vista tattico, potrebbe avere, oltre al chiaro significato politico, quello di voler consumare le risorse – che si stanno rapidamente assottigliando – dell’esercito ucraino.

I comandi ucraini, d’altro canto, avrebbero potuto ritirarsi dal saliente molto prima, risparmiando così uomini e mezzi, ma a questo punto è chiaro che la tattica di Kiev è quella di voler infliggere il massimo danno possibile all’avversario, costringendolo a dover avanzare lentamente e a un costo alto per quanto riguarda le risorse (umane e non) impiegate.

Kiev non può vincere questa guerra. Può solo sperare di trascinare il suo avversario in una guerra di conquista lunga – ci sono voluti pur sempre 130 giorni ai russi per conquistare l’oblast di Luhansk, che è una frazione del territorio ucraino – nella speranza che il costo umano e materiale della campagna provochi una reazione interna alla Russia, che sia di tipo popolare oppure economico, che costringa il Cremlino a fermarsi.

Un primo segnale in questo senso, al netto delle considerazioni politiche riguardanti le spedizioni di grano via nave, può essere la decisione di abbandonare l’Isola dei Serpenti: la battaglia, durata 120 giorni, ha dimostrato che l’isola è indifendibile, soprattutto per via dell’affondamento dell’incrociatore Moskva che forniva copertura aerea, in quanto costantemente bersagliata dal tiro di artiglieria e dai raid aerei ucraini, e la continuazione della sua occupazione avrebbe quindi consumato risorse preziose. Pertanto Mosca ha deciso di abbandonare quel presidio che le avrebbe permesso, se adeguatamente armato con sistemi missilistici adeguati (come i Bastion-P o gli S-300) di instaurare una “piccola” bolla di interdizione con notevole profondità nell’entroterra ucraino, ritenendo prioritario concentrare le sue forze altrove.

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