Il conflitto in Ucraina scatenato nella notte dalla Russia sembra ormai avere degli obiettivi ben precisi: i primi carri armati partiti dalla Crimea sono giunti alla foce del fiume Dnepr, le forze partite dal Donbass stanno avanzando da oriente, uno sbarco anfibio risulta essere confermato nella costa ucraina del Mare di Azov, dove si trova il cruciale porto di Mariupol, mentre non si hanno ancora conferme, se non quelle indirette date dai voli dei droni di ricognizione RQ-4 dell’Alleanza Atlantica, di quello che sarebbe in atto nei pressi di Odessa, importante porto ucraino sul Mar Nero.
Mentre scriviamo le brigate corazzate e meccanizzate russe sono entrate in Ucraina partendo dalla Bielorussia, in una mossa già preventivata da tempo, per chiudere in una tenaglia la capitale ucraina e così costringere il governo Zelensky alla resa. Ci troviamo davanti a un’operazione militare di ampio respiro che sembra avere come obiettivi strategici il fiume Dnepr, Kiev, e la fascia costiera del Mare di Azov insieme a quella che va dalla penisola di Crimea sino alla Romania.
Come preconizzato nelle scorse settimane dalle colonne di InsideOver, le forze armate russe hanno l’obiettivo di tagliare in due il Paese per assicurarsi una fascia di sicurezza che metta al sicuro la popolazione russofona presente in Ucraina ma soprattutto garantire il doppio fine di rovesciare il governo filo-occidentale di Zelensky e occupare quella parte di territorio ucraino che consenta a Mosca di determinare le sorti dell’intero Paese.
Il Cremlino ha valutato, da tempo, che le sanzioni occidentali, che si preannunciano pesantissime, non valgono i costi della propria sicurezza: questa Ucraina è “nemica” della Russia perché a sua volta ha stabilito che la Russia è una nazione nemica. Il presidente Putin ha parlato, nel suo discorso di questa mattina contestuale all’inizio delle operazioni belliche, di “denazificazione” del Paese retto da un governo ostile.