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L’offensiva condotta dall’esercito siriano nella provincia di Idlib, l’ultima roccaforte dei ribelli nel Paese e confinante con la Turchia, sembra poter essere in grado di far mutare, forse definitivamente, gli equilibri nell’area. Aerei da guerra russi e siriani hanno bombardato alcune zone rurali, popolate da civili, nella parte sudorientale della provincia: sono stati colpiti diversi villaggi attorno alla città di Maarat al-Numan e ciò ha portato alla fuga di migliaia di civili verso il confine turco. L’esercito russo e quello siriano hanno negato di aver bombardato in maniera indiscriminata le aree abitate dei civili e hanno affermato di voler combattere i gruppi di islamisti locali considerati vicini ad Al-Qaeda.

L’ultimo assalto

La campagna militare di Damasco ha avuto inizio nel mese di aprile ed ha costretto almeno 500mila persone ad abbandonare le proprie case. Questa la denuncia delle Nazioni Unite e di altre agenzie umanitarie. Secondo l’organizzazione non governativa americana Union of Medical Care and Relief Organizations, solamente la scorsa settimana sarebbero fuggite almeno ottantamila persone che devono peraltro affrontare l’inizio dell’inverno. Le strutture mediche della provincia, già seriamente danneggiate da un anno di bombardamenti, non riescono a prendersi cura di tutti i feriti. Secondo quanto riferito da Mohamad Rasheed, un attivista locale sentito dalla Reuters, molti villaggi sono completamente abbandonati o isolati.

Non sembrano esserci molte speranze, dunque, per i numerosi gruppi jihadsiti che controllano la provincia di Idlib e che si trovano in netta condizione di inferiorità rispetto alle capacità belliche di Damasco, supportata da Mosca. Il futuro di ciò che resta dei ribelli siriani sembra ormai segnato: è solo questione di tempo, infatti, prima che il governo riconquisti la quasi totalità del Paese e ponga definitivamente fine al conflitto pluriennale che ha devastato la Siria e causato immani distruzioni e gravissime perdite umane.

Le prospettive

Gli sviluppi di Idlib avranno, peraltro, ripercussioni anche su Ankara e probabilmente sull’Europa. Il presidente Recep Tayyip Erdogan, infatti, ha affermato che la Turchia non può gestire una nuova ondata di profughi siriani e non può sopportarne tutto il peso da sola avvertendo, in questo modo, il Vecchio Continente. Almeno 3 milioni e seicentomila siriani si sono rifugiati, dall’inizio del conflitto nel 2011, in Turchia e nel mese di ottobre il capo di Stato turco aveva minacciato di consentire ai rifugiati presenti nel Paese di dirigersi verso l’Europa qualora non avesse ricevuto maggiore assistenza da Bruxelles.

Le dinamiche politiche e militari della Siria, in definitiva, continuano ad opprimere ed a far soffrire i civili del Paese, profondamente prostrati da un conflitto pieno di atrocità e che li ha visti subire ogni tipo di violenze ed abusi. La speranza dell’opposizione, dei ribelli e delle potenze avverse al governo di Bashar al Assad di giungere ad un cambio di regime è ormai definitivamente tramontata e le fazioni più moderate hanno subito il crescente predominio degli islamisti, in parte legati allo Stato Islamico ed in parte ad Al Qaeda. La lunga guerra civile siriana, dunque, si concluderà con un nulla di fatto dal punto di vista politico e con ferite difficilmente rimarginabili subite dai tanti civili.