Al piano della Cina per i 12 punti sulla guerra in Ucraina, Kiev risponde con i 12 “passi” per la liberazione della Crimea. A riportarli è Rbc-Ucraina che, citando il segretario del Consiglio nazionale per la sicurezza ucraino, Oleksiy Danilov, descrive i passaggi con cui il governo di Kiev vuole realizzare uno degli obiettivi più complessi della sua eventuale controffensiva: la riconquista della penisola sul Mar Nero.
La stretta sui collaborazionisti russi
Il piano di Danilov è ampio. Non si tratta solo di una riconquista militare, che in realtà non viene mai spiegata, ma una vera e propria ri-assimilazione della Crimea dopo l’annessione russa del 2014. Tra questi punti, stilati da Danilov sul proprio profilo Facebook, spiccano in particolare due elementi.
Da un lato quello politico, ovvero il ripristino de facto di tutto ciò che era fino a nove anni fa, con l’annullamento giuridico (e conseguenti condanne) per tutto quanto accaduto o realizzato in base alla legge di Mosca. Particolare attenzione, spiega il consigliere ucraino, sarà data a quelle attività di supporto da parte dei cittadini ucraini all’invasione russa, ai media filo-russi e ai funzionari individuati come collaborazionisti.
Dall’altro lato, e questo invece aiuta a comprendere in parte la questione strategica, un elemento che spicca è il riferimento al ponte di Kerch, che collega la Crimea alla Federazione Russia. Il ponte, prosegue Danilov, viene già considerato come “in fase di smantellamento”, in quanto ostacolo alla libertà di navigazione dal mar d’Azov al Mar Nero. Una dichiarazione che certifica solo in parte l’importanza strategica di quel ponte, ritenuto il simbolo del dominio russo sulla Crimea dopo il 2014 e un messaggio di Vladimir Putin per cementare l’unione tra la penisola e la “madrepatria”. Colpire quel ponte, come del resto già accaduto in questi mesi di invasione con l’attacco che ne ha provocato l’interruzione del traffico, diventa quindi fondamentale per Kiev per sugellare la fine del legame tra la penisola e la Russia. Un obiettivo strategico che va ben al di là della pur notevole importanza tattica di colpire il flusso di rifornimenti dalla Federazione alla Crimea debilitando uno dei grandi tronconi dell’avanzata russa.

I dubbi degli Usa sulle operazioni di Kiev in Crimea
L’elenco dei 12 punti di Danilov conferma, in ogni caso, come la Crimea resti al centro dei piani di Kiev. Piani che cercano di avere anche il placet degli Stati Uniti, che sul punto della riconquista della penisola hanno mantenuto un atteggiamento neutrale. Washington, come del resto la stragrande maggioranza dei governi, non ha mai riconosciuto l’annessione da parte di Mosca, ritenuta illegale in base al diritto internazionale. E su questo punto vi è convergenza da parte di quasi tutta la comunità internazionale, ad eccezioni di alcune realtà estremamente minoritarie.
Tuttavia, i comandi Usa e la Casa Bianca, pur supportando le aspirazioni di Kiev a riprendersi la penisola, hanno lanciato messaggi ondivaghi sulla fattibilità dell’operazione militare, soprattutto in una fase in cui il fronte orientale del Donbass appare in grande equilibrio. I dubbi statunitensi non sono piaciuti al governo di Volodymyr Zelensky, spesso in disaccordo su questa linea della “moderazione” riguardo il fronte meridionale. Ma queste perplessità non accomunano tutti gli strateghi americani, apparsi divisi tra chi ritiene giusto colpire i piani russi nella Crimea considerata la grande “linea rossa” di Putin e chi invece vorrebbe evitare di elevare ulteriormente il livello dello scontro su aree in cui si ritiene difficile che il Cremlino accetti la ritirata.

Nel frattempo, i segnali che giungono da Kiev sono chiari: l’ultimo assalto con i droni su Sebastopoli è indicativo di come la penisola sia in cima all’agenda strategica ucraina. Difficile dire, al momento, se si tratti di diversivi per la vera controffensiva, di pressione su Putin, di pressing su Joe Biden, di modo per rilanciare l’immagine di un’Ucraina pronta a guardare al futuro dopo la guerra. Quello che è certo che i 12 punti di Danilov confermano che per Kiev la penisola è un tema da risolvere.
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