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“Salvaguardare il fianco settentrionale dell’Europa contro qualsiasi aggressore”.
Ecco il nuovo credo del governo britannico, ultimamente impegnato in una delle più grandi manovre mai effettuate nel Circolo-Polare-Artico.

Mentre imperversa il conflitto ucraino, infatti, la presenza delle truppe di Sua Maestà hanno impresso le proprie orme nel ghiaccio del Mar Artico. Una spaventosa presenza di oltre 27000 militari che ha visto più di 3000 specialisti della Royal-Navy e dei Royal-Marines sbarcare dalla più grande nave da guerra inglese. Infatti, come riferisce testualmente la stessa Royal Navy, la HMS Prince of Wales si è resa protagonista della sua più importante operazione artica, in quanto non era mai successo prima che un’esercitazione si fosse potuta spingere così a nord, come invece è accaduto di recente. Una chiara manifestazione delle capacità di manovra della Marina di Sua Maestà, che ha evidenziato la poliedrica abilità di tutto il suo personale, risultato altamente qualificato a poter lavorare in ambiente ostile, soprattutto con temperature ben sotto i 30 gradi.

L’analisi delle risorse ha messo in evidenza, inoltre, il cospicuo portafoglio d’armamenti impiegati in questa “Operation-Cold-Response”, dalle quali sono risultate evidenti, inoltre, le straordinarie capacità di comando e controllo della Royal Navy, soprattutto nelle operazioni degli incursori, quando lanciati da sottomarini in modalità “sub-zero” ed in coordinamento simultaneo con la loro portaerei. Il territorio baltico è stato ben metabolizzato anche dai Royal Marines che, in operazione congiunta con le forze norvegesi, hanno sviluppato e perfezionato nuove tattiche dedicate alle missioni cosiddette “furtive”. Tutto mentre il corpo speciale Grimsby ha consolidato invece la sua presenza ed operatività sui fondali dei fiordi.

Una serie di stravolgimenti tattici, inoltre, sembrerebbero essere stati sperimentati, in quanto il Commando Helicopter Force ha potuto usufruire, sul terreno, degli elicotteri marittimi di classe Wildcat, normalmente di stanza sull’oceano. Le fonti dettagliano che questo armamento abbia in realtà consentito, “per la prima volta”, l’utilizzo del temutissimo sistema radar Seaspray, il quale, in operazione congiunta con l’847mo squadrone aereo, abbia fornito tutta l’intelligence necessaria e la capacità di fuoco all’esercito impegnato, invece, sul terreno. Quest’ultimo, a sua volta, era addirittura in ulteriore coordinamento simultaneo anche con i sistemi Cobra del Corpo dei Marines degli Stati Uniti, anch’essi presenti sul campo.

Sarà il Baltico la ragione della caduta di Putin?

L’entusiasmo del segretario della Difesa britannico, su tali manovre, ha lasciato trapelare le più disperate riflessioni nel mondo degli analisti, alcuni dei quali prevedevano già da tempo, una corsa all’oro nero nel Baltico e la pianificazione della caduta dell’attuale Presidente russo. Nell’analisi delle risorse aperte, infatti, risulta più che evidente che gran parte della dialettica geopolitica internazionale era concentrata, già da tempo, su cosa avverrà o dovrebbe accadere nel dopo Putin. A conferma di ciò, per esempio, è interessante l’analisi dell’Atlantic Council , intitolata “Russia after Putin: How to rebuild the state”, nella quale, quella che è definita la cleptocrazia autoritaria del Presidente, passi necessariamente il testimone ad un sistema meno presidenziale è più largamente democratico, indicando addirittura testualmente in una delle sue Key Points, la necessità di: “sciogliere l’FSB, licenziare tutti i suoi dipendenti e formare un nuovo sistema giudiziario, tribunali e l’ufficio del procuratore generale”.

Tra le letterature di politica estera più importanti, non poteva mancare quella dell’autorevole Chatham House, dichiarata “indesiderabile dallo stesso Cremlino, che è intitolata:” Myths and misconceptions in the debate on Russia”, la quale nel capitolo 16 vede l’analisi: “Quello che viene dopo Putin deve essere migliore di Putin”. Quest’ultima anch’essa prevede la caduta dello Zar e nel contempo esamina come sarà possibile liberare la Russia dall’anti-occidentalismo putiniano.

Altre testate come The Hill ha titolato “Russia After Putin”, percependone addirittura il successore. Per non parlare dell’analisi pubblicata dal Belfer-Center dell’Harvard University intitolata:”A New Transatlantic Strategy on Russia”, nella quale il Dr. Carpenter, già Vice Segretario alla Difesa al Pentagono e responsabile per la Russia, Ucraina, Eurasia, Balcani e Controllo degli armamenti convenzionali, dettagliò i cinque pilastri fondamentali volti ad attuare una “stabilità strategica” contro la deterrenza ibrida e le tattiche sovversive di Mosca nel Baltico, che erano già nel mirino Usa da tempo. Le strategie “di leva” citate nella stessa, sembravano proprio riflettere sul ruolo strategico di Lettonia, Estonia, Lituania ed altri paesi baltici, come il nuovo riferimento sul Mar-Nero. Tutto ciò ha lasciato innumerevoli interpretazioni sulla recente esercitazione inglese, non disdegnando l’ipotesi che oltre ad essere un chiaro messaggio di forza e deterrenza ,ci si possa trovare di fronte a quella che da tempo, risulta essere una morte pre annunciata.

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