Il nuovo obiettivo della Marina statunitense per il futuro sembra essere quello di dotarsi di sottomarini senza equipaggio di grandi dimensioni, che si andrebbero ad affiancare ai tradizionali. A rivelare ciò è stato uno studio dell’Ufficio del Segretario alla Difesa reso noto su Defense News, nel quale viene suggerito al Pentagono di richiedere lo stanziamento di fondi necessari per la realizzazione di circa 50 sottomarini senza equipaggio. Secondo le intenzioni della Marina, l’impiego di mezzi subacquei autonomi renderebbe possibile operare in zone densamente difese senza rischiare di perdere equipaggi.

I tempi del programma e i possibili usi

I sottomarini robotizzati della Marina non avrebbero uno scopo offensivo vero e proprio però, perché i loro compiti rimarrebbero legati principalmente alle attività di intelligence, sorveglianza e ricognizione (Isr), trasmettendo immagini e informazioni relative agli obiettivi ai sottomarini da attacco o alle navi della flotta di superficie. L’idea della Marina è di riuscire a iniziare a testare gli Xluuv (Extra Large Unmanned Underwater Vehicle) per il 2023, anno previsto per la consegna dei primi due esemplari da parte di Boeing. Se tutto dovesse procedere per il meglio, allora il Pentagono aumenterebbe i fondi stanziati sul progetto così da raggiungere i 50 esemplari in flotta per il 2045, ovvero il termine previsto per il lungo programma di modernizzazione e ampliamento delle capacità della Marina. I sottomarini non saranno l’unica componente “automatizzata”, perché delle 355 unità previste in flotta dal 2045 in poi più della metà non avranno l’equipaggio a bordo. Alcune saranno controllate da remoto, mentre per altre il Pentagono ha in mente di affidarle anche all’intelligenza artificiale. Programmi ambiziosi che getteranno le basi per la nascita di nuovi concetti di guerra sul mare, andando a modificare radicalmente le strutture e le capacità della Marina e del Corpo dei Marines.

Nella flotta del futuro i sottomarini senza equipaggio saranno cruciali per fronteggiare ogni potenziale nemico, ma soprattutto la Cina che negli ultimi anni ha investito fortemente nello sviluppo di una flotta e di sistemi difensivi (missili antinave, sistemi di guerra elettronica) di alto livello. Per gli Stati Uniti è fondamentale avere la possibilità di operare in sicurezza nelle acque controllate dalla Cina, così come lo è aumentare il numero di potenziali obiettivi che le forze di Pechino dovrebbero colpire in caso di conflitto. Ma dietro a questa scelta non c’è solamente una questione strategica, ma anche economica perché gli Xluuv a differenza dei tradizionali sottomarini -da attacco o lanciamissili balistici- hanno costi e tempi di produzione decisamente minori, garantendo la possibilità di rimpiazzare velocemente eventuali unità affondate o danneggiate. Un vantaggio da non sottovalutare poiché il programma difficilmente potrebbe essere fatto oggetto di riduzioni di fondi a seguito di un’eventuale crisi economica.

Il missile da crociera

Ma nei piani per il futuro della Marina non ci sono solamente i sottomarini senza equipaggio, perché nonostante la pandemia da Coronavirus sono proseguiti -seppur a rilento- i lavori sui sottomarini lanciamissili balistici classe Columbia -destinati a entrare in servizio nel 2030- e sui futuri Slbm, che dovranno sostituire l’attuale Trident II. Ma non solo, perché la Marina -seguendo le linee guida dell’ultima Nuclear Posture Review, pubblicata nel 2018, sta investendo anche per sviluppare un missile da crociera nucleare lanciabile da sottomarino (Slcm) che possa sostituire gli attuali UGM-109 Tomahawk. Un ampio programma di modernizzazione dei mezzi e degli armamenti che non ha subito -al momento- grandi ritardi, tant’è che entro il prossimo anno potrebbe essere effettuato il primo test reale del missile. Un’arma che avrà una capacità di azione estesa rispetto agli attuali Tomahawk e che si baserà -molto probabilmente- sulla versione lanciabile navale del missile da crociera a lungo raggio in avanzato stato di sviluppo.

Se da un lato installare Slcm nucleari su un sottomarino obbligherà a ridurre il numero di missili convenzionali, dall’altro sarà un’importante aggiunta al dispositivo di deterrenza nucleare degli Stati Uniti aumentando il numero di obiettivi potenzialmente colpibili. Capacità cruciali soprattutto in un momento in cui il confronto tra potenze sembra tornato ai tempi della guerra fredda. La differenza, probabilmente, la faranno gli investimenti dei singoli Stati nelle nuove tecnologie e negli armamenti di nuova generazione, come ad esempio i sottomarini senza equipaggio.

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