I parà Usa in Israele durante la guerra con l’Iran: due Paesi e un solo esercito non è più un’ipotesi

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Paracadutisti statunitensi dell’82esima divisione aerotrasportata, una delle unità di punta delle forze armate Usa, sarebbero stati dispiegati in Israele nel pieno della guerra con l’Iran, prima del cessate il fuoco dell’8 aprile che ha frenato la campagna su larga scala condotta da Washington e Tel Aviv. Lo riporta sul suo profilo Substack il giornalista Ken Klippenstein, che riferisce di aver parlato con fonti qualificate del Pentagono per dettagliare elementi dello schieramento militare con cui, a marzo, le forze armate Usa iniziarono a valutare possibili azioni cinetiche e terrestri contro la Repubblica Islamica.

I paracadutisti americani con vista Iran

L’obiettivo dello schieramento dell’82esima Airborne sarebbe stato, secondo Klippenstein, o l’attacco all’Isola di Kharg, snodo decisivo da cui passano 9 barili di petrolio su 10 esportati dall’Iran, o la creazione di punti d’appoggio terrestri sulla costa della Repubblica Islamica. Il tutto, probabilmente, per aprire la strada a operazioni di commando dirette o all’eliminazione di target sensibili o all’acquisizione delle scorte di uranio arricchito del Paese centroasiatico.

Il sempre ben informato Klippenstein riporta un dettaglio importante che aiuta a concretizzare meglio un’informazione già nota: a marzo il Dipartimento della Difesa Usa ha annunciato con grande enfasi chel’82esima divisione, unità che si distinse nella Prima e nella Seconda guerra mondiale aprendo la strada alle operazioni del D-Day e ha poi partecipato a ogni campagna militare americana dal 1945 a oggi, sarebbe stata in parte rischierata in Medio Oriente, e a maggio ha ribadito che avrebbe potuto sostenere il Project Freedom per la riapertura dello Stretto di Hormuz ai traffici marittimi. Non si è però mai fatto cenno di un arrivo in Israele degli elementi di questa importante componente delle forze armate Usa.

Il perimetro della cooperazione Usa-Israele

La forza in questione ha una dimensione esigua e per la precisione sarebbe identificabile nel 2° Battaglione del 501° Reggimento di Fanteria, che si troverebbe in Israele dal 7 aprile 2026. Né il Segretario alla Difesa Pete Hegseth né altri funzionari del Pentagono, che pure hanno confermato altri dispiegamenti militari in Israele, hanno mai fatto cenno a ciò che ha rivelato Klippenstein. Se confermata, la manovra aprirebbe a una lettura più profonda delle relazioni militari dei due Paesi. Prima del 28 febbraio scorso, giorno dell’attacco all’Iran, mai formalmente Usa e Israele si erano impegnati in una campagna militare congiunta e mutualmente coordinata sul terreno, pur mantenendo un livello eccezionale di integrazione militare, tecnologica e d’intelligence.

Per Klipperstein è doveroso sapere se quella Washington-Tel Aviv sia ormai “una cooperazione a livello militare, dove i piani di guerra congiunti sono ormai una realtà”, il che permetterebbe di leggere diversamente, in forma retrospettiva, molte realtà concrete.

La “fusione militare”

Si è parlato a lungo di possibili operazioni coperte americane e israeliane per muoversi dentro l’Iran, ma mai di unità militari convergenti e operative, fianco a fianco, per potenziali azioni cinetiche. Chi comanderebbe, in questo caso? Chi avrebbe la responsabilità operativa? Che scenari concreti schiuderebbe la notizia della convergenza della 82esima Airborne con l’Israel Defense Force? Gli Usa hanno alleanze con catene di comando ben definite, come la Nato, poi hanno partnership estese come quella con Tel Aviv ove si faticano a trovare i contorni precisi.

Alla luce di quanto approvato dal Congresso circa la “fusione” militare in campo tecnologico tra gli apparati dei due Paesi gli interrogativi di Klippenstein, che si chiede se tuttora una futura operazione militare coinvolgente truppe contro l’Iran sia in programma, appaiono quantomeno doverosi di investigazione. Così come l’apparente asimmetria tra le mosse di un Pentagono arrivato a denunciare il presunto boom dello spionaggio israeliano negli Usa da un lato e potenzialmente in campo per celare piani di guerra congiunti e ben integrati dall’altro.