Il attesa de missili da crociera Tomahawk, che potrebbe anche non arrivare mai, Kiev continua ad aggiornare, potenziare e perfezionare le armi che ha impiegata fin dal principio, come i missili da crociare Neptune, che ora hanno una portata maggiore e possono colpire bersagli fino a 500 chilometri di distanza.
Esiste una nuova variante del R-360 Neptune, un missile da crociare antinave basato sul missile antinave sovietico che le forze armate ucraine stanno impiegando anche contro obiettivi terresti, e secondo quanto dichiarato dalle fonti di Kiev, la sua gittata può essere estesa fino a 1.000 km.
Impiegata come missile da crociera a lungo raggio, la nuova versione del Neptune, che come spiega l’analista H.I. Sutton mostra “vistosi serbatoi di carburante maggiorati davanti all’ala principale“, sembra aver “raddoppiato il carico di carburante“, e lanciata da un lanciatore a quattro colpi montato su un camion potrebbe colpire con successo obiettivi posti della profondità del territorio russo.
La variante da attacco terrestre Neptune, dotata di una fusoliera anteriore allungata, tanto da essere rinominata “Long Neptune” è stata già utilizzata con successo contro diversi obiettivi nella Penisola di Crimea e nel territorio della Federazione Russia. Rappresentando, insieme ai droni d’attacco a lungo raggio di produzione indigena, e all’attesto missile da crociera a lungo raggio FP-5 Flamingo, il sistema d’arma ucraino più adeguato a colpire obiettivi di alto valore nelle profondità della Russia. Ovviamente insieme ai sistemi forniti dagli occidentali, come i missili Storm Shadow e i missili Scalp.
Secondo quanto riportato da alcuni funzionari statunitensi che sono entrati in contatto con il Wall Street Journal, l’Amministrazione Trump avrebbe deciso di cancellare le importanti “restrizioni“, o linee rosse, riguardo l’uso di queste armi a lungo raggio che vengono fornite dall’Ucraina solo ed esclusivamente dagli alleati europei. Questi missili da crociera aviolanciati possono colpire obiettivi nel profondo della Russia, “intensificando la pressione sul presidente russo Vladimir Putin e il Cremlino“, spiegano i funzionari. Una decisione che sembra voler scaricare la responsabilità sui partner europei della Nato, ma che il tycoon ha tenuto a smentire immediatamente, dichiarando che : “Gli Stati Uniti non hanno nulla a che fare con quei missili, da qualunque parte provengano, o con ciò che l’Ucraina ne fa!“. Trump ha però smentito l’ipotesi in un post su Truth.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha insistito per sedersi al tavolo dei negoziati di Budapest, dove si sarebbero dovuto incontrare Donald Trump e l’avversario dell’Ucraina, Vladimir Putin, specie dopo la notizia riferita da alcuni funzionari della Casa Bianca, secondo i quali Trump non sarebbe troppo distante dall’idea che Kiev potrebbe o dovrebbe cedere dell’intera regione del Donbass alla Federazione Russa in cambio di “porzioni di territorio” nelle regioni di Kherson e Zaporizhzhia. L’ipotesi di un meeting è però saltata. Per il momento, il vertice tra Washington e Mosca, per mediare le condizioni di una tregua in Ucraina, è rimandato fino a nuovo ordine.
Per il tycoon americano, che ha già messo la sua faccia sulla “tregua fragile” stabilita nella Striscia di Gaza – già è tornata sotto le bombe di Israele – anche all’Ucraina ha bisogno di “una tregua con posizioni attuali” mentre “il resto” possiamo supporre le pretese sui punti inconciliabili di Kiev e Mosca, sono cose “difficili da negoziare”.
L’ipotesi di un incontro era stata associata al congelamento dell’opzione missili Tomahawk – che pure sembrano una promessa priva di fondamento per questioni puramente “tecniche” e non “tattiche”- nonostante l’avanzamento delle truppe russe nel Donetsk, dove anche Pokrovsk, città simbolo della resistenza ucraina, sembra essere caduta in mano russa.
In assenza della armi adeguate – siano o meno considerate come game changer – che potrebbero consentire agli ucraini di colpire obiettivi strategici posti nella profondità del territorio russo per dissuadere il Cremlino, interrompere le linee di rifornimento o riequilibrare le forze, Kiev può solo continuare a perfezionare e impiegare con la massima precisone le sue armi lungo raggio come i missili Neptune, ma difficilmente riuscirà a scoraggiare Vladimir Putin; che continua a ribadire la ferma intenzione di raggiungere tutti gli obiettivi che si era prefisso all’inizio del conflitto.
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