La Russia sta usando massicciamente droni comandati via fibra ottica per rafforzare la sua offensiva in Ucraina e sostenere le operazioni sul campo delle sue truppe. Giugno si è aperto con lo smacco dell’offensiva dei droni a corto raggio guidati in prima persona (First-person-view, Fpv) contro gli aeroporti russi compiuta dall’intelligence ucraina nel pieno del territorio nemico, ma sta proseguendo con un graduale consolidamento dell’offensiva d’estate con cui Mosca vuole portare definitivamente dalla sua l’esito della battaglia del Donbass.
Secondo il Financial Times, Mosca starebbe usando con forza contro le postazioni ucraine dei droni a corto raggio guidati dai piloti in prima persona, dotati di strumenti d’intelligenza artificiale ma capaci di garantire la connettività con cavi in fibra ottica e non con impulsi elettromagnetici. Un dettaglio non secondario dato che questo cauterizza la possibilità di intercettazione e sabotaggio elettronico (jamming) da parte degli avversari e, ragiona il Ft, grazie a cavi lunghi fino a 20 km che connettono droni e operatori si riesce a bypassare la capacità di blocco elettronico degli ucraini.
Sulla direttrice Pokrvosk-Kramatorsk, cuore dell’avanzata di Mosca, la Russia sta usando questi droni col fine strategico di rafforzare la sua guerra d’attrito: bersaglia colonne di rifornimento e basi logistiche, infrastrutture critiche e vie di comunicazione, con l’obiettivo chiaro di ridurre la capacità ucraina di consolidare le sue truppe al fronte.
Il nodo cruciale della logistica
“Nelle ultime settimane, i camion di rifornimento ucraini sarebbero stati colpiti da droni russi sulla strada che collega Kramatorsk a Dobropillia, a circa 30 km dai combattimenti”, sottolinea il Ft, segnalando l’aumento delle reti anti-drone e il fatto che “la crescente portata dei droni russi in fibra ottica ha inoltre aumentato la minaccia per i grandi centri urbani come Sumy o Kramatorsk, che non solo ospitano decine di migliaia di civili, ma fungono anche da importanti roccaforti militari”.
Le considerazioni che si possono fare sul piano strategico sono chiare: innanzitutto, la logistica è apparsa ieri il maggior Tallone d’Achille dei russi nella loro offensiva ed oggi è il fronte su cui Mosca intende logorare le truppe di Kiev. In secondo luogo, lo sforzo offensivo russo si sta concentrando in maniera graduale ma non ha l’impeto o il mordente di espandersi, da solo, a avanzata strutturata sull’intera linea di contatto tra gli eserciti.
Infine, sempre più in questa guerra i due contendenti ricorrono all’asimmetria, a strategie indirette volte a sostenere le proprie manovre, ma di conseguenza anche a manovre di piccolo cabotaggio per celare la difficoltà nel muovere grande masse di uomini e mezzi. Mosca avanza, ma è un’avanzata graduale e non di slancio. Kiev rincula gradualmente, e nuove armi come i droni con cavi a fibra ottica possono spostare gli equilibri del conflitto su singoli settori. L’endgame di questa guerra, appare sempre più chiaro, non può esser militare. Ma in assenza di un equilibrio il conflitto continua.
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