La tregua a Gaza si fa sempre più precaria e, se non dovesse reggere, “a Gaza scoppierà l’inferno”. È quanto ha dichiarato ieri il presidente americano Donald Trump, a seguito della decisione di Hamas, che ha sospeso il rilascio degli ostaggi, previsto per questo sabato, a causa delle continue violazioni del cessate il fuoco da parte di Israele. Inferno, quello citato da Trump, che ha inghiottito la Striscia di Gaza da oltre 15 mesi, e che si è attenuato, ma non del tutto, dal 19 gennaio scorso, giorno in cui è entrata in vigore la tregua. Tuttavia, Tel Aviv in queste tre settimane ha violato gli accordi in svariate occasioni, con attacchi aerei e sparatorie in diverse aree dell’enclave palestinese, uccidendo almeno 114 civili e ferendone oltre 900. Ed è con questi drammatici presupposti che Hamas ha dichiarato che “il rilascio dei prigionieri sarà ritardato fino a quando Israele non rispetterà i suoi impegni”.
I negoziati della fase 2: “una messinscena”
Tali sviluppi arrivano in momento delicato della tregua, ovvero nei giorni in cui a Doha, in Qatar, si stanno svolgendo le negoziazioni per la seconda fase dell’accordo – quella che prevede il rilascio di tutti gli ostaggi rimanenti e il completo ritiro delle truppe israeliane da Gaza, e che dovrebbe iniziare la prima domenica di marzo.
Tale prospettiva passa attraverso la prosecuzione dei negoziati di Doha ma, se finora le trattative sono state serie, le cose sono cambiate.Haaretz, infatti, scrive che i nuovi negoziati a Doha, che dovrebbero portare a compimento la prima fase della tregua e aprire la seconda, non sono altro che una “messinscena” da parte di Benjamin Netanyahu, che ha inviato in Qatar una “delegazione senza alcun potere decisionale”. Il giornale israeliano riporta quanto riferito da alcuni collaboratori del Primo ministro, i quali sostengono che “la delegazione a Doha non avrebbe ricevuto alcun mandato fino alla riunione di gabinetto prevista per la prossima settimana”. Un chiaro segnale, scrive Jonathan Lis, “cheNetanyahu non vuole passare alla fase successiva”.
Vale la pena sottolineare che i leader del team negoziale sono stati sostituiti. Nelle precedenti tornate, la delegazione era guidata dal capo dello Shin Bet o del Mossad, oppure dal generale Nitzan Alon, incaricato di raccogliere informazioni sugli ostaggi e sulle loro condizioni.
Questa volta, invece, sono stati inviati Gal Hirsch, coordinatore per i prigionieri e gli ostaggi, e un ex alto funzionario dello Shin Bet, entrambi alla loro prima missione di questo tipo a Doha.
Le fonti israeliane citate da Haaretz ritengono che Netanyahu voglia sabotare il cessate il fuoco a Gaza, poiché da esso dipende la durata del suo mandato: “Il Primo ministro sa che il suo governo non reggerà se porta avanti l’accordo”. E, difatti, alcuni dei ministri in carica, tra cui Bezalel Smotrich, chiedono a gran voce la ripresa della guerra. “Rovescerò l’esecutivo se l’esercito israeliano lascerà Gaza”, ha minacciato il leader di Sionismo Religioso, che con il suo partito garantisce alla coalizione di governo 7 seggi (Netanyahu detiene attualmente 62 seggi su 120). Da ricordare come la coalizione di Bibi sia meno salda dopo che Itamar Ben-Gvir, con il suo partito Potere Ebraico, è passato all’opposizione per via dell’accordo sul cessate il fuoco.
Proprio la scorsa settimana Haaretz scriveva che la condotta di Netanyahu avrebbe messo a rischio persino la Fase 1 (attualmente in corso). “Il processo sta funzionando, gli ostaggi vengono rilasciati, ma Hamas lo sta facendo nella prospettiva di una seconda fase, che porti ad un [pieno] cessate il fuoco e al ritiro israeliano da Gaza. Quando Hamas capirà che non ci sarà una seconda fase, potrebbe non completare nemmeno la prima” riportava il quotidiano. E, difatti, oggi l’accordo vacilla e Hamas ha sospeso il rilascio degli ostaggi.