“I mostri li crea l’America”: Walt e Mearsheimer annientano Pompeo e Nuland sulle guerre degli Usa

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Guerra /

Il 20 maggio scorso, sul palco del Munk Debate di Toronto, si è consumato uno scontro a tutto campo tra due visioni opposte non solo della politica estera Usa ma del mondo. Di fronte a una platea gremita e a migliaia di spettatori in streaming, l’ex Segretario di Stato Mike Pompeo e l’ex vice Segretario di Stato Victoria Nuland – due dei più noti «falchi» della politica estera statunitense – sono stati letteralmente fatti a pezzi dai professori John Mearsheimer (Università di Chicago) e Stephen Walt (Harvard Kennedy School). Il verdetto del pubblico è stato impietoso: 56% contro 44% per la mozione sostenuta dai due accademici, che chiedeva di riscoprire il monito di John Quincy Adams: «L’America non vada all’estero in cerca di mostri da distruggere».

Il confronto: due visioni opposte del mondo

La mozione del dibattito era chiara: «Be it resolved, don’t go hunting monsters» (Non andate a caccia di mostri). A sostenerla, i due più influenti teorici del realismo contemporaneo e del «balance of power»: Mearsheimer, padre del realismo offensivo e autore de Il tragico destino delle potenze, e Walt, co-autore del saggio The Israel Lobby. Dall’altra parte, i campioni dell’interventismo liberale e neoconservatore: Mike Pompeo, che da Segretario di Stato ha spinto per l’uscita dall’accordo sul nucleare iraniano e per la massima pressione su Teheran, e Victoria Nuland, artefice della politica di allargamento NATO e figura chiave nella crisi ucraina del 2014 e oltre.

Per tutta la serata, Pompeo e Nuland hanno insistito nel bollare come «mostri» quasi ogni avversario degli Stati Uniti: Russia, Cina, Cuba e Iran. Pompeo, in particolare, ha definito Hezbollah un «mostro» e ha affermato che avrebbe ucciso migliaia di israeliani.

Pompeo umiliato da Walt

Il momento clou è arrivato quando Pompeo ha accusato Teheran di voler chiudere l’economia globale con i missili Shahed, rivendicando il diritto americano di intervenire per fermare un «regime radicale». Walt ha risposto con una domanda secca, diventata virale sui social:

Walt: «Lo sai, Mike, che siamo stati noi a iniziare la guerra?»

Pompeo: «No, no, no… la guerra è iniziata nel 1979, quando lo Scià fu rovesciato.»

Walt: «Ti ricordi che nel 1953 abbiamo rovesciato il loro governo eletto e insediato lo Scià?»

A quel punto, Pompeo è rimasto spiazzato, balbettando ripetutamente «Lo so, lo so» senza essere in grado di replicare.

Un attimo prima, Pompeo ha avuto l’ardire di affermare che gli Stati Uniti «non possono permettere a un regime radicale di bloccare l’economia globale». Walt gli ha gentilmente ricordato che l’Iran non stava sparando contro i vicini alleati di Washington prima che gli Stati Uniti attaccassero. E che, anzi, l’intera sequenza di conflitti – dal colpo di Stato del 1953 alla rivoluzione del 1979, fino alla chiusura dello Stretto di Hormuz nel 2026 – è una catena di reazioni a interventi e ingerenze statunitensi in Medio Oriente. Una lezione di storia che Pompeo ricorderà per sempre.

Nuland, da parte sua, ha cercato di riparare il danno con la retorica dell’«ordine internazionale basato su regole», ma Mearsheimer l’ha sistematicamente smontata, elencando i fallimenti americani in Vietnam, Afghanistan e Iraq. Nessuno dei due «falchi» è stato in grado di offrire una difesa convincente delle proprie posizioni.

 Il verdetto del pubblico: una débâcle morale e intellettuale

A fine serata, il pubblico – composto non da attivisti pacifisti ma da canadesi e americani mediamente informati – ha premiato i due professori con un netto 56%, contro il 44% dei due ex funzionari. Su X, l’analista Trita Parsi (Quincy Institute) ha commentato: «WOW! Stephen Walt e John Mearsheimer hanno ASSOLUTAMENTE DISTRUTTO i guerrafondai Mike Pompeo e Victoria Nuland. (Non ditelo solo a me: hanno vinto il voto 56-44)».

L’umiliazione è stata tanto più cocente perché arriva mentre gli Stati Uniti sono impegnati in una nuova guerra con l’Iran, dopo che l’amministrazione Trump ha riaperto le ostilità e Teheran ha chiuso lo Stretto di Hormuz, scatenando un’impennata dei prezzi energetici e una minaccia di recessione globale. In questo contesto, il monito di Adams è tornato drammaticamente attuale: «L’America non va in cerca di mostri all’estero» – perché, come ha mostrato il dibattito, spesso i mostri li crea lei stessa.

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