Capire la finanza, per capire il mondo FOLLOW THE MONEY

Il 26 maggio 2025 sarà ricordato come uno di quei giorni in cui la storia cambia direzione senza che i cittadini se ne accorgano subito. In un silenzio assordante da parte dei media mainstream e dei Parlamenti europei, il neoeletto cancelliere tedesco Friedrich Merz ha revocato le restrizioni sulla gittata dei missili forniti a Kiev. Tradotto: l’Ucraina potrà colpire direttamente il territorio russo con armamenti occidentali. Non è più supporto militare, è co-belligeranza conclamata.

Per Vladimir Putin – che da due anni ripete che simili mosse equivalgono a una provocazione esistenziale – questa è la linea rossa. Ed è una linea che, nella dottrina strategica russa, può giustificare l’uso dell’arma nucleare. Siamo nel cuore del rischio sistemico, eppure il dibattito pubblico resta anestetizzato. L’Europa, ancora una volta, viene trascinata nel baratro da élite scollegate dai popoli e abituate a decidere nelle stanze chiuse dei think tank atlantisti.

Una guerra che non è la nostra, ma che combatteremo noi

Non è più questione di “difendere l’Ucraina”. Il gesto di Merz, applaudito in modo meccanico da Macron, Starmer e altri leader occidentali, segna un salto di qualità nell’escalation. È la trasformazione dell’Europa in scudo avanzato della strategia americana, con i cittadini europei come potenziali bersagli di rappresaglie russe. Nessun referendum. Nessun dibattito parlamentare. Nessun mandato democratico.

Le capitali europee sembrano più preoccupate di seguire gli ordini dell’amministrazione di Washington che di tutelare i propri cittadini. Così, mentre i BRICS si allargano, il dollaro vacilla, la Cina rafforza le sue reti e l’Africa rivendica autonomia, l’Occidente reagisce come un impero in crisi: con la forza, la repressione interna e l’intimidazione esterna.

Trump, l’unico ad aver evitato il conflitto

E l’ironia della storia è amara. L’unico leader occidentale che è riuscito – nel suo primo mandato – a evitare l’escalation armata tra Kiev e Mosca è stato proprio Donald Trump. Nessuna guerra, nessuna escalation, nessun missile. Solo perché aveva rifiutato la logica dell’ingerenza sistemica. Oggi chiede un cessate il fuoco, un tavolo negoziale. Ma viene sabotato da quello stesso Deep State che ha bisogno della guerra per rinnovare il proprio potere.

La guerra, infatti, serve. Serve alle élite per nascondere il fallimento delle loro politiche migratorie, per giustificare la sorveglianza digitale, per comprimere le libertà. In questo contesto, l’Ucraina è solo un pretesto. È il teatro di una guerra per procura dove gli europei combattono – e muoiono – per conto terzi.

La disobbedienza come unica via di salvezza

Di fronte a questa deriva, resta una sola possibilità: la disobbedienza. I popoli europei devono alzarsi in piedi. Dire no a questa guerra. Dire no alla NATO come unica cornice di senso per la politica estera. Dire no all’allineamento automatico. Come fanno già l’Ungheria, la Slovacchia, l’Austria. Come dovrebbe tornare a fare la Francia, nel nome di De Gaulle, nel nome di un’Europa davvero sovrana.

L’alternativa è tra la pace e l’abisso. E Friedrich Merz, con la sua decisione di togliere i limiti ai missili, ha fatto capire in che direzione stanno spingendo le élite. Ora tocca ai popoli scegliere se seguirli – in silenzio – verso l’annientamento, o riprendersi la parola e il destino.

Abbonati e diventa uno di noi

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto