Camion e cingolati dipinti come zebre di ferro per sfuggire alla furia dei droni kamikaze. È una nuova declinazione del camuffamento Dazzle, la verniciatura abbagliante che venne adoperata per la prima volta sulle navi da guerra della prima guerra mondiale, e ora torna sul campo di battaglia ucraino per confondere i droni unidirezionali che possono individuare e ingaggiare autonomamente i loro bersagli, colpendo in profondità dietro la linea del fronte con pesanti ripercussioni sui rifornimenti. Gli schemi mimetici che sono stati notati su diversi mezzi militari dell’esercito russo potrebbero sembrare bizzarri, eppure ricordano proprio lo schema mimetico Dazzle, adottato dalla Royal Navy britannica sulle proprie navi durante la Grande Guerra per confondere i telemetri dei sommergibili tedeschi attraverso la “mimetizzazione abbagliante” ideata nel 1917 dall’artista di guerra Norman Wilkinson. Oggi, quegli stessi motivi geometrici che impiegano colori ad alto contrasto con una forte presenza di bianco e nero servono ad ingannare l’occhio elettronico dei droni integrati dall’intelligenza artificiale che seleziona autonomamente gli obiettivi da colpire, dopo essere stata addestrata dai programmi sviluppati per il riconoscimento dei bersagli.

Dall’inizio della guerra ucraina sono stati impiegati metodi convenzionali e non convenzionali per “aumentare le probabilità di sopravvivenza dei veicoli da combattimento” all’attacco dei droni. Ciò ha incluso, oltre al jamming e alla semplice contraerea, le protezioni appositamente studiate come le reti antidrone e le coperture di fortuna impiegate dai “tank tartaruga”, passando per l’impiego di vecchi pneumatici per confondere le sagome di bersagli come gli aerei posizionati sulle piste, e ovviamente ai “falsi bersagli” come tank ed elicotteri gonfiabili che ricordano gli stratagemmi dell’operazione Fortitude. Ma ancora non si era assistito all’impiego dell’antiquato camuffamento Dazzle, che compare raramente sulle unità navali delle marine del vecchio Commonwealth ma più per vezzo che per tattica.
Le immagini di camion pesanti Ural e Kamaz, dove si possono chiaramente distinguere schemi a zebra e spirale che comprendono la verniciatura delle ruote, hanno spinto gli analisti a interrogarsi sulla ragione di questa vecchia tattica. E secondo gli esperti la risposta è proprio quella che ci aspettavamo: i veicoli militari russi vengono dipinti con schemi che ricordano il “Razzle Dazzle” per confondere i sistemi di intelligenza artificiale dei droni kamikaze lanciati dagli ucraini. In particolare si fa riferimento ai nuovi droni Hornet, ampiamente impiegati negli attacchi a medio raggio. Alcuni esperti hanno infatti ipotizzato che il drone Hornet di fabbricazione statunitense sia in grado di identificare e colpire obiettivi in modo completamente autonomo. Ciò renderebbe il camuffamento inefficiente.
Secondo gli analisti, sciami di droni simili possono essere lanciati verso le “aree di ingaggio definite” in un determinato settore e gestiti da un singolo operatore che non deve occuparsi della selezione dei bersagli, poiché i droni sono già stati istruiti sugli obiettivi nemici che devono selezionare attraverso l’apprendimento automatico/intelligenza artificiale.
L’addestramento degli algoritmi
Per Geert De Cubber, specialista in sistemi autonomi presso l’Accademia militare del Belgio, i sistemi di intelligenza artificiale militari vengono addestrati con immagini di bersagli facilmente riconoscibili prima di essere impiegati in battaglia. “Si fornisce all’algoritmo un numero molto elevato di immagini etichettate e l’algoritmo imparerà autonomamente ad associare alle etichette le caratteristiche come colori, motivi, texture e sfumature presenti nell’immagine”. Nel contesto ucraino, ad esempio, indizi visivi come le tonalità di verde foresta e il simbolo Z con il quale erano marchiati i veicoli che hanno preso parte alle prime fasi dell’invasione russa dell’Ucraina sarebbero “input” essenziali per gli algoritmi di identificazione visiva che guidano i droni unidirezionali. L’integrazione dell’IA nei droni di fascia bassa permette al drone di apprendere il riconoscimento, l’identificazione, la classificazione e il tracciamento di bersagli, oltre a fornire raccomandazioni all’operatore su come comportarsi, ammesso che sia presente un operatore e che il drone non operi in modalità autonoma.
Gli algoritmi di intelligenza artificiale possono essere addestrati rapidamente per migliorare la capacità dei droni di classificare e ingaggiare i bersagli per cui vengono programmati, ma gli esperti suppongono che la velocità con cui possono cambiare gli “schemi mimetici abbaglianti” non possa essere eguagliata dalla facilità con la quale i droni – ormai protagonisti indiscussi sul campo di battaglia ucraino – possono essere addestrati. Resta poi la visione a infrarossi, che difficilmente può essere ingannata. Nel complesso, le livree Dazzle rappresentano un’altra risposta della logica che ha portato all’elaborazione di tattiche e contromisure improvvisate in prima linea, per contrastare la crescente minaccia delle retrovie russe, seguendo l’esempio dei camion russi caricati con tronchi come corazza improvvisata per proteggersi dagli attacchi cinetici portati, come sempre, dai droni kamikaze. Un’altra “invenzione” di questa guerra.
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