Le ipotesi sul futuro della Wagner dopo la morte di Evgenij Prigozhin hanno spaziato, in queste settimane, dall’idea di uno smantellamento progressivo fino alla riconduzione coatta tra le file della Difesa russa. A pochi giorni dalla morte del fondatore del gruppo, corpi di sicurezza starebbero muovendosi al fine di prendere il controllo sui miliziani Wagner non solo in Ucraina, ma anche in Africa. Un’operazione di acquisizione a firma non solo delle forze di sicurezza russe ma anche di numerosi oligarchi confidenti con il Cremlino. Mollare la presa, soprattutto nei Paesi africani in cui Prigozhin era riuscito a costruire una rete di interessi e influenza, significherebbe mandare in fumo un importante cordone sanitario che Mosca ha costruito con diligenza negli ultimi anni.

La Redut, candidata eccellente

Fra i gruppi alle prese con questa “acquisizione” forzosa ci sarebbe la famigerata Redut. Ne avevamo accennato da queste colonne quando, nello scenario composito delle milizie private russe, erano comparsi dal nulla i “soldati” della Gazprom, operanti nell’ombra: nata nel 2008 da un manipolo di ex paracadutisti russi, e composta da circa 7000 uomini, l’organizzazione avrebbe avuto un ruolo importante nel fallito accerchiamento di Kiev e in quel di Kharkiv; in passato, sarebbe stata al servizio degli interessi russi nello scenario siriano, occupandosi di progetti infrastrutturali gestiti da Stroytransgaz Jsc. (una controllata del Volga Group), società di costruzioni nei campi petrolifero e del gas già appartenente alla Gazprom, entrando in diretta concorrenza con la Wagner. Questo spiegherebbe perché proprio a questa unità (odiatissima dal presunto morto Prigozhin) spetterà (pare) l’arduo compito di ammaestrare i wagneriani. L’esistenza della Redut venne resa nota per la prima volta nel 2019 dalla Novaya Gazeta, secondo la quale la compagnia era di base a Kubinka, nella regione di Mosca.

A puntare il faro sulla presenza di Redut nello scenario ucraino, era stato l’attivista russo Vladimir Osechkin, che aveva raccontato come la compagnia fosse entrata dalla Bielorussia, attraverso il territorio delle centrale di Chernobyl, per poi stazionare sul territorio della 16ma brigata delle forze speciali del Gru, nella regione di Tambov. All’inizio del conflitto, la sua missione sarebbe stata quella assaltare il quartier generale dei servizi segreti ucraini, dopo aver raggiunto Kiev.

Banche, gas, oligarchi: chi finanzia Redut

Ma chi finanzia e sostiene la Redut? La compagnia, sanzionata dagli Stati Uniti nel febbraio scorso, è foraggiata da Gennady Nikolaevich Timchenko, oligarca della cerchia di Putin. Gli archivi di Open Sanctions lo indicano come fondatore e proprietario del Volga group, nonché azionista di Bank Rossiya e membro del board della Novatek. Se il Volga group è la società tuttofare con cui Timchenko gestisce i suoi affari nel settore dei servizi finanziari, edili e industriali, Novatek è il secondo produttore russo di gas naturale (dietro Gazprom) e la settima società quotata a livello globale nel campo del gas naturale, già sanzionata nel 2014 dagli Stati Uniti per via dei prodromi del conflitto in Ucraina. Quanto a Bank Rossiya, è risaputo che funge come banca personale degli alti funzionari russi e che detiene importati quote del National Media Group, che a sua volta controlla le emittenti che contribuiscono alla strategia di disinformazione del governo russo. Sul curriculum di Timchenko figura anche il ruolo di fondatore della Gunvor, una delle più grandi società indipendenti di trading di materie prime al mondo, attiva nei mercati del petrolio e dell’energia, il settore che lega mani e piedi questo oligarca a Vladimir Putin.

Come Redut recluterebbe gli ex-Wagner di Prigozhin

Redut agirebbe dunque nello scenario africano arruolando ex Wagner per conto del ministero della Difesa: questo perché i combattenti sarebbero recalcitranti a firmare contratti direttamente con Mosca, per via della atavica idiosincrasia del loro leader verso l’esercito regolare e il ministro Sergej Shoigu. Quest’ultimo sarebbe dovuto essere la prima testa a saltare nei sogni di gloria di Prigozhin marciante su Mosca. Non a caso, in seguito all’ammutinamento, alcuni comandanti di alto livello avrebbero abbandonato la Wagner per unirsi alla Redut.

Questo avrebbe permesso anche di sparpagliare strategicamente i miliziani di Prigozhin per evitare contatti pericolosi nonché la concentrazione in un’unica unità di un numero eccessivo di combattenti protagonisti del golpe. Inoltre, secondo canali Telegram vicini alle forze russe, la Redut starebbe sperimentando una transizione il più acuta possibile: magari mettendo ex combattenti alle dipendenze dei loro vecchi comandanti della Wagner, in modo da sfruttare positivamente ogni residuo di relazioni fiduciarie che sul campo possono fare la differenza. Anche per questo, Redut sta cercando di accaparrarsi il ramo africano della Wagner, ricorrendo anche al reclutamento social via VKontakte (il Facebook russo).

Convoy, la compagnia con più chance

Ma nel dedalo delle “altre Wagner” non c’è spazio solo per Redut. Anche Convoy, figlia della Wagner e nata dalla volontà di Sergej Aksenov, capo della Crimea occupata, pretenderebbe la sua fetta di miliziani con i relativi profitti, sebbene non stia facendo proseliti come la prima, secondo quanto dichiarato dal vicecomandante del gruppo Vasily Yashchick in un’intervista al Wsj. Ad oggi, Convoy è guidata da Konstantin Pikalov, che in passato ha collaborato a lungo come curatore della Wagner in almeno otto paesi africani (nome di battaglia “Mazay), prima di rompere con Prigozhin. Sanzionato a febbraio dall’Unione Europea, sarebbe coinvolto nell’omicidio di tre giornalisti russi uccisi nella Repubblica Centrafricana nel 2018. Proprio quest’uomo potrebbero essere stato al centro di importanti colloqui da parte di funzionari della Difesa russi recatisi in varie aree tra cui il Mali e la Libia. Il gruppo, anch’esso molto attivo su Telegram, lo scorso agosto ha dichiarato di essere alla ricerca di volontari per dirigere i droni russi da ricognizione.

Fra le due compagnie, Convoy sembrerebbe essere quella con più chance: del resto, in passato, ha agito come contingente di riserva per il Ministero della Difesa e solo lo scorso anno è stata alimentata con centinaia di milioni di rubli. Le cifre da capogiro arrivano da due fonti importanti: l’oligarca Arkady Rotemberg e la arcinota banca statale Vtb. Il primo, molto vicino a Putin, è un uomo d’affari i cui interessi spaziano dall’hockey all’editoria, ma è la Stroygazmontazh (nota anche come Sgm) ad essere il centro del suo impero. Dal 2014 il suo universo si è arricchito via via grazie alle commesse di Gazprom e alle Olimpiadi di Sochi. Ma c’è di più: fu proprio il gruppo Sgm a vincere l’appalto gigantesco per la costruzione del ponte di Kerch in Crimea.

Ma se la ricollocazione dei miliziani potrebbe sembrare alquanto semplice, la ricostruzione di una leadership sarà quasi impossibile: quello di Prigozhin con i suoi miliziani è stato un rapporto privilegiato, oltre che un one man show dell’ex chef di Putin. Con lui, inoltre, sono scomparsi anche i prodi Dmitry Utkin e Valery Chekalov: questo rende ancora più improbabile una transizione nelle mani di un alto papavero del gruppo stesso.