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L’esercito regolare congolese ha lanciato un’operazione militare nella provincia del Nord Kivu, contro le milizie dell’Allied democratic forces, il gruppo jihadista affiliato allo Stato islamico dell’Africa centrale. Il successo di quest’operazione è frutto della collaborazione con la società civile che sta reagendo per contrastare i gruppi armati ed ebola.

L’Adf indietreggia

Sokala1 secteur grand Nord è il nome della sezione delle Fardc (Forze armate della repubblica democratica del Congo), che dal 30 di ottobre è impegnata in un’importante offensiva contro le milizie jihadiste dell’Adf. A circa dieci giorni dall’inizio dell’operazione, il portavoce della stessa, il maggiore Mak Hazukayi, ha confermato l’uccisione di 25 ribelli dell’Adf. Tra i militari, guidati dal generale Jacques Nduru, si contano sei perdite e circa 20 feriti. L’esercito, inoltre, ha comunicato di aver riconquistato quattro importanti avamposti tra Mayangose e la valle di Mwalika. L’obiettivo è riportare le condizioni minime di sicurezza facendo indietreggiare le truppe dell’Adf, per contenere il più possibile la crisi di rbola, in collaborazione con gli operatori sanitari e il personale della Monusco.

Negli ultimi mesi gli scontri tra le Fardc e i jihadisti si sono intensificati, per frequenza e portata. L’avanzata dell’esercito di questi giorni è, senza dubbio, il maggior successo militare ottenuto nei confronti dell’Adf, da quando il gruppo jihadista è stato proclamato wilaya dello Stato islamico. Nonostante la nascita della provincia dello Stato islamico dell’Africa centrale, non sembra esserci stata un’escalation di violenza verso i civili, anzi i jihadisti stanno ripiegando su posizioni difensive. Queste dinamiche rendono ancora meno chiaro quale sia l’effettivo peso dello Stato Islamico nella regione i cui legami con l’Adf devono ancora essere compresi.

Un barlume di speranza

Tra i 130 gruppi armati attivi oggi nella Repubblica democratica del Congo, l’Adf è tra quelli meglio strutturati e che hanno maggior controllo del territorio. Fornisce servizi base (assistenza sanitaria, scuole, polizia) agendo come un vero e proprio attore parastatale. Una modalità operativa che ha favorito la crescita del consenso verso il gruppo armato negli ultimi anni, ma i recenti eventi sembrano descrivere delle dinamiche in mutamento. Nelle dichiarazioni successive alle operazioni contro i jihadisti, come riportato da Radio Okapi, il maggiore Mak Hazukayi, ha speso importanti parole verso la popolazione di Beni, che non solo ha cooperato con i soldati delle Fardc, ma anche fornito supporto materiale in termini di rifornimenti alimentari. In particolare si sono spesi in favore delle forze lealiste i movimenti: Lutte pour le changement (Lucha) e Je suis Beni. La nascita di questi movimenti, seppur modesti, è rilevante.

Nel Nord Kivu, come in altre aree di crisi, i gruppi armati s’inseriscono dove lo Stato è assente, sostituendolo nell’erogazione dei servizi base di sicurezza, sanità e rifornimento di cibo. Le milizie armate, incluse quelle jihadiste, sono una concretizzazione violenta di un problema, ma non la radice del problema. Per sradicare i membri dell’Adf, arroccati sulla catena del Ruwenzori dal 1995, l’azione militare non è sufficiente, ma è necessario andare a colmare quei vuoti riempiti dai jihadisti. In quest’ottica, la nascita di movimenti che collaborano con l’esercito regolare, sul lungo termine, potrebbe costituire una delle chiavi di volta della crisi apparentemente senza uscita del Nord Kivu.

Contestualmente a quest’offensiva sono stati operati numerosi arresti tra le fila dei ribelli hutu e nel Sud Kivu s’inaspriscono gli scontri tra le diverse comunità. A circa un anno dalla sua elezione, Felix Tshisekedi e il suo governo, su cui pende l’ingombrante figura di Joseph Kabila, stanno producendo il massimo sforzo per porre un freno a Ebola, ma sarà sufficiente? E sono davvero queste le reali motivazioni dell’offensiva militare? Difficile dirlo, ciò che appare evidente sono gli interessi delle industrie del coltan e del rame, spalleggiate da Uganda e Rwanda, poco inclini a favorire un processo di pacificazione della regione.

Dopo anni di soprusi da parte dell’esercito, delle milizie armate, dei jihadisti e di fronte alla peggiore crisi di ebola mai verificatasi in un contesto di guerra, una parte della popolazione del Nord Kivu abbozza una reazione, prova a riaccendere la speranza. Le comunità di questa provincia hanno dimostrato una resilienza rara, una capacità adattiva che ha portato alla nascita di milizie o alla loro sconfitta. Schierarsi ancora una volta, oggi, cambierebbe le sorti di uno dei più gravi conflitti del mondo.

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