L’Esercito britannico ha sempre avuto una Brigata Gurkha, e ha sempre considerato i Gurkha tra i migliori e più letali soldati delle sue formazioni d’élite. É tuttavia noto, e da tempo, che centinaia di Gurkha si sono uniti alle truppe russe come “mercenari” per combattere in Ucraina. Ma chi sono i “Gurkha“? E cosa fanno ora a fianco dei soldati di Mosca?
I combattenti senza paura del Nepal
I Royal Gurkha Rifles, corpo d’élite dell’Esercito britannico, è composto esclusivamente da soldati nepalesi inquadrati in 4 reggimenti, ed è attivo dal 1815, ossia dell’espansione dell’Impero britannico che iniziò ad arruolare nel British East India Company i soldati nepalesi, date le loro invidiabili e ammirevoli doti di combattenti. ll loro nome, Gurkha, deriva dal guerriero hindu Gorakhnath, originario della città collinare di Gorkha, da cui il regno nepalese iniziò la propria espansione nell’antichità. Da allora i Gurkha hanno fedelmente combattuto per i britannici in tutto il mondo, ottenendo 13 Victoria Cross e partecipando a 2 guerre mondiali, alla guerra delle Falkland, nei Balcani, Sierra Leone, Iraq e Afghanistan.
Tra i Gurkha esiste una regola, “una volta portato un khukurī in battaglia“, il particolare coltello nepalese lungo 40 centimetri con una letale lama ricurva, deve “saggiare il sangue del nemico“, altrimenti chi lo possiede dovrà “bagnarla con il proprio prima di riporlo nel fodero“.
I Gurka al servizio di Mosca
Il Nepal vieta l’arruolamento in eserciti stranieri diversi da quelli di” India e Regno Unito”, e dopo la notizia che alcuni combattenti Gurkha erano stati individuati tra le file dell’Esercito russo impegnato in Ucraina, il ministero degli Esteri nepalese emise uno specifico avviso per rammentare ad aspiranti mercenarie l’esistenza di tale divieto.
Nel dicembre del 2023 lo stesso primo ministro del Nepal, Pushpa Kamal Dahal, aveva dichiarato che “più di 200 nepalesi” erano stati arruolati dai russi per combattere in Ucraina nonostante il divieto di recarsi in Russia o Ucraina. Secondo quanto riportato dal giornale britannico Guardian, dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina, nel 2022, il ministero degli Esteri del Nepal aveva parlato di “almeno 100 scomparsi”. Nel corso del tempo si è ritenuto che alcuni di questi, sebbene in numero ridotto, si siano invece uniti all’Esercito ucraino.
L’appello del Nepal alla Russia e gli altri “casi”
Il governo di Kathmandu chiese “formalmente” al Cremlino di non reclutare nell’Esercito russo giovani nepalesi, e all’inizio del 2024 ha chiesto di “rimandare immediatamente tutti i soldati nepalesi nella nazione himalayana“. Ma la richiesta evidentemente non coincide con la volontà e le leggi di Mosca, che offre la cittadinanza agli stranieri che accettano di andare a combattere al fronte in Ucraina.
Per i Gurkha che hanno già servito sotto gli inglesi, con cui il Nepal ha firmato nel 1923 un trattato formale di “pace perpetua ed amicizia”, e sotto gli indiani anche dopo l’indipendenza ottenuta nel 1947, combattere per un altro esercito non deve rappresentare una differenza essenziale e esistenziale. Interessante è invece ricordare, come scrivevano dalle pagine di Analisi Difesa, che in passato l’escamotage di arruolare “migliaia di immigrati” assicurando loro la cittadinanza in cambio del servizio sotto le armi è stato sfruttato anche dagli Stati Uniti nel post 11 settembre 2001.
Recentemente, invece, dalla pagine del quotidiano Telepgraph, è stato posto il quesito del “perché non istituire un equivalente ucraino della Brigata dei Gurkha“; ossia, un’unità “permanente e volontaria” di cittadini ucraini inquadrati nella Forze armate britanniche come “espressione più tangibile” dell’alleanza militare che Londra tiene molto a mantenere. Per interessi morali, ma si inizia a ipotizzare anche per piani accessori che guardano al futuro, al ruolo e al peso del Regno Unito nello scacchiere internazionale.
Un esempio della “guerra” combattuta dai Gurkha
Per capire come combatte un guerriero Gurkha vale la pena ricordare un episodio che si è consumato in Afghanistan, e che terroristi talebani “sopravvissuti” alla guerra e alla ritirata del Contingente Internazionale ricorderanno bene. Ha come protagonista un combattente Gurkha inquadrato nello Special Air Service, e si è consumato la notte del 25 marzo del 2011, quando il sergente Dipprasad Pun, era di sentinella nei pressi di Babaji, nella provincia di Helmand, Sud del Paese. Dei cinquanta terroristi convinti di essersi trovati di fronte a una facile preda, trenta non fecero mai più ritorno a casa. I restanti venti fuggirono. Secondo i rapporti il Gurkha sparò tutti i suoi 400 colpi in dotazione, lanciò diciassette bombe a mano e fece esplodere una mina. Finiti i proiettili, ci fu un corpo a corpoin cui Pun usò due khukurī. Del resto, il motto dei Gurkha è “Meglio morire che vivere da codardi”.
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