Le dichiarazioni di domenica del ministro dell’interno libico, Fathi Bashaga, inevitabilmente stanno avendo altre ed importanti ripercussioni all’interno del contesto politico e militare di Tripoli. Ma soprattutto, stanno mettendo in evidenza una situazione molto pericolosa per la tenuta del governo insediato nella capitale libica, così come per il fragile equilibrio istituzionale ruotante attorno ad esso. Del resto, le parole di Bashaga non potevano certo passare inosservate: come spiegato su InsideOver, il ministro ha sostenuto che alcune milizie oramai hanno preso possesso dei servizi segreti, ritenendo proprio l’intelligence di Tripoli “inaffidabile”. Ed ora sembra essersi aperta una vera e propria resa dei conti.
Le dichiarazioni dei rappresentanti della milizia Nawasi
Così come riportato da AgenziaNova nella giornata di lunedì, anche se Bashaga non ha fatto nomi il suo discorso è sembrato prevalentemente rivolto verso una milizia in particolare, quella conosciuta con la denominazione di Nawasi. Quest’ultima controlla importanti parti di Tripoli, compresa quella vicina alla base di Abu Sita, dove sono situati gli uffici del governo. I sospetti che si sono addensati su questa milizia sono inerenti all’appartenenza di molti suoi membri al ramo salafita madkhalita, lo stesso a cui appartiene il generale Khalifa Haftar. Sarebbero stati proprio rappresentanti della milizia Nawasi ad infiltrarsi all’interno dei servizi ed a chiedere, come riferito dallo stesso Bashaga, l’intermediazione dei servizi segreti italiani per incontrare a Roma emissari degli Emirati Arabi Uniti, tra i principali sponsor di Haftar.
E dal canto loro, i rappresentanti della milizia non hanno perso tempo a rispondere, denunciando il ministro Bashaga di voler appositamente mettere in cattiva luce le milizie tripoline. Nella risposta data dai combattenti del gruppo Nawasi, è emerso un elemento da non sottovalutare: “Ora che sono presenti i combattenti siriani – ha dichiarato in un video Al Raml, uno dei rappresentanti della milizia Nawasi – Bashagha non ha più bisogno di noi perché ora si affida ai combattenti stranieri per combattere Khalifa Haftar”. In poche parole, è emersa una certa insofferenza per la presenza di miliziani siriani portati dalla provincia di Idlib dalla Turchia. Più di 4.000 combattenti dei gruppi prelevati dalla Siria sarebbero già a Tripoli, finanziati dal governo di Ankara per aiutare le forze vicine ad Al Sarraj. Ma più che rinforzare il fronte anti Haftar, la presenza delle milizie starebbe suscitando malumori non indifferenti tra i gruppi tripolini: “Non pensare che i mercenari siriani portati dai turchi ti proteggeranno da Haftar – ha minacciato proprio Al Ramli, rivolgendosi a Bashaga – Una volta che noi, Nawasi, emetteremo una dichiarazione, vedrai questi mercenari come cadaveri nelle strade di Tripoli”.
Il possibile effetto boomerang per Al Sarraj
Le parole rilanciate dai rappresentanti della milizia Nawasi non hanno certo lasciato spazio a dubbi: i combattenti siriani non sono ben visti tra le forze che da mesi combattono contro Haftar a Tripoli. E, secondo diverse fonti tripoline, non sono soltanto le milizie Nawasi ad avere questa posizione. Al contrario, in generale si può affermare che nella capitale libica vi è una diffusa insofferenza per l’arrivo da Idlib di combattenti portati dalla Turchia. Allo stesso tempo, il malcontento è sempre più radicato anche tra la popolazione di Tripoli, la quale vede nell’arrivo di miliziani siriani un grave pericolo più che un concreto aiuto verso la risoluzione del conflitto.
Come detto prima, la presenza di combattenti islamisti siriani in Libia è stata voluta dalla Turchia nell’ambito del piano di sostegno militare al governo di Fayez Al Sarraj, a sua volta figlio del memorandum firmato tra Ankara e Tripoli lo scorso 27 novembre. La presenza di gruppi siriani però, sta portando più problemi che benefici per il premier libico: oltre al malcontento sopra denunciato da parte di miliziani e cittadini, il forte rischio è quello di una spaccatura all’interno delle forze anti Haftar. In un contesto delicato come quello tripolino del resto, l’arrivo di combattenti dall’estero potrebbe aver avuto un dirompente effetto destabilizzante le cui conseguenze potrebbero vedersi nelle prossime settimane. Per Al Sarraj quindi, aver accettato le proposte turche di sostegno potrebbe aver rappresentato, a lungo termine, un vero e proprio boomerang.