Damasco, Siria – Nessuna cicatrice della guerra, di qualsiasi guerra, ma soprattutto dei conflitti civili, è più straziante di quella che segna le vite dei bambini.
Negli ultimi otto anni di guerra in Siria, migliaia di bambini sono stati uccisi, mutilati, e centinaia di migliaia sono rimasti senza casa o costretti ad abbandonarla a causa di condizioni invivibili. Secondo l’UNICEF, il 2017 è stato l’anno peggiore per i Siriani in termini di perdite, con 910 bambini uccisi, un prezzo sproporzionato pagato dalla fascia di popolazione più vulnerabile della Siria, con un aumento del 50% rispetto all’anno precedente.

Il lavoro minorile è cresciuto significativamente durante gli otto anni del conflitto. Forse alcune delle immagini che più sarà difficile dimenticare sono quelle delle bambine di appena 9 anni che vengono fotografate o riprese durante un matrimonio forzato con un terrorista jihadista. Centinaia, forse anche migliaia di ragazze minorenni sono state rapite e costrette a sposare terroristi spesso più vecchi dei loro padri.

I traumi psicologici saranno estremamente difficili da affrontare per un’intera generazione di giovani Siriani che sono stati indottrinati dall’ISIS e altri estremisti fanatici in nome dell’Islam. I programmi delle scuole elementari sono stati rimpiazzati dai testi estremisti e indottrinanti dell’ISIS, privi di qualunque valore o insegnamento scientifico, culturale, storico o laico.

Un’intera nuova generazione di bambini è cresciuta fra gli orrori della guerra, non ha visto altro che violenza, morte, sgozzamenti, crocifissioni, sparatorie, rapimenti e stupri. La riabilitazione di questa generazione e il suo ritorno alla normale vita civile, una volta che la guerra sarà finita, sarà con ogni probabilità la sfida più grande per la Siria. La mancanza di un vero e proprio programma educativo, culturale e di assistenza da parte dello stato, potrebbero tradursi in un completo disastro, che potrebbe a sua volta risultare nella perdita di un’intera generazione di giovani Siriani, che corrono il rischio di rimanere menomati a vita dai combattimenti o emotivamente segnati da ogni sorta di abusi.

“Ci sono cicatrici sulla pelle e sotto la pelle dei bambini che non potranno mai essere cancellate,” ha detto Geert Cappelaere, direttore dell’UNICEF per il Medio Oriente e il Nord Africa. Questi ha incoraggiato tutte le parti coinvolte nel conflitto ad aderire alla norma, una volta universalmente accettata, secondo la quale i bambini vanno protetti.

L’ONU stima che circa 7 milioni di bambini in Siria necessitano di assistenza umanitaria. Esso sottolinea inoltre che, nel 2018, 2,8 milioni di bambini siriani risultavano sfollati. Entro la fine di quell’anno, il numero di bambini sfollati ha raggiunto i 3 milioni.

“Le loro condizioni richiedono trattamenti e servizi specializzati,’ ha detto Cappelaere. “In quanto bambini, i loro bisogni differiscono da quelli degli adulti: così come cambiano i loro corpi e le loro capacità, così deve farlo la loro cura. Questi bambini corrono il serio rischio di essere trascurati e stigmatizzati fintanto che questo incessante conflitto prosegue.”

Se la tanto attesa battaglia per Idlib scoppiasse, più violenta che mai, dicono gli esperti, si prevede una nuova diaspora che colpirà decine di migliaia di bambini. Si teme un massiccio afflusso di profughi da Idlib verso la Turchia, a causa della vicinanza della città al confine turco, e la vicina Aleppo, ancora intenta a guarire se stessa dalle profonde cicatrici della guerra e della distruzione.

Qui la grande maggioranza delle fabbriche, delle centrali e dei complessi industriali è stata smantellata dai terroristi e dai signori della guerra, trasportata in Turchia e lì rivenduta. I costi per la ricostruzione del settore privato nella sola Aleppo ammontano a miliardi di dollari.

Tra i maggiori rischi da valutare, ci sono gli effetti psicologici sulle giovani generazioni, che hanno trascorso almeno metà delle loro vite in mezzo alla guerra, costantemente in pericolo e privi del giusto nutrimento, di educazione e di cure mediche.

Con grandi battaglie in procinto di infuriare, entro non molto, a Idlib e sui fronti settentrionale e nordorientale, e mentre la peggiore crisi nella storia della Siria sia avvicina al suo atto finale, il timore di altre perdite fra i civili e di una nuova generazione di figli della guerra, cresce sempre di più.

Con più di due milioni di persone, inclusi più di 100mila terroristi e militanti estremisti, e oltre mezzo milione di sfollati provenienti da altre zone del Paese, tutti stipati nella provincia, non è così difficile prevedere il disastroso risultato, in termini di tragedie umane, di una guerra totale a Idlib e nei suoi dintorni. La sfida umanitaria diverrebbe di importanza capitale.

Uno degli aspetti più gravi per la comunità internazionale, e per l’umanità in generale, è il fatto che, come in molti altri conflitti, così tanti Paesi e schieramenti abbiano investito nelle travagliate vicende della popolazione siriana per anni, comprese anche quelle dei migranti e degli sfollati, e che assolutamente nessuno abbia provato ad alleviare le sofferenze dei più vulnerabili.

A meno che un miracolo dell’ultimo minuto riesca a evitare quello che si prevede sarà un feroce scontro finale e una delle più letali battaglie di questa guerra, l’incombente pericolo di tragedie umanitarie ancor più gravi si avvicina, e una nuova generazione di figli della guerra, le vittime più vulnerabili del conflitto, appare inevitabile.

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