I droni navali ucraini continuano la guerra asimmetrica nel Mar Nero

SOGNI DI FARE IL FOTOREPORTER? FALLO CON NOI
Guerra /

Un nuovo tipo di drone navale, l’asso nella manica di Kiev per riequilibrare le forze nella battaglia del Mar Nero, è stato identificato in una serie di registrazioni diffuse dalla stessa Marina ucraina che ha documentato l’ennesimo raid lanciato, con successo, contro le infrastrutture russe. Ciò dimostra che Mosca e la sua flotta ancora non sono in grado di opporre una difesa efficace nei confronti di queste armi del futuro. Anche se sarebbe più corretto dire del presente. E che Kiev continua a riscrivere la tattica nella nuova dimensione della guerra navale. Una guerra in cui tutti che dovranno guardarsi da questo nuovo tipo di minaccia.

Un nuovo drone navale ucraino

Questo dato è stato diffuso dal viceammiraglio Oleksiy Neizhpapa, che ha rilasciato il video in cui un nuovo USV, acronimo impiegato per indicare i droni navali di superficie (uncrewed surface vessel) che al culmine di una corsa in mare nella notte, prende di mira nelle piattaforme di gas conquistate dai russi nel Mar Nero. Il nuovo drone navale, che ha una configurazione a trimarano con degli “stabilizzatori”, sarebbe capace di trasportare e rilasciare droni aerei FPV, acronimo impiegato per i droni con “first person view“. Ciò gli consentirebbe di agire da piattaforma di lancio per droni kamikaze, oltre a essere, il drone navale stesso, un “battello esplosivo“.

I droni nella battaglia navale “asimmetrica” del Mar Nero

Le forze armate chiamate a difendere l’Ucraina invasa dalla Russia hanno hanno trovato nella combinazione di unità dell’Intelligence militare, commando di incursori e nella vasta gamma di droni navali che hanno saputo sviluppare una nuova tattica per colpire asimmetricamente e con la massima efficacia i porti e le infrastrutture russe in Crimea e nel Mar Nero. Ciò ha consentito, fin nell’inizio del conflitto, di “fiaccare” la Flotta del Mar Nero, impedendo ai russi di fare progressi nei piani d’invasione – che in passato si immaginava prevedessero uno sbarco a Odessa, per aprire una nuova direttrice a sud e impegnare ulteriormente il nemico a corto di mezzi e uomini – e, più in generale, per “disseminare” terrore dietro le linee. Nel settembre del primo anno di conflitto – in concomitanza con l’operazione di sabotaggio dei gasdotti Nord Stream nel Mar Baltico – venne individuato un drone esplosivo ucraino del tipo “Mykola” arenato su una spiaggia poco fuori Sebastopoli. Si iniziò allora parlare di “droni marittimi”.

Una minaccia sottovalutata dai russi

Le forze russe, che avrebbero presto scoperto il potenziale letale di questo nuovo sistema d’arma, distrussero il barchino esplosivo dotato di un certo numero di sensori e di una telecamera orientabile che sembra ricordare l’implementazione di una tecnologia schierata per la prima volta dalla Xª Flottiglia Mas della Regia Marina nel Secondo conflitto mondiale, ma non si preoccuparono di innalzare delle difese per rispondere ad ulteriori attacchi condotti con un simile sistema. Sottovalutando decisamente la minaccia. Questa valutazione si rivelerà un errore.

Entro la fine dello stesso mese, quello che potrebbe essere già stato il poi noto Commando 13 del Gur, sferrò un’importante “attacco combinato” con droni marittimi ucraini e droni aerei contro la base navale di Sebastopoli. Gli USV penetrano nel porto, affondando due navi da guerra, e ciò spinse i russi a “ritirare la flotta nelle basi” e innalzare una rete di difesa tardiva, tra vecchie tattiche e guerra elettronica, che però non si rivelerà abbastanza efficace. Seguiranno infatti altri attacchi che danneggeranno diverse unità che stazionavano davanti ai porti, o erano alla fonda all’interno di essi.

Ai primi droni Mykola si aggiungeranno presto piattaforme più sofisticate come i Magura V5, alcuni anche dotati si lanciarazzi per missili anti-aerei, i SeaBaby e delle particolari moto ad acqua “dronizzate” armate. Questa flotta di USV non segnerà soltanto una vittoria strategica di Kiev nel Mar Nero, ma metterà in guardia le principali potenze sulle capacità di questi nuovi sistemi; sulla vulnerabilità delle grandi navi da guerra; e sull’impatto che le nuove strategie che riguardano il dominio marittimo e la guerra navale.