L’Aeronautica statunitense (Usaf, Us Air Force) ha compiuto un nuovo passo avanti nel programma Skyborg, lanciando ufficialmente la procedura volta a ricevere le proposte da parte delle aziende interessate a realizzare un sistema di droni capaci di essere controllati dall’intelligenza artificiale. Un programma ambizioso che segnerà l’avvio di una nuova epoca in quel che riguarda agli aeromobili senza pilota, andandosi ad accoppiare e affiancare al caccia di sesta generazione in via di sviluppo negli Stati Uniti. L’idea del Usaf, infatti, è di far sì che i droni possano essere controllati sia autonomamente dall’intelligenza artificiale sia da remoto, non come ora da una base ma direttamente dai piloti dei caccia in volo.

Un unico sistema formato da aerei e droni che invieranno a un unico cervello tutte le informazioni e rilevati dai sensori nel corso dei voli. A leggere, analizzare e interpretare questi dati sarà l’intelligenza artificiale così da ridurre i tempi, permettendo così ai comandi di prendere decisioni precise velocemente. Avere a disposizione un elevato numero di droni -capaci di svolgere un numero variegato di missioni- darebbe modo anche di ridurre il rischio di perdite di vite umane, impiegando i velivoli senza pilota nelle operazioni ad alto rischio, come quella da svolgere in una zona densamente protetta da sistemi missilistici antiaerei e da contromisure di guerra elettronica.

I prossimi sviluppi del programma

Il primo passo -reale- verso l’inserimento in servizio del sistema di droni sarà il 2023, quando l’Aeronautica ha in programma di avviare le procedure di acquisto dei primi modelli che saranno presentati dalle aziende. Il Pentagono per il programma Skyborg ha stanziato 400 milioni di dollari che saranno destinati a ogni progetto che sarà valutato positivamente, con l’obiettivo finale di integrare tutti i droni in un unico sistema “computerizzato”. Una soluzione che assicurerebbe al Governo federale un notevole risparmio economico, perché piuttosto che stanziare fondi per lo sviluppo di più aerei -decisamente più costosi- si tratterebbe di destinarli per la realizzazione di droni, che hanno un costo e dimensioni minori. Inoltre, l’Aeronautica ridurrebbe anche il rischio di perdere equipaggi in teatro operativo. Vantaggi che, però, potranno essere sfruttati appieno solo e soltanto se allo sviluppo dei droni si affiancherà quello dell’intelligenza artificiale.

Per il programma Skyborg l’Usaf, inoltre, ha immaginato che i primi droni che usciranno dalle fabbriche non saranno quelli finali, perché l’architettura software e hardware sarà aperta così da permettere ogni possibile implementazione sulla base delle nuove scoperte tecnologiche e informatiche. In un primo momento, quindi, i droni difficilmente potranno compiere operazioni in teatri operativi complessi, ma l’esperienza accumulata nel tempo darà modo di sviluppare nuove capacità anche tramite la possibilità di autoapprendimento dell’intelligenza artificiale. Nel giro di alcuni anni, gli Stati Uniti potrebbero schierare un intero sistema di droni e aerei di sesta generazione connessi a un unico cervello informatico, che assicurerebbe anche la “lucidità” di analisi necessaria in situazioni “stressanti” per l’uomo.

Il futuro della guerra aerea?

Se il programma darà i suoi frutti, il futuro dell’aviazione militare potrebbe essere diverso da quello attuale con un numero sempre maggiore di aeromobili controllati dall’intelligenza artificiale e con una presenza minore dell’uomo in teatro operativo. Non solo però, perché le tecnologie che saranno sviluppate nell’ambito del programma Skyborg saranno applicate anche nei velivoli con equipaggio del prossimo futuro, così da renderli sia maggiormente integrati in un unico sistema sia “autonomi” nel presentare ai piloti un’attenta e precisa analisi delle informazioni raccolte.

L’avvio della procedura per la valutazione dei progetti e lo stanziamento dei fondi da parte del Pentagono sono i primi passi verso quello che, probabilmente, sarà il futuro della guerra aerea. I sistemi di droni autonomi e controllati dall’intelligenza artificiale aumenteranno le capacità in teatro operativo, assicurando la possibilità di svolgere contemporaneamente più missioni tra cui quella di raccogliere, analizzare e trasmettere un numero considerevole di informazioni. Il tutto a un costo e a un rischio minore rispetto ai tradizionali aerei.