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Nel rapporto Military Balance for 2023 dell’International Institute for Strategic Studies (Iiss), gli analisti che hanno esaminato le potenze militari del mondo hanno determinato che la Russia potrebbe, in questo momento, possedere meno carri armati in servizio attivo rispetto all’Ucraina.

Una raccolta di dati provenienti da varie fonti suggerisce che l’esercito di Kiev possa contare attualmente circa 1500 Mbt (Main Battle Tank) rispetto ai circa 1400 di quello russo, ma il conteggio appare controverso per via della difficoltà a reperire informazioni certe sia riguardanti il numero di carri andati perduti, sia quello di nuovi carri messi in servizio.

Quest’ultimo aspetto è particolarmente limitante, in quanto l’Ucraina non fornisce dati certi, per ovvi motivi legati alla segretezza, e perché non sappiamo quanti Mbt la Russia abbia riattivato nel corso di questi mesi di guerra prelevandoli dai suoi sterminati depositi risalenti al periodo della Guerra Fredda.

Possiamo però cercare di trovare dati approssimativi – e molto, stante la “nebbia di guerra” che pervade il conflitto – grazie alle fonti aperte che registrano le perdite – e le forniture all’Ucraina – effettivamente confermate tramite filmati o fotografie.

La battaglia dei tank

L’esercito russo, all’inizio dell’invasione ucraina, possedeva in totale circa 3417 carri armati in servizio mentre quello ucraino 987, sempre secondo il rapporto dell’Iiss, e l’Ucraina avrebbe ricevuto 471 carri armati dall’inizio della guerra (altri 286 sono in arrivo) secondo i dati pubblicati dal Kiel Institute for the World Economy.

Da fonti aperte sappiamo che Kiev ha perduto 574 Mbt, catturandone però 548 di cui non sappiamo le condizioni, pertanto non è possibile stabilire se tutti siano stati rimessi in linea di combattimento. Sempre attraverso le stesse fonti, possiamo stimare che la Russia abbia perso 2136 carri armati, e ne abbia catturati 141.

Come detto, si tratta di stime che vanno lette per difetto, perché questi numeri riguardano solamente Mbt di cui è stato possibile avere un qualche tipo di conferma visiva, pertanto si ritiene che complessivamente possano essere molti di più. Riteniamo però che sia molto arduo essere così tranchant sui numeri dei carri in servizio in entrambi gli schieramenti, soprattutto per quanto riguarda quello russo.

Quanti sono davvero i tank russi

Come sappiamo, Mosca possiede centinaia di depositi di veicoli corazzati di tutti i tipi ereditati dall’Unione Sovietica, e si ritiene che in essi siano immagazzinati tra i 12mila e i 15mila Mbt di vari modelli. Sappiamo anche che l’esercito russo, da tempo, ha cominciato ad attingere a questi depositi per rimpinguare le fila delle sue forze corazzate – duramente colpite dalle azioni ucraine – e parallelamente sta continuando a produrre carri armati più moderni sebbene a lento ritmo per via della difficoltà di reperimento di parti sofisticate come le ottiche di puntamento.

Mosca ha inviato al fronte i suoi vecchi T-62 e anche i T-54 e 55, ma capire effettivamente il numero complessivo di questi carri rimessi in servizio è molto difficile, pertanto sarebbe meglio parlare di una forbice molto più ampia rispetto ai 1400 che l’Iiss ha catalogato tra le fila dell’esercito russo.

Come funziona la riserva russa

Per cercare di chiarire meglio questo aspetto è bene rispiegare come effettivamente funziona la “riserva” dei mezzi corazzati russi, che è unica nel suo genere in quanto in Occidente non vi è nulla di simile.

Per quanto riguarda gli Mbt, la Russia ha, sin dai tempi dell’Unione Sovietica, adottato una politica di “immagazzinamento” di quelli ritenuti obsoleti o in via di esserlo: semplificando il concetto, un po’ ovunque nello sconfinato territorio russo, ma soprattutto nell’entroterra asiatico, esistono depositi di mezzi di seconda e terza linea, spesso e volentieri aventi pochissime ore di servizio alle spalle. In generale le basi di stoccaggio della logistica militare occupano un posto significativo nell’architettura delle forze di terra e sono progettate per immagazzinare armi, equipaggiamento militare e scorte di materiale, per organizzare e condurre campi di addestramento e addestramento pianificato del personale assegnato, e ovviamente intervengono quando le varie unità (battaglioni, brigate, divisioni) vengono mobilitate.

Per quanto riguarda i mezzi di seconda e terza linea, essi vengono stoccati in depositi a cielo aperto e per tutto il periodo sovietico venivano mantenuti in condizioni di generale efficienza: secondo la dottrina sovietica per la guerra convenzionale gli armamenti più sofisticati sarebbero andati persi da ambo le parti nei primi giorni di guerra, lasciando così campo a mezzi ritenuti più obsoleti che però, stante questa contingenza, avrebbero potuto ancora essere efficaci in un ambiente bellico “impoverito” di armi moderne.

Tank sovietici T54, T55 e T62 conservato in Iraq
Foto: EPA/MURTAJA LATEEF

Alcune tipologie di carri, come i T-62, non necessitano di lavori di adeguamento particolarmente lunghi e profondi, in quanto questi carri sono stati tenuti in servizio attivo fino all’inizio degli anni 2010, ma soprattutto quando venne siglato il Trattato CFE, sulle forze convenzionali in Europa, Mosca dovette spostare “a est degli Urali” unità corazzate utilizzanti i T-72 e T-80, così i T-62 cominciarono ad affluire negli enormi depositi a cielo aperto quando erano praticamente nuovi.

Quindi conteggiare quanti di questi carri che la Russia ha tenuto in riserva nel corso degli anni siano effettivamente giunti ai reparti al fronte è molto complicato, soprattutto quando altre fonti aperte riferiscono che di recente circa 400 Mbt di tipo non specificato sono giunti nel settore del Donbass tra Kreminna e Svatove, insieme a quasi 50mila uomini tratti dalla riserva.

Un alto funzionario della difesa britannica ha dichiarato recentemente che la Russia ha perso “quasi la metà” della sua efficacia in combattimento da quando ha invaso l’Ucraina, ma bisogna considerare che non ha schierato la quasi totalità dei suoi reparti perché deve tenerli a presidio di un confine con Paesi “ostili” che è praticamente raddoppiato da quando la Finlandia ha fatto il suo ingresso nella Nato, pertanto affermare che Mosca ha perso “la metà della sua efficacia” bellica è fuorviante anche considerando che gli assetti navali e aerei sono stati rispettivamente solo leggermente e parzialmente intaccati dal conflitto (senza considerare l’arsenale nucleare tattico e strategico).