Il 21 novembre scorso, la Corte Penale Internazionale (CPI) ha emesso mandati di arresto contro il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il Ministro della Difesa Yoav Gallant. Un terzo mandato riguarda Mohammed Deif, comandante militare di Hamas, che Israele dichiara di aver ucciso a luglio. La Camera ha ritenuto che vi siano fondati motivi per credere che Netanyahu e Gallant abbiano deliberatamente privato la popolazione civile di Gaza di beni essenziali per la sopravvivenza, tra cui cibo, acqua, medicinali, carburante ed elettricità, dal 8 ottobre 2023 al 20 maggio 2024. Secondo i giudici, i due leader israeliani avrebbero impedito l’accesso agli aiuti umanitari, violando il diritto internazionale umanitario, e ostacolato la fornitura di soccorsi da parte delle organizzazioni umanitarie. Nonostante Israele abbia ripetutamente negato ogni accusa, i dati forniti proprio da Tel Aviv sembrano confermare quanto affermato dai giudici della CPI.
I dati che smascherano Israele
Secondo un’analisi pubblicata su Responsible Statecraft da Stephen Semler, co-fondatore del Security Policy Reform Institute, l’impegno dichiarato dalle Forze di Difesa Israeliane (IDF) di aumentare il flusso di aiuti a Gaza è rimasto largamente disatteso. Ad aprile 2024, dopo le critiche internazionali seguite alla morte di operatori di World Central Kitchen in un attacco israeliano, l’IDF aveva annunciato nuove misure umanitarie. Aveva promesso un incremento dei camion di aiuti giornalieri diretti a Gaza, puntando a raggiungere una media di 500 camion al giorno, contro i 153 mediamente registrati tra gennaio e marzo 2024. Tuttavia, secondo Semler, il risultato è stato ben lontano dalle aspettative: “La media giornaliera da allora è stata di soli 152 camion al giorno”.
Sotto la media di aiuti umanitari stabilita dagli Stati Uniti
L’analisi dei dati forniti dall’unità COGAT (Coordinatore delle Attività Governative nei Territori) dell’IDF rivela un netto peggioramento negli ultimi mesi. Nel mese di ottobre 2024, Gaza ha ricevuto appena 1.789 camion di aiuti, corrispondenti a una media di 58 camion al giorno, mentre a novembre ne sono entrati 2.670, ovvero 89 camion giornalieri. Questi rappresentano rispettivamente il volume mensile più basso e il secondo più basso registrati nel 2024. Per confronto, l’USAID – l’Agenzia degli Stati Uniti per lo sviluppo internazionale – ha stimato che sarebbero necessari almeno 600 camion giornalieri per evitare una carestia nella Striscia di Gaza, dove oltre 2 milioni di persone vivono una grave crisi umanitaria.
Le responsabilità del governo israeliano
Il calo negli aiuti, afferma Semler, non è attribuibile a una mancanza di risorse né a una diminuzione della domanda. In molti casi, “centinaia o persino migliaia di camion di aiuti attendono il permesso di Israele per entrare a Gaza”, come recentemente confermato dal Governo israeliano stesso, che ha segnalato la presenza di 900 camion bloccati a un solo valico di confine.
Semler sostiene che il blocco sia una scelta deliberata del governo israeliano. Questa politica, sottolinea, viola il diritto internazionale: secondo l’Articolo 8(2)(b)(xxv) dello Statuto della Corte Penale Internazionale del 1998, “usare intenzionalmente la fame dei civili come metodo di guerra, privandoli di oggetti indispensabili per la loro sopravvivenza e ostacolando deliberatamente gli aiuti umanitari previsti dalle Convenzioni di Ginevra” costituisce un crimine di guerra.
Mentre il fabbisogno umanitario a Gaza è più elevato che mai, la quantità di aiuti che riescono a entrare nella Striscia è gravemente insufficiente. Come riportato da un residente a dicembre 2023: “Se non troviamo acqua potabile, beviamo l’acqua del mare. Non potete capire quanto stiamo soffrendo”.
L’analisi di Human Rights Watch
Secondo Human Rights Watch, a partire dall’ottobre 2023, le autorità israeliane hanno deliberatamente ostacolato l’accesso all’acqua potabile per i palestinesi nella Striscia di Gaza. “Le azioni delle autorità israeliane hanno privato la maggior parte della popolazione di Gaza dell’accesso alla quantità minima di acqua necessaria per la sopravvivenza”, ha dichiarato l’organizzazione.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) stima che una persona necessiti di 50-100 litri di acqua al giorno per soddisfare i bisogni essenziali, ma in situazioni di emergenza prolungate il minimo vitale si riduce a 15 litri al giorno. Tra ottobre 2023 e settembre 2024, la popolazione di Gaza è stata privata persino di questa quantità minima, con conseguenti morti e la diffusione di malattie su larga scala.

