Unità territoriale della Siria, inclusione delle Forze democratiche siriane all’interno dell’esercito regolare ed elezione di rappresentanti curdi al parlamento di Damasco: sono alcune delle richieste avanzate dalle autorità curde al governo centrale siriano, in quella che sarà la trattativa per decidere il futuro del nord della Siria in seguito all’abbandono delle truppe Usa.

Con l’annuncio del ritiro delle truppe americane dal nord della Siria, i curdi siriani si trovano senza l’appoggio dell’alleato con cui fino ad ora avevano combattuto e con il quale speravano di proteggersi dalla minaccia di una nuova offensiva turca ad est del fiume Eufrate.

La scelta di Donald Trump è stata vista come una pugnalata alle spalle, un’inversione di marcia inaspettata che ha anche infranto i sogni dei curdi di sedersi al tavolo dei negoziati con il governo siriano per poter trattare il loro futuro da una posizione privilegiata, avendo gli americani alle loro spalle.

In seguito alla decisione americana, i curdi avevano lanciato un’offensiva diplomatica facendo pressioni sulla Casa Bianca affinché Trump cambiasse idea e rimandasse o annullasse il ritiro delle truppe. Niente di ciò è avvenuto, nonostante alcune dichiarazioni contrastanti dello stesso presidente in merito alle tempistiche del ritiro. Anzi, il Segretario alla difesa James Mattis e l’inviato statunitense alla guida della coalizione internazionale per la lotta contro l’Isis Brett McGurk, l’alleato più vicino ai curdi, hanno rassegnato le dimissioni in protesta con la decisione presidenziale. 

 Abbandonati dall’Occidente, i curdi hanno così incominciato a guardare a Damasco e a Mosca per cercare di instaurare un dialogo con i vincitori della guerra in Siria, gli unici che li potrebbero proteggere da un attacco della Turchia.

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Le autorità curde hanno già preparato una roadmap con la quale intendono incominciare i negoziati con Assad. Secondo un documento ottenuto dall’agenzia filocurda  Anha, tra le principali richieste avanzate dai vertici politici del nord della Siria vi sono:

mantenere l’unità territoriale siriana;includere l’autoproclamata regione autonoma del nord della Siria all’interno della Repubblica democratica siriana;avere garantiti dei rappresentanti della regione autonoma nel parlamento centrale di Damasco;poter issare ed esporre le bandiere della regione autonoma del nord della Siria, assieme alla bandiera ufficiale della Repubblica siriana;includere le Forze democratiche siriane all’interno dell’esercito regolare;insegnare a scuola e nelle università nelle lingue madri delle diverse etnie della regione autonoma del nord della Siria, pur riconoscendo l’arabo come lingua ufficiale della Repubblica siriana.

Richieste che sono arrivate a Bashar al Assad con il quale i curdi non hanno mia tagliato i ponti durante tutta la durata del conflitto. Basti pensare che l’aeroporto di Qamishli, considerata il capoluogo della regione autonoma del nord della Siria, è sempre stato sotto il controllo di Damasco e il governo centrale non ha mai fatto mancare gli stipendi ai dipendenti pubblici di scuole e ospedali. Inoltre, nel nord della Siria, Assad ha sempre mantenuto rapporti privilegiati con le comunità cristiane, le quali hanno manifestato più volte in suo favore.

L’obiettivo dei curdi è quello di trovare un protettore il prima possibile per poter frenare l’avanzata della Turchia nel nord della Siria ed evitare che i crimini contro la loro popolazione per mano dei ribelli  supportati dalla Turchia vengano perpetrati impunemente così come accaduto precedentemente ad Afrin.