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Le Forze Democratiche Siriane (Sdf) hanno incominciato l’ultima operazione militare per eliminare gli ultimi raggruppamenti di quello che fu lo Stato islamico ad est del fiume Eufrate, sul confine tra Siria e Iraq. Le Sdf, sostenute dagli Stati Uniti, sono composte prevalentemente dalle milizie curde Ypg ma anche da combattenti arabi, yazidi, cristiano siriaci e assiri.

Denominata “Roundup”, è la terza fase dell’offensiva di terra supportata da incessanti bombardamenti e fuoco di artiglieria delle truppe a stelle e strisce presenti nel nord est della Siria che preparano le truppe curde alle incursioni nelle zone rurali a est di Deir Ezzor.

L’area è desertica e i villaggi sono abitati prevalentemente da arabi sunniti. “Non mi sorprenderebbe se alcuni leader dell’Isis si fossero nascosti in quella zona”, ha detto il Segretario per la Difesa Usa James Mattis, come riportato dalla Cnn. L’Isis è confinato nella zona di Hajin dove, secondo le stime del portavoce degli Usa, ci sono ancora 1000-1500 jihadisti. Si era anche ipotizzata la presenza del Califfo,  Abu Bakr al Baghdadi, nascosto in qualche piccolo villaggio al confine tra Siria e Iraq.

Non si sta rivelando una battaglia facile. Ieri, le Sdf hanno fatto irruzione nel villaggio di Bagouz dove hanno incontrato una strenua resistenza da parte dei miliziani del Califfo, perdendo venti combattenti in un’imboscata dei tagliagole.

Secondo l’agenzia del Califfato  Amaq, i combattenti del Califfato hanno resistito alle forze curde con colpi di mortaio, lanci di bombe contro i convogli delle Sdf che si stavano muovendo verso il fronte e con l’utilizzo dei famigerati e temuti cecchini ceceni. Tutta la zona è stata anche intensamente minata per rallentare l’avanzata dei curdi.

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Secondo l’Osservatorio per i Diritti Umani in Siria, dall’inizio dell’offensiva, 53 terroristi sono stati uccisi mentre i curdi hanno perso 38 dei loro commilitoni. Vista la difficoltà dei combattimenti e l’utilizzo da parte dell’Isis di vari tunnel sotterranei che utilizzano per muoversi rapidamente e di nascosto da un villaggio all’altro, le Sdf hanno deciso di mandare un rinforzo di mille soldati, comprese le donne combattenti curde, a sostegno dell’operazione.

Oltre alle preoccupazioni e all’ingente impiego di uomini per l’offensiva a est dell’Eufrate, i curdi si vedono minacciati anche a nord e a ovest dalla Turchia. Ieri, durante la conferenza stampa con il Presidente russo Vladimir Putin, Erdogan ha riaffermato la sua volontà di “stanare tutti i terroristi presenti nel nord della Siria” (il riferimento era ai curdi siriani, considerati dalla Turchia terroristi per via della loro vicinanza al Pkk) e di eliminare il Pyd (Partito dell’Unione Democratica), ramo politico delle milizie curde Ypg, dal nord della Siria.

Da capire quindi quale sarà il ruolo che gli Stati Uniti. Alleati sia di Ankara che dei curdi, più di una volta hanno rinnovato il loro impegno per la protezione dei curdi e per loro presenza in Siria fino a quando l’Isis non sarà del tutto debellato. Il livello di fiducia dei curdi nei confronti degli americani però non è elevatissimo dopo che hanno permesso alle truppe turche di entrare e conquistare il cantone curdo di Afrin nel marzo 2018.