Ore frenetiche fatte di inviti ad evacuare il personale dalle ambasciate e da un repentino aumento della tensione, cresciuta soprattutto dopo le indiscrezioni circa l’imminenza oramai dell’invasione russa dell’Ucraina. Eppure, per scongiurare il conflitto, ci sono ancora ben cinque ipotesi tutte al vaglio. Cinque tappe e cinque punti in grado di issare un muro per arginare la repentina avanzata dell’escalation.



Due di queste ipotesi dipendono da eventuali sviluppi nei rapporti tra Washington e Mosca. Una invece ha a che fare con scelte interne dell’Ucraina e due invece riguardano i rapporti tra Mosca e Kiev.

1. Gli Usa persuadono la Russia

Biden e Putin si sono visti e sentiti più volte da dicembre a oggi. Da quando le tensioni in Ucraina si sono fatte lampanti e palesi, i due presidenti hanno avuto diversi contatti. Il più importante è fissato per il pomeriggio di sabato 12 febbraio. Obiettivo di Washington sarebbe di far capire al Cremlino che iniziare subito un’invasione non sarebbe conveniente. In primo luogo perché gli Stati Uniti imporrebbero gravi sanzioni economiche e costringerebbero i propri partner Nato a seguire questa strategia. Sul piatto verrebbe messo anche il North Stream 2, l’importante gasdotto che dalla Russia raddoppierebbe le forniture di gas verso la Germania, scavalcando l’Ucraina e garantendo quindi a Mosca maggiore serenità nelle sue esportazioni energetiche in Europa. Qualora Putin dovesse valutare sconveniente l’intervento militare in ragione delle possibili difficoltà economiche, allora si potrebbe assistere a una “de escalation” e a un graduale ritiro delle truppe russe al momento vicine al confine con l’Ucraina.

nord stream germania russia

2. Usa e Russia discutono sulle zone di influenza

Perno della questione è la volontà di Mosca di evitare un’ulteriore espansione della Nato verso est. Per cui si potrebbe giungere, senza l’uso della forza, a un compromesso tra la federazione russa, gli Stati Uniti e i vari Paesi dell’Alleanza Atlantica. Un patto che consisterebbe nel tracciare una sorta di “linea rossa” da non oltrepassare. Una soluzione comunque non semplice. La Nato non può impedire, in un futuro, all’Ucraina di entrare e non può stoppare motu proprio la richiesta di annessione di Kiev all’Alleanza. Questo per via del rispetto dei principi dell’autodeterminazione degli Stati sanciti dall’Alleanza. Tuttavia, si potrebbe raggiungere un accordo in cui Washington garantisce il non immediato ingresso ucraino nella Nato, generando quindi una distensione tra le principali parti interessate. Il tutto corredato da intese relative a una maggiore collaborazione tra Mosca e Washington, una maggiore trasparenza nelle comunicazioni e nelle esercitazioni. Si tratterebbe, in poche parole, di ridurre le tensioni e i gesti percepiti da ambo i lati come “provocazioni”.

Mappa di Alberto Bellotto

3. L’Ucraina sceglie la neutralità

Dal 2014 in poi, da quando cioè le rivolte di piazza Maidan hanno contribuito alla caduta del governo filorusso di Yanukovich, a Kiev si è installata una leadership filo occidentale. Sia il presidente Poroshenko che il successore Zelensky hanno parlato dell’ingresso nell’Ue e nella Nato come di obiettivi importanti inseguiti dai propri governi. Ma, per evitare l’invasione russa, Kiev potrebbe propendere per una neutralità. Non aderire, almeno nell’immediato, all’Alleanza Atlantica e contemporaneamente non orientare il proprio posizionamento geopolitico verso Mosca. Un modello ribattezzato “finlandese” per via della neutralità scelta da Helsinki subito dopo la seconda guerra mondiale al cospetto di Usa e Urss. Un’ipotesi però la cui applicabilità è tutta da verificare: se Zelensky dovesse rinunciare a un ingresso nella Nato, potrebbe perdere l’appoggio di molti suoi deputati oltre che innescare una reazione violenta dei movimenti filo occidentali di estrema destra.

4. Mosca e Kiev “ripescano” gli accordi di Minsk

La guerra che dal 2014 coinvolge le regioni orientali ucraine del Donbass è stata parzialmente fermata dalle intese redatte a Minsk nel settembre di quell’anno. Accordi per la verità spesso disattesi e che hanno prodotto solo un tenute cessate il fuoco tra l’esercito ucraino e i ribelli separatisi filorussi del Donbass. Eppure, per evitare l’escalation del conflitto, queste intese potrebbero servire come base per far ripartire il dialogo diretto tra Russia e Ucraina. Un’ipotesi ventilata dal presidente francese Emmanuel Macron durante la sua visita a Mosca nei giorni scorsi.



5. La tensione come “status quo”

Infine non è da escludere che l’attuale escalation si appiani senza accordi tra le parti. Ossia con il mantenimento dei soldati russi lungo il confine ucraino, senza tuttavia l’ordine finale del Cremlino di entrare in Ucraina. Un’eventualità non così remota. Mosca da un lato, Washington dall’altro continuerebbero a mostrare i muscoli senza tuttavia sparare il primo colpo. Si tratterebbe di un congelamento delle attuali posizioni che darebbe alla Russia il vantaggio di non vedere Kiev da subito all’interno della Nato e agli Usa quello invece di poter mostrare di aver scongiurato, per il momento, il conflitto. Del resto nel 2014 nel Donbass è esattamente andata così: lo status quo costituito da una guerra a bassa intensità perdura da otto anni, senza attuali prospettive di soluzione.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.