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La guerra in Ucraina va avanti ormai da quasi tre mesi. Tolte le prime settimane del conflitto, quando l’esercito russo ha collezionato importanti conquiste territoriali facendo temere la caduta ucraina nell’arco di pochi giorni, la situazione si è progressivamente capovolta. Dopo aver ricevuto importanti rifornimenti di armi dal blocco occidentale, le forze di Kiev sono infatti riuscite non solo a respingere l’offensiva del Cremlino che puntava dritta sulla capitale – con un piano volto a destituire il governo guidato da Volodymyr Zelensky – ma anche a riconquistare l’area a nord di Kiev, compresa l’area di Chernobyl, Chernihiv, Sumy e, recentemente, pure alcune zone di Kharkiv, a est, e di Kherson, a sud.

Lo scenario bellico è ovviamente dinamico ed è impossibile scattare una fotografia istantanea. Certo è che, rispetto allo scorso 24 febbraio, il teatro ucraino è sensibilmente cambiato, così come sono mutati gli obiettivi di Mosca, a quanto pare ridimensionati, e le pressioni che vertono sul Cremlino, ancora in attesa di sbandierare un importante trofeo di guerra di fronte al proprio popolo.

Mosca in difficoltà

Tra i vari analisti e commentatori non manca chi sostiene che la Federazione russa stia malamente perdendo la guerra, o che addirittura l’abbia già persa. Altro che cambio di strategia: secondo questa linea di pensiero, gli uomini di Vladimir Putin avrebbero inanellato un errore dietro l’altro, fino a ritrovarsi invischiati in sabbie mobili probabilmente mortali. Gao Yusheng, ex ambasciatore della Repubblica Popolare in Ucraina dal 2005 al 2007, è uno di loro e non ha usato mezzi termini: “La Russia ha completamente perso l’Ucraina”.

Il signor Gao, uno dei massimi esperti russi del Ministero degli Esteri cinese, soprattutto in merito al declino dell’Unione sovietica, ha pronunciato un’interessante analisi nel corso di un seminario online organizzato dall’Accademia cinese delle scienze, poi sintetizzata in un articolo apparso sul sito web Phoenix News e rimosso nel giro di poche ore. Il diplomatico ha spiegato perché, a suo modo di vedere, Mosca starebbe perdendo il conflitto in Ucraina e quali sono gli effetti che la debacle del Cremlino potrebbe causare all’ordine internazionale.

Piccola premessa: difficilmente Gao Yusheng potrà avere influenza sulla linea politica adottata dalla Cina nella vicenda ucraina. Allo stesso tempo, le sue tesi potrebbero (il condizionale è d’obbligo) riflettere le opinioni di altri accademici ed esperti cinesi, inclusi alcuni membri della stessa Accademia, un importante think-tank sia per il Partito comunista cinese sia per il governo che forse conosceva in anticipo le opinioni dell’ex ambasciatore.



Declino sistemico e mancata vittoria lampo

Partendo dall’analisi di Gao è possibile elencare i cinque principali motivi per i quali la Russia si starebbe dirigendo verso una inesorabile sconfitta. Possiamo partire con questa considerazione: la Russia è in realtà in fase declinante sin dal crollo dell’allora Unione sovietica. Tale declino, una sorta di continuazione di quello assaggiato dall’Urss negli anni della sua dissoluzione, è legato ai fallimenti delle politiche interne ed esterne del Cremlino. Tutto ciò è stato stato esacerbato dalle sanzioni economiche occidentali, che hanno sostanzialmente danneggiato i settori dell’economia russa.

La critica di Gao si fa via via più pungente, visto che a detta dell’ex ambasciatore il cosiddetto risveglio della Federazione Russa sotto la guida di Putin sarebbe falso e non esisterebbe. Al contrario, il declino di Mosca sarebbe ben visibile in ambito economico, militare, tecnologico e pure politico e sociale, con gravi impatti sull’esercito e sullo sforzo bellico in Ucraina.

Se il primo motivo del declino russo è sistemico, gli altri sono più legati ad aspetti strategici. Il mancato raggiungimento di una rapida vittoria e di un successo fulmineo in Ucraina, per lo meno nella neutralizzazione di Zelensky e del suo governo, avrebbero segnato l’inizio della sconfitta della Russia. Già, perché la forza economica e finanziaria dell’esercito russo, oltre a non essere commisurata allo status del Paese di superpotenza militare, non sarebbe in grado di sostenere una guerra high-tech che costerebbe centinaia di milioni di dollari al giorno.



Armi, tecnologia e guerra ibrida

Arriviamo così al terzo punto. I vantaggi militari ed economici della Russia sull’Ucraina sono stati compensati in parte dalla resistenza (e resilienza) degli ucraini e in parte dagli enormi aiuti che Kiev ha ricevuto dal blocco occidentale. Le armi e la tecnologia ricevuta, unita ai concetti militari e alle informazioni condivise sempre dall’Occidente, hanno consentito all’esercito ucraino di ridurre il gap con i nemici.

Come se non bastasse, visto che le guerre moderne sono per forza di cose guerre ibride – riguardano cioè aspetti militari ma anche economici, politici, diplomatici e via dicendo – per Gao la Russia ha assunto non solo una posizione passiva sul campo di battaglia.; Mosca starebbe perdendo anche in tutti gli altri campi.

Il quinto focus è probabilmente il più curioso: il Cremlino non sarebbe più in grado di decidere quando e come finirà la guerra. Secondo l’ex diplomatico cinese, la Russia starebbe cercando di porre fine al conflitto il prima possibile in modo da poter mantenere ciò che ha guadagnato. Da questo punto di vista, insomma, i russi avrebbero perso iniziativa e leadership strategica.

Risultato: gli obiettivi dei due schieramenti sono diametralmente opposti (i russi vogliono garantire la sovranità sui territori conquistati ed espandersi ulteriormente; gli ucraini, al contrario, intendono cacciare le forze del Cremlino dal proprio territorio), e questo potrebbe portare a nuove escalation militari, con una possibile sconfitta dell’esercito russo.

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