Guerra /

Durante la prima guerra mondiale circa sedici milioni di animali hanno prestato servizio nei vari ruoli delle forze armate. Truppe a cavallo e cammelli sono stati destinati alle campagne del deserto, ma anche asini e muli al trasporto di viveri e medicinali. L’impiego dei canarini è stato essenziale per il rilevamento di gas velenosi, mentre cani e piccioni utilizzati per le trasmissioni dai servizi d’intelligence. Con il tempo anche delfini, foche e pinguini sono stati addestrati come Marines per non citare le nuove guerre entomologiche che prevedono l’impiego d’insetti per il trasporto di malattie attraverso le zanzare. Sebbene non operativi anche gatti, scimmie, orsi e leoni hanno servito nelle file militari con il ruolo di mascotte o di compagnia, ma purtroppo oggi la scienza, anche in virtù delle della competizione tecnologica tra super potenze, sembra offrire un progresso fatto di soluzioni futuristiche dal retrogusto fortemente distopico. L’avvento dei droni e la loro operabilità, aveva fatto già presagire un nuovo concetto di ”warfare”, sebbene la sostituzione tecnologica dei cani in teatro di guerra sembrava ancora un pensiero lontano. Ma purtroppo la realtà non è questa.

I “Robot-dogs” dell’Us Air Force

Le recenti innovazioni militari dell’aeronautica militare statunitense hanno rivelato l’impiego del robot-dog, ovvero un cane-robot utilizzato presso la base militare dell’ Us Air Force a Nellis in Nevada. Fonti accreditate infatti riferiscono che il cane sia operativo per missioni congiunte di pattugliamento insieme al personale addetto alla sicurezza della base. Lo studio e l’analisi applicativa d’immissione è proteso al monitoraggio degli spazi di battaglia e alla raccolta dei dati.

Il Robot-dog è parte di un progetto denominato Advanced Battle Management System. Tale programma ha lo scopo di sviluppare il comando e controllo delle operazioni attraverso la fusione di sensori e dati incrociati raccolti e condivisi in maniera sinergica tra le unità dell’aeronautica e stazioni periferiche. In un’esercitazione dalla Buckley Air Force Base in Colorado alla base di Nellis, il sergente maggiore Lee Boston, ha raccontato che le truppe sono riuscite a rimanere più vicino all’aereo in quanto, dopo aver rilasciato i cani tecnologici è stato possibile avere le immagini della zona interessata con tutti i dati essenziali e senza esporre alcun soldato al pericolo. Questo ausilio innovativo ha riscosso un grande entusiasmo tra gli esperti militari, che in virtù delle sbalorditive prestazioni ne hanno auspicato un più ampio impiego, spiegando inoltre che i robot quadrupedi Vision 60 oltre a fare quello che i cani normali non possono, hanno anche la capacità di non essere feriti, nè uccisi.

La “Ghost Robotics”ed il Vision 60 UGV

Il cane-robot, denominato Vision 60 UGV o “veicolo terrestre autonomo senza pilota” è una creazione della Ghost Robotics di Filadelfia. La sua caratteristica è quella di poter operare in qualsiasi ambiente e di essere compatibile al trasporto di tecnologia per il trasferimento dei dati.

Il progetto attualmente è in adozione e sperimentazione non solo per le forze armate statunitensi ma anche per quelle australiane. L’origine di questa “evoluzione tecnologica” prende vita dai fondatori dell’azienda Gavin Kenneally e Avik De. Il progetto pilota fa riferimento a “Minotaur”, una prima creatura dotata di un sistema di feedback il cui obbiettivo era di consentire al robot di “attraversare un’ampia gamma di terreni e scenari operativi del mondo reale”. In un’intervista per IEEE Spectrum i fondatori della Ghosts Robotics hanno dato assicurazioni sulla concretezza ed affidabilità dei progetti avendo dichiarato di aver sottoposto le macchine ad una “sperimentazione fisica esaustiva”, anche provando a danneggiarle seriamente. Il rapporto dei ripetuti test ha fornito risposte positive sulla resistenza del telaio, in quanto quest’ultimo ha dimostrato un’adeguata protezione per i motori. Lo stesso si è rilevato anche per gli attuatori a trasmissione diretta. Infatti i responsabili del progetto spiegano che proprio il concetto dovuto all’assenza d’ingranaggi rende la struttura più robusta ed evita tutte quelle problematiche create dall’impatto del carico. Inoltre anche il “non impiego” di un sistema idraulico o a sensori di forza-coppia, montati proprio su molti prototipi robotici, rende questa innovazione unica nel suo genere in quanto le fornisce una particolare resistenza che permette ai robot di non essere danneggiati e di rivelarsi “inarrestabili”.