Guerra /

L’aeronautica svedese ha nella giornata di ieri un’esercitazione aerea combinata con il distaccamento di bombardieri B-1B dell’aeronautica militare statunitense che sarà dislocato in Norvegia. Un’esercitazione pianificata da molto tempo, a cui hanno partecipato i cacciabombardieri Jas 39 Gripen che hanno scortato i velivoli dell’U.S. Air Force. I caccia svedesi hanno effettuato anche un rifornimento in volo condotto da aerocisterne americane KC-135.

“Il compito principale dell’aeronautica svedese è fornire una forte difesa aerea, per controllare lo spazio aereo nazionale. In tal modo, l’Aeronautica Militare agevola anche le operazioni con bersagli a terra, simulate in questa esercitazione”, ha affermato il capo di Stato maggiore aeronautica, generale Carl-Johan Edström.

La situazione nel mondo circostante sta diventando sempre più imprevedibile e instabile. Se dovesse sorgere un conflitto nella regione del Mar Baltico, la Svezia sarebbe inevitabilmente coinvolta. Stoccolma ha chiaramente affermato che non rimarrà passiva, se un attacco dovesse essere lanciato contro di essa, i suoi partner o altre nazioni che si affacciano sul Mar Baltico. La cooperazione militare è fondamentale per garantire sicurezza e stabilità a lungo termine nella regione scandinava.

La partecipazione delle forze armate svedesi alle esercitazioni internazionali, dentro e fuori la Svezia, è in linea con la politica di difesa svedese e mira ad aumentare l’interoperabilità e le attività di esercitazione nella regione del Baltico che è diventata sempre più uno dei fronti più caldi dove si scontrano le forze della Nato e della Russia.

“Questa è stata una buona esercitazione, in cui abbiamo dimostrato l’interoperabilità e il nostro ruolo di partner affidabile e rilevante. Il legame transatlantico e le esercitazioni combinate con le unità aeree statunitensi aumentano le nostre capacità. Il nostro compito, da solo e insieme ad altri, è creare sicurezza e stabilità”, ha continuato il generale.

Gli Stati Uniti, insieme alla Finlandia, sono i partner di cooperazione più importanti della Svezia secondo Edström, che ritiene che queste brevi manovre congiunte effettuate coi bombardieri statunitensi potenzino le capacità delle difese svedesi sviluppando contemporaneamente la cooperazione con gli Stati Uniti, che sarebbe fondamentale, se la Svezia dovesse diventare l’obiettivo di un attacco.

La cooperazione delle forze armate svedesi con quelle degli Stati Uniti ha origine nella dichiarazione di intenti, concordata trai due Paesi, del 2016 che prevede, oltre ad accordi per effettuare esercitazioni congiunte di vario tipo, comprese quelle terrestri e navali, anche la condivisione di obiettivi comuni in operazioni multinazionali, aumentare il grado di interoperabilità tra le rispettive Forze Armate, e approfondire la cooperazione nei settori della ricerca e sviluppo di armamenti.

La Svezia, a ben vedere, si è avviata verso una graduale perdita del suo status di Paese non allineato già da qualche anno: Stoccolma aveva siglato già un accordo di cooperazione militare con gli altri Stati scandinavi e nordici (Norvegia, Finlandia, Danimarca e Islanda) chiamato Nordefco nel 2009; accordo che è stato aggiornato nel 2018 per far fronte al mutato contesto regionale che vede l’attività russa farsi più aggressiva. I ministri della difesa di Finlandia, Norvegia e Svezia, infatti, il 23 settembre di quell’anno firmarono una dichiarazione di intenti trilaterale mirante a rafforzare la cooperazione operativa dei tre Paesi scandinavi.

Prima ancora Stoccolma ha pensato fosse opportuno stringere legami bilaterali con la Nato: nel 2014 firmò un accordo di cooperazione militare con l’Alleanza; accordo che prevede la possibilità per la Nato di poter schierare le proprie truppe sul territorio svedese anche in tempo di pace oltre che in caso di crisi internazionale, e che rappresenta il vero fattore destabilizzante in ottica russa.

Mosca infatti ha reiterato più volte la propria ferma condanna verso la possibilità che Stoccolma entri a tutti gli effetti nell’Alleanza Atlantica: il presidente russo Vladimir Putin ebbe a dire, nel 2017, che “se la Svezia aderirà alla Nato, influenzerà negativamente le nostre relazioni perché significherà che strutture della Nato saranno installate in Svezia, quindi dovremo pensare ai modi migliori per rispondere a questa ulteriore minaccia”. In particolare l’atteggiamento russo verso la Svezia passerebbe da una “fredda amicizia” ad uno “status di nemico”.

Analizzando dal punto di vista giuridico gli accordi che legano Stoccolma a Washington e a Bruxelles, oltre che agli altri Paesi scandinavi, risulta evidente che l’eventuale adesione all’Alleanza Atlantica sia ormai da considerarsi come una pura formalità: se infatti la Svezia dovesse trovarsi nella condizione di essere minacciata militarmente da una potenza straniera, i suoi nuovi alleati interverrebbero in sua difesa. Certamente c’è da considerare il fatto che l’ingresso nella Nato garantirebbe a Stoccolma un ombrello difensivo totale in forza dell’articolo 5, che potrebbe essere chiamato in causa anche a seguito di un attacco cibernetico alle reti nazionali qualora dovesse essere fortemente inabilitante (potrebbe trattarsi infatti del preludio a un’azione militare in senso classico), ma i trattati stipulati garantiscono comunque alla Svezia l’intervento militare dei suoi alleati in caso di necessità.

Sembra quindi essere una decisione appositamente lasciata in sospeso quella di entrare formalmente nella Nato: la Svezia sul piano diplomatico potrebbe aver scelto di non irritare troppo la Russia, anche in considerazione del fatto che i rapporti tra i due Paesi, storicamente, non sono mai stati caratterizzati da reciproca simpatia, inoltre c’è da considerare che l’opinione pubblica non è ancora stabilmente a favore di questa possibilità, se pur le saltuarie “invasioni” nelle acque territoriali svedesi di sottomarini identificati come russi abbia aumentato il consenso generale, che, però, resta sempre di minoranza.