La geopolitica della corsa allo spazio
LEGGI IL MAGAZINE IN INGLESE

Dallo scorso 24 febbraio ad oggi i riflettori dei media sono puntati sulla guerra che si sta combattendo in Ucraina. Nel mondo, da ormai sette anni, continua tuttavia a consumarsi, tra i tanti, anche un altro conflitto particolarmente sanguinoso, finito ormai fuori dai radar: quello che ha sostanzialmente distrutto lo Yemen.

Mentre, all’inizio del 2022, l’attenzione globale era concentrata sull’Ucraina, è importante non dimenticare che, proprio nello Yemen, la coalizione a guida saudita ha effettuato oltre 150 attacchi aerei contro obiettivi civili, comprese case, ospedali e torri di comunicazione. I dati sono stati riportati dallo Yemen Data Project e fotografano una delle crisi umanitarie più gravi al mondo, con centinaia di migliaia di persone morte a causa dei combattimenti o delle conseguente indirette, in primis la fame (stime delle Nazioni Unite).

Migliaia di attacchi simili ai bombardamenti a tappeto che i russi hanno sferrato contro ospedali e altri obiettivi civili in Ucraina, hanno dunque avuto luogo anche in Yemen. Ebbene, secondo quanto riportato dal Washington Post molti degli squadroni dell’aviazione coinvolti nella campagna della coalizione saudita nel territorio yemenita sarebbero stati sostenuti dagli Stati Uniti.

Il (presunto) sostegno Usa ai bombardamenti sauditi in Yemen

In una lunghissima e accurata analisi, il quotidiano statunitense ha sottolineato come gli attacchi aerei sauditi nello Yemen, definiti crimini di guerra, abbiano fatto affidamento sul supporto degli Stati Uniti. In particolare, il sostegno Usa allo sforzo bellico saudita è iniziato durante l’amministrazione Obama ed è continuato, a singhiozzo, per sette anni. Il WP e il Security Force Monitor presso lo Human Rights Institute (SFM) della Columbia Law School hanno fornito un quadro ancora più completo e dettagliato di quanto fin qui era stato ipotizzato.

A quanto pare, la maggior parte dei raid aerei sono stati effettuati grazie a jet sviluppati e venduti da compagnie statunitensi, nonché da piloti addestrati dall’esercito americano. È vero che l’amministrazione Biden, nel 2021, ha annunciato la fine del sostegno militare statunitense alle “operazioni offensive” condotte dalla coalizione a guida saudita contro i ribelli Houthi dello Yemen, e ha pure sospeso alcune vendite di munizioni. Ma è altrettanto vero che i contratti di manutenzione adempiuti sia dall’esercito americano che dalle compagnie statunitensi agli squadroni della coalizione che svolgono missioni offensive sarebbero continuati come se niente fosse.

Armi, addestramento e supporto tecnico

Il WP e il SFM hanno identificato 19 squadroni di caccia che avrebbero preso parte alla campagna aerea saudita contro lo Yemen. Oltre la metà degli squadroni che hanno partecipato alla missione provenivano da Arabia Saudita ed Emirati Arabi, ovvero dai due Paesi che hanno effettuato la maggior parte dei raid e che hanno ricevuto una sostanziale assistenza dagli Stati Uniti.

Pare che Washington abbia fornito armi, addestramento e supporto per la manutenzione alla maggior parte degli squadroni di caccia coinvolti. Nell’analisi si legge che 39 squadroni degli Stati membri della coalizione a guida saudita hanno pilotato aerei con capacità di attacco; la maggior parte di queste unità volava su jet da combattimento sviluppati e venduti da compagnie americane. “I contratti esaminati per l’analisi sono solo una piccola parte delle vendite totali di armi statunitensi ai paesi della coalizione”, ha aggiunto il Washington Post.

Già nel marzo 2015, i funzionari statunitensi temevano che gli attacchi aerei della coalizione potessero aver violato le regole di guerra. L’aiuto ai crimini di guerra ai sensi del diritto internazionale, infatti, è stato applicato in modo diverso nei tribunali, compresi quelli nazionali. Secondo uno standard, ha ricordato ancora il WP, individui o addirittura uno Stato, possono essere giudicati colpevoli di favoreggiamento nel caso in cui abbiano continuato a fornire assistenza a un attore problematico sapendo che il loro sostegno avrebbe contribuito a crimini futuri e nonostante le assicurazioni.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.