“Penso che il primo obiettivo sia Zelensky. È un tentativo di far infuriare il popolo contro il presidente per aver ‘perso’ i territori ucraini”. Ad affermarlo, in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, è il generale americano Philip Breedlove, veterano dell’aeronautica in pensione e già Comandante supremo delle forze alleate della Nato in Europa durante l’annessione russa della Crimea nel 2014, che commenta così la decisione del presidente russo Vladimir Putin di riconoscere le Repubbliche separatiste del Donbass e la strategia del Cremlino. Secondo Breedlove, sono sostanzialmente tre i possibili scenari di attacco in Ucraina, tutti con obiettivi diversi. Il primo, spiega, vedrebbe le truppe russe avanzare “da nord” per fare “pressione su Kiev” e rovesciare il governo Zelensky.
Il secondo scenario ipotizzato dal generale in pensione prevede “un’invasione da est” che rappresenterebbe “un messaggio di Putin al governo ucraino all’Ue” ma soprattutto alla Nato: “Sono sono qua, detterò io la sicurezza in Europa dell’Est, voi siete irrilevanti”. Il terzo ipotizza la Russia esercitare da sud “un’immensa pressione economica; se taglia fuori Mariupol e poi blocca o conquista porzioni del porto di Odessa”, l’Ucraina “è completamente tagliata fuori dal mare”. Non so se ci sarà un blitzkrieg (attacco lampo) o una invasione su scala nazionale, afferma, “ma c’è una forza pronta, capace di infliggere gravi danni all’Ucraina, all’economia e al popolo”.
“Ecco lo scenario da incubo per l’Ucraina”
Nelle scorse settimane, in occasione di un evento organizzato dal think tank Atlantic Council, Breedlove si era dichiarato scettico rispetto a un’invasione su grande scala. “Non penso che Putin abbia abbastanza truppe per tutti e tre gli scenari” conferma infatti il generale. Putin, tuttavia, potrebbe applicare uno dei trentasei stratagemmi cinesi, un grande classico della strategia militare: “Rumore ad est, attacco ad ovest”. Sfruttando l’elemento sorpresa, lo Zar potrebbe impegnare le truppe ucraine nel Donbass per scatenare un attacco massiccio a nord e sud. Uno scenario da incubo per Kiev, secondo l’ex comandante supremo delle forze Nato in Europa. Le forze migliori, osserva infatti, sono “sulla linea di contatto, a combattere tutti i giorni i russi vicino al Donbass. Uno scenario da incubo è che la Russia attacchi là per tenere la maggioranza delle forze ucraine bloccate nel timore di un attacco più grosso: un’operazione leggera”, insiste, “mentre intanto l’attacco ‘vero’ può avvenire a nord e sud”.
Altra ipotesi, anche questa da scongiurare per Kiev, è quella di circondare l’Ucraina, provocando una grave crisi economica. “Putin ha detto che le sue forze resteranno in Bielorussia” afferma Breedlove. Se tiene l’Ucraina circondata, spiega, “rovinerà completamente la loro economia. E la Bielorussia non si riprenderà più. Sarà un fantoccio della Russia. Putin potrà tenervi le sue forze per assicurarsi che i suoi uomini la gestiscano”.
“Spazio aereo ucraino pericoloso quanto la Berlino del 1961”
Con l’invio delle truppe russe nel Donbass, ordinato dal presidente russo Vladimir Putin poco dopo il riconoscimento delle due repubbliche separatiste Donetsk e Luhansk, la tensione fra Mosca e l’Occidente è alle stelle e il rischio concreto di un errore di calcolo – che potrebbe innescare un conflitto più ampio – è dietro l’angolo. Una situazione che, per alcuni versi, ricorda la Berlino del 1961, come spiega Forbes, quando la situazione di stallo del 27 ottobre 1961 portò i carri armati sovietici e americani nella città tedesca, pronti per fronteggiarsi. Oggi, osserva Craig Hoper, il confine con l’Ucraina è un “moderno Checkpoint Charlie” ma, invece dei carri armati, “le piattaforme di ricognizione americane stanno affrontando le batterie missilistiche antiaeree russe e gli aerei da combattimento. Un errore di calcolo ora avrà conseguenze catastrofiche”. Ad esempio, se la Russia attaccasse un aereo da ricognizione statunitense, questo potrebbe” innescare le disposizioni di difesa reciproca nell’alleanza Atlantica”.
Ora occorre capire quale sarà la reazione americana alle mosse di Putin. L’America, sottolinea Forbes, ha ripetutamente indicato che “non è disposta a farsi risucchiare in un conflitto in Ucraina” ma “non starà nemmeno a guardare”. Venerdì scorso, infatti, il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha ribadito in una dichiarazione dalla Roosevelt Room che l’America “non invierà truppe a combattere in Ucraina, ma continueremo a sostenere il popolo ucraino”. Dal “come” dipenderà il futuro dell’Ucraina stessa.
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