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Guerra

Hormuz in fiamme, il mondo alla canna del gas

Nessuna protesta, in Occidente e nel Golfo, per l'improvvida sparata di Trump, nemmeno un flebile belato. Tale la statura della nefasta leadership dell'Europa e delle petromonarchie.
Hormuz in fiamme, il mondo alla canna del gas

Trump ha annunciato al Congresso che la guerra con l’Iran è ripresa, il blocco di Hormuz ripristinato e che, meraviglia delle meraviglie, gli Stati Uniti si faranno garanti della sicurezza della via marittima al modico prezzo del 20% del valore della merce trasportata.

Bizzarra eterogenesi dei fini di una guerra ripresa per garantire il libero transito attraverso lo Stretto conteso. Richiesta sostenuta con forza da tutte le Cancellerie occidentali e dei Paesi del Golfo che hanno tuonato contro il vulnus alla sacra libertà di navigazione prefigurata dalla riprovevole pretesa iraniana di chiedere ai naviganti una tassa sui servizi erogati.

Nessuna protesta, in Occidente e nel Golfo, per l’improvvida sparata di Trump, nemmeno un flebile belato. Tale la statura della nefasta leadership dell’Europa e delle petromonarchie, inutile infierire. Quanto alla sparata, sembra fatta apposta per aiutare l’Iran a imporre la sua tassa sui servizi.

Così ieri su X il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi: “Il Presidente degli Stati Uniti ha assolutamente ragione. Chiunque garantisca il passaggio sicuro delle navi commerciali attraverso lo Stretto di Hormuz dovrebbe essere compensato per questo servizio. L’Iran è sempre stato il GUARDIANO dello Stretto e lo rimarrà PER SEMPRE. Il 20% è ovviamente troppo. Noi saremo equi”.

Se Trump l’ha fatto deliberatamente per sbloccare lo stallo o sia frutto di follia, resta che il varo di una tassa sui servizi da parte dell’Iran, molto meno onerosa di quella evocata dalla follia imperiale, potrebbe essere accolta con un sospiro di sollievo dal mondo, ovviamente al netto del masochismo che affligge certa leadership.

Quanto al nuovo round di attacchi statunitensi e al blocco dello Stretto, non se ne comprende la ratio. Pare dettato dalla frustrazione per la sconfitta subita in guerra e al tavolo dei negoziati. E probabilmente anche dal tentativo di coprire in qualche modo le conseguenze della sconfitta con le bombe, che danno la sensazione che si possa ancora vincere.

Inoltre, Trump ha la necessità di allentare la pressione dei falchi, che peraltro potrebbero inserire variabili ad alto rischio escalation nel conflitto in corso. Uno di questi, Lindsey Graham, è appena defunto andando ad aggiungersi alla moltitudine di persone che ha contribuito ad ammazzare in tutto il mondo (decine di milioni) e portando nella tomba i tanti misteri della sua squallida vita. Un vero patriota… Inutile illudersi, sarà presto sostituito: si tratta di figure Usa e getta.

Un missile su Lindsey Graham

Quanto allo sviluppo del conflitto iraniano, è difficile immaginare che, mutatis mutandis, non si ripeta quanto avvenuto in precedenza. La chiusura di Hormuz metterà presto il pianeta sotto stress.

Il mondo che ancora fatica a riprendersi dal precedente blocco e non può più attingere, se non per breve tempo, alle erose riserve energetiche, non può sostenere un’altra chiusura prolungata di Hormuz. Né l’America può davvero credere che bombe, missili e droni siano in grado di piegare l’Iran o di aprire lo Stretto.

Può infliggere danni terribili, ma vincere la guerra è un’altra cosa. E per chiudere lo Stretto, all’Iran, pure se fosse a corto di armamenti (cosa che non è né sarà), basterà qualche mina, ché a sbarrare la via alle navi è sufficiente la sola mancanza di sicurezza.

Nella temperie, uno sviluppo nuovo. L’Arabia Saudita ha bombardato l’aeroporto internazionale di Sana’a, in Yemen, allo scopo di impedire l’atterraggio di un aereo iraniano in violazione all’embargo che ha decretato sul Paese confinante dopo la ribellione degli Houti. Attacco al quale gli Houti hanno risposto attaccando a loro volta l’aeroporto saudita di Abha.

Anche qui non si comprende la ratio, dal momento che i sauditi hanno finora tentato di attutire le fiamme del conflitto iraniano, nel timore che una guerra su larga scala consegni la devastata regione mediorientale a Tel Aviv. L’attacco a Sana’a, invece, alimenta le fiamme e riapre lo scontro iniziato nel 2014 tra il Regno e gli Houti – insorti contro il governo imposto allo Yemen da Riad – sopito da anni.

Sviluppo pericoloso per vari motivi. Anzitutto perché l’Arabia saudita ha siglato da poco un accordo di mutua difesa con il Pakistan, da cui la durissima condanna dell’attacco degli Houti da parte del Primo ministro Shehbaz Sharif, il quale ha ribadito “l’incrollabile sostegno alla sicurezza del Regno e [che il Pakistan] si schiera in piena solidarietà con il fraterno Regno dell’Arabia Saudita in questo momento critico”.

Ci sono forze pakistane in Arabia Saudita e potrebbero entrare in gioco se lo scambio di colpi con gli Houti perdurasse, con conseguente ampliamento della guerra mediorientale e una nuova e caotica frammentazione della stessa.

Uno sviluppo che, peraltro, potrebbe portare l’Iran, che ha negli Houti dei preziosi alleati, a rinunciare alla mediazione pakistana nel conflitto con gli Usa, con conseguente perdita di un canale privilegiato di comunicazione tra i duellanti.

Inoltre, last but not least, gli Houti minacciano di chiudere anche lo Stretto di Bab el-Mandeb, “la Porta delle lacrime”, nome che evoca quanto potrebbe accadere al mondo se la minaccia si concretizzasse, perché verrebbe meno un ulteriore snodo cruciale per le risorse energetiche (a proposito, questo stress energetico globale si somma al venir meno di parte delle risorse energetiche russe causato dagli attacchi da parte di Ucraina e Nato contro i suoi impianti energetici… il vertice del masochismo).

Il mondo è in fiamme, Netanyahu gongola. Può continuare ad ammazzare palestinesi, ieri 9 a Gaza (tra cui una donna e un bambino), a devastare la Cisgiordania e il Libano e a imperversare in Siria meridionale… la guerra di Trump & soci serve anche a nascondere notizie su tali crimini. E, se si va all’escalation, sbanca, nulla importando se il mondo collassa (l’opzione Sansone, ci torneremo).

Bande de Gaza : 9 martyrs dont un enfant et une femme dans des raids israéliens sur plusieurs régions depuis ce mardi matin.
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