“Nonostante la costante diffusione di informazioni, in Europa e altrove manca un fermo sostegno a favore delle minoranze perseguitate e discriminate”. Questa è la denuncia di monsignor Rabban Al-Qas, vescovo di Zakho e Amadya dei Caldei, nel Kurdistan iracheno, sulla drammatica situazione dei cristiani perseguitati in Iraq e Siria.banner_cristianiI dati sulla persecuzione anti-cristiana nel mondo continuano, infatti, ad essere drammatici. Ogni anno le persecuzioni contro i cristiani crescono, in media, di 2,6 punti rispetto all’anno precedente. E quella cristiana resta la comunità religiosa maggiormente perseguitata in ragione della propria fede.  Migliaia sono le chiese che continuano ad essere attaccate, e centinaia di migliaia i fedeli cristiani perseguitati: vittime dell’estremismo islamico, torturati, uccisi e costretti ad abbandonare le proprie case in Sira e in Iraq.Il futuro dei cristiani iracheni, in particolare, secondo monisgnor Al Qas, non sarà facile, neppure ora che l’esercito iracheno e i peshmerga curdi avanzano nella Piana di Ninive, liberando i villaggi che, prima di essere occupati dai jihadisti dell’Isis, per millenni hanno ospitato la comunità cristiana irachena. Un milione di fedeli nel 2003, oggi i cristiani in Iraq sono meno di 300mila persone che, divise tra speranza e angoscia per il futuro, aspettano di poter tornare nelle loro case, una volta che Mosul sarà liberata.LEGGI ANCHE: Quei cristiani perseguitati in Europa“L’attacco sferrato dai militari di Baghdad e dai peshmerga curdi a Mosul, roccaforte dell’Isis in Iraq è per noi fonte di rinnovata speranza”, afferma monsignor Al-Qas, “le nostre case e le nostre chiese sono ancora una volta terreno di scontro, e questo ci amareggia, ma nonostante ciò prevale la speranza”. “Questa feroce organizzazione terroristica può subire una sconfitta letale, e questo alimenta la speranza che intere comunità, cristiana, sciita, yazida, possano tornare a vivere nelle terre da cui sono state scacciate nell’estate 2014”, continua il vescovo. Tuttavia, anche dopo la liberazione di Mosul, secondo monsignor Al-Qas, per i cristiani iracheni non sarà facile tornare alla vita di prima. “Fra le famiglie cristiane ad Erbil o a Duhok è percepibile il profondo dolore per il tradimento dei vicini di casa, musulmani sunniti che inizialmente hanno accolto favorevolmente gli uomini del Califfo”, spiega il presule, “ sarà difficile garantire una pacifica convivenza nel breve termine”. “Speranza quindi, ma con i piedi ben piantati per terra”, ha detto il vescovo concludendo il suo colloquio con Aiuto alla Chiesa che Soffre.LEGGI ANCHE: “Quella in Siria è una guerra contro i cristiani”La fondazione pontificia che opera in favore dei cristiani perseguitati nel mondo ha promosso, assieme alla redazione de Gli Occhi della Guerra e alla Regione Lombardia, sabato prossimo, 29 ottobre a Milano, l’iniziativa internazionale Help Christians, per tenere alta l’attenzione sul tema delle persecuzioni anti-cristiane. Un’iniziativa a cui plaude anche monsignor Al-Qas, che si dice “confortato” e “grato” nei confronti degli organizzatori. “L’impegno delle istituzioni e dei media è fondamentale per vincere il network del terrore e della persecuzione”, ha detto, infatti, il vescovo di Zakho e Amadya.