Mentre la Siria resta con il fiato sospeso in attesa della decisione di protrarre o meno la fragile tregua negoziata all’inizio della settimana scorsa da Russia e Stati Uniti, un nuovo allarme sulle condizioni della popolazione, stremata da quasi sei anni di conflitto, arriva dalla provincia settentrionale di Hassakeh.Per approfondire: Non c’è tregua tra Turchia e curdiDalla città capoluogo dell’omonima provincia del nord-est della Siria, abitata per la maggior parte dalla popolazione curda, monsignor Jacques Behnan Hindo, arcivescovo siro-cattolico di Hassakeh-Nisibi, ha denunciato le tragiche condizioni in cui sono costretti a vivere i cristiani che abitano la città, e i curdi che non aderiscono al Partito curdo dell’Unione Democratica (Pyd) e alle milizie armate del partito, le Unità di Protezione del Popolo (Ypg).Durante l’estate, esercito siriano e Ypg si sono contesi il territorio della città, controllata attualmente per l’80% dai miliziani curdi, prima di negoziare, lo scorso 21 agosto, un accordo per il cessate il fuoco per consentire l’evacuazione dei feriti. La tregua prevedeva, inoltre, la smilitarizzazione del quartiere cristiano di Hassakeh. I miliziani curdi delle Ypg, però, denuncia il vescovo in un comunicato inviato alla fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre, non si sono mai ritirate dal quartiere. “Le barricate non sono state rimosse, anzi sono aumentate, così come è aumentato il numero delle strade chiuse”, scrive il presule, “la circolazione è diventata molto difficile, se non addirittura impossibile”.Le condizioni di vita dei cristiani di Hassakeh, e della popolazione curda che non aderisce al Pyd, peggiorano, quindi, di giorno in giorno. Nella città, scrive monsignor Hindo, aumenta “la rabbia a causa del peggioramento delle condizioni di vita, della mancanza di generi alimentari e delle interruzioni quotidiane di elettricità, mentre a Malikieh, che è sotto il controllo dei curdi, non ci sono blackout, e tutte le esigenze vengono pienamente soddisfatte”. La arcidiocesi siro-cattolica, racconta il vescovo, si occupa autonomamente, ad esempio, della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti, al fine di evitare la diffusione di malattie tra gli abitanti della città.Per approfondire: I curdi proclamano il Kurdistan sirianoLa vita della popolazione cristiana, scrive il vescovo, diventa sempre più difficoltosa perché “i combattenti curdi, l’esercito e i suoi sostenitori hanno occupato decine di case nel quartiere cristiano, ma non è consentito ai residenti di ritornarci, tranne in quelle distrutte perché le forze curde vi si erano stanziate”. “I curdi appartenenti al braccio armato del partito”, continua monsignor Hindo, “si sono impossessati di molti mezzi del comune di Hassakeh, e li utilizzano per servire soltanto i loro quartieri”. “Sono stati occupati l’Ufficio Anagrafe e il Dipartimento Immigrazione e Passaporti, la Banca Commerciale Siriana, le facoltà universitarie dell’Eufrate e di Hassakeh, i depositi di grano, gasolio, benzina e cotone, il cui contenuto è stato trasferito”, scrive ancora il monsignore nell’appello indirizzato ad ACS-Italia. Dinanzi ad uno scenario del genere, “comprendiamo la grande preoccupazione e la tensione che vivono i cristiani e i curdi che non appartengono al partito curdo”, assieme alla “rassegnazione dei cristiani che sono indotti ad emigrare”, ha concluso l’arcivescovo.banner_occhi_cristianiNel corso della guerra civile siriana, i curdi siriani del Pyd hanno proclamato una regione federale autonoma nella provincia di Hassakeh. L’iniziativa è stata fortemente respinta dal governo siriano che non ha mai riconosciuto la nascita della nuova amministrazione autonoma, rivendicando l’integrità territoriale della Siria.