Skip to content
Guerra

Harcaui: “Usa e Russia si combattono anche in Libia”

C’è un fronte che, con lo scoppio della guerra in Ucraina e delle ostilità a Gaza, è finito ancor di più in secondo piano: si tratta di quello libico, con il relativo dossier che costituisce uno dei punti nevralgici della...

C’è un fronte che, con lo scoppio della guerra in Ucraina e delle ostilità a Gaza, è finito ancor di più in secondo piano: si tratta di quello libico, con il relativo dossier che costituisce uno dei punti nevralgici della politica italiana ed europea in nord Africa e nel Mediterraneo. Jalel Harchaui è uno dei principali studiosi della politica nordafricana, conosce molto bene le realtà del Maghreb e ha seguito, passo dopo passo, l’evolversi della crisi in Libia già dalla caduta di Gheddafi: sentito ai nostri microfoni, l’analista non ha dubbi sul fatto che su Tripoli e su Bengasi non hanno messo gli occhi soltanto le potenze europee o quelle regionali. Al contrario, la Libia è un altro terreno di scontro, non meno importante, tra Stati Uniti e Russia: “Washington – ha dichiarato su InsideOver – potrebbe reagire alla continua espansione militare della Russia in Libia”.

La situazione a Tripoli e le difficoltà di Washington

Per spiegare al meglio l’attuale contesto, è necessario fare un passo indietro. La Libia fino al 2011 è stata governata dal rais Muammar Gheddafi, il quale poi è stato prima messo in discussione dalle proteste figlie della primavera araba e successivamente dagli attacchi Nato: caduto il colonnello, il Paese è entrato in una fase di caos da cui, ad oggi, non è mai riuscito a uscire. L’intero territorio libico ha iniziato a essere conteso da più fazioni e più gruppi, spesso corrispondenti alle oltre cento tribù in cui è tradizionalmente divisa la società libica. A partire dal 2015, si è iniziata a scorgere una prima profonda spaccatura tra est e ovest: la Tripolitania, regione occidentale dove ha sede la capitale Tripoli, ha visto l’insediamento di più governi espressione delle varie milizie locali, soprattutto misuratine, dall’altro lato invece in Cirenaica, regione orientale della Libia, si è assistito all’avanzata del generale Haftar.

Di questa spaccatura ne hanno approfittato soprattutto due attori internazionali: la Turchia, il cui governo dal 2019 ha iniziato il sostegno alle istituzioni basate a Tripoli, e la Russia che già dal 2016 supporta Haftar. Mosca, proprio grazie alla vicinanza con il generale, è riuscita a far avanzare la propria influenza in Libia e in special modo nell’Est del Paese, lì dove vorrebbe impiantare una base navale tra Bengasi e Tobruck. Circostanza quest’ultima che ha allarmato e non poco gli Usa i quali, con il governo di Joe Biden, stanno provando a rientrare in gioco. “Ma non è affatto semplice – ha spiegato Harchaui su InsideOver – sarà difficile recuperare terreno sul Cremlino”.

Il primo ostacolo per la Casa Bianca è dettato dall’instabilità libica e del frazionamento del suo territorio in tante piccole sfere di influenza, soprattutto in Tripolitania: “Attualmente – ha dichiarato lo studioso – Tripoli sta vivendo significative divisioni interne, le quali rappresentano la spaccatura più critica in questo momento all’interno della Libia”. La capitale libica è preda di gruppi e bande che si contendono il controllo del territorio, a volte ricorrendo alla violenza. Ma gli scontri, non meno gravi, sono anche di natura prettamente politica: “Il vivido antagonismo tra il governatore della Banca centrale Sadiq al-Kabir e il primo ministro Dbaiba – ha aggiunto infatti Harchaui – è una realtà importante in questo momento”.

In un contesto del genere, i tentativi di Washington di poter incidere sul dossier libico sono destinati ad essere molto difficili: “Principalmente perché – ha ricordato l’analista – non è facile per gli Usa trovare oggi una fazione libica disposta a correre il rischio di impegnarsi militarmente contro le forze russe”. L’ideale per gli Stati Uniti sarebbe riuscire a riconciliare il Paese nordafricano, dando stabilità alle sue istituzioni e ridimensionando così l’influenza e la presa russa sul territorio. Ad oggi però, la riunificazione della Libia appare un miraggio: il processo voluto dall’Onu che dovrebbe portare i libici al voto è fermo al palo ed è di fatto arenato, inoltre in pochi sembrano disposti ad accettare passi indietro in nome di una ritrovata unità nazionale. Senza fazioni disposte a fronteggiare Mosca e senza una prospettiva di riunificazione, il margine di manovra per gli Usa appare quindi fortemente limitato.

Sanzioni e attacchi aerei “segreti” degli Usa contro obiettivi russi nell’est della Libia

L’influenza russa non è solo di tipo politico e non si basa esclusivamente sull’appoggio ad Haftar. Quando si parla di presenza di Mosca nell’est della Libia, occorre fare riferimento anche alla presenza fisica di proprio personale sul terreno stanziato in diverse basi situate soprattutto in Cirenaica. Non si tratta ovviamente di soldati regolari, bensì dei famigerati contractors della Wagner. Gli uomini un tempo comandati da Prigozhin, sono presenti nell’est a sostegno di Haftar già dal 2016 e oggi, con la caduta in disgrazia del cuoco di Putin, opereranno nel Paese nordafricano sotto le insegne dell’Africa Corps. Ossia la sigla chiamata a sostituire ufficialmente la Wagner nei tanti teatri di guerra africani dove i mercenari al soldo del Cremlino sono impegnati.

Secondo Harchaui, assodato che a livello politico per gli Usa è molto difficile espandere la propria influenza in Libia, Washington a questo punto per ridimensionare la presenza russa può giocare due carte: “In primo luogo, possiamo aspettarci sanzioni contro gli alleati libici strettamente associati alla famiglia Haftar”, ha spiegato l’analista. L’altra opzione invece richiede operazioni di natura militare tanto chirurgiche quanto “segrete”, in grado di non essere né intercettate e né scoperte: “Potrebbe verificarsi un aumento della frequenza degli attacchi aerei segreti volti a distruggere l’equipaggiamento militare russo”, ha infatti aggiunto Harchaui.

Il riferimento è ai raid che nei mesi scorsi hanno danneggiato basi notoriamente usate dai russi. Attacchi il più delle volte effettuati con droni, senza rivendicazioni e senza diretti collegamenti con le forze Usa. Pur se in sordina, azioni del genere ne sono state registrate diverse e hanno contribuito a far aumentare la tensione tra Washinton e Mosca: “Tali attacchi aerei hanno già avuto luogo nel gennaio e dicembre 2023 – ha dichiarato ai nostri microfoni l’analista – e potremmo vedere questi attacchi diventare più frequenti e intensi con l’obiettivo di aumentare i costi del coinvolgimento russo e potenzialmente rallentare l’espansione di Mosca”.

Quelle “distrazioni” che sembrano avvantaggiare Mosca

Esiste un canale di collegamento tra il dossier libico e le varie altre crisi internazionali che stanno interessando l’Europa e il medio oriente. La connessione è dettata dalla possibile influenza dei vari dossier sulla crisi in Libia: “Washington continua a dire che vuole rimanere la principale potenza globale – ha affermato Harchaui – una posizione che in genere implica la gestione di più questioni contemporaneamente. Eppure la Casa Bianca sembra sopraffatta dalla sovrapposizione di più di crisi contemporaneamente, gli Stati Uniti sembrano distratti dalle elezioni presidenziali, dalla guerra in Ucraina, dalla guerra a Gaza e dalle ostilità tra Israele e Iran”.

Distrazioni che, come effetto collaterale, stanno contribuendo ad alimentare le aspirazioni del Cremlino in Libia: “Mosca ama tutte queste distrazioni – ha dichiarato senza mezzi termini l’analista – Ciò aiuta a capire perché la Russia ha già compiuto progressi straordinari in Libia e in altri paesi africani negli ultimi mesi”. Da qui, una previsione: “Forse gli Stati Uniti si sveglieranno presto – ha concluso Harchaui – ma sarà difficile tornare indietro su gran parte di ciò che Putin ha realizzato”. Una cosa è certa: il braccio di ferro tra Casa Bianca e Cremlino ha anche nel territorio libico uno dei suoi principali teatri.

Abbonati e diventa uno di noi

Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Lascia un commento

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto

Perché abbonarsi

Sostieni il giornalismo indipendente

Questo giornale rimarrò libero e accessibile a tutti. Abbonandoti lo sostieni.