Nel giorno dei funerali di Papa Francesco, arriva una possibile svolta per la pace in Medio Oriente. Hamas si dichiara pronta a un accordo con Israele che potrebbe mettere fine alla guerra nella Striscia di Gaza, proponendo alla controparte il rilascio di tutti gli ostaggi e una tregua di cinque anni. Ad annunciarlo un funzionario del gruppo palestinese, parlando in anonimato con l’Afp, mentre una delegazione di Hamas si trova al Cairo per colloqui con mediatori egiziani.
Il funzionario di Hamas ha sottolineato la disponibilità dell’organizzazione palestinese a uno “scambio di prigionieri in un’unica fase e a una tregua di cinque anni”. La proposta segue il rifiuto, all’inizio del mese, di un’offerta israeliana giudicata “parziale” da Hamas, che chiede invece un accordo “completo” per fermare il conflitto. L’offerta israeliana prevedeva un cessate il fuoco di 45 giorni in cambio della liberazione di 10 ostaggi vivi. La leadership di Hamas ha accusato il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu di ostacolare i negoziati per uno scambio di prigionieri. “Non appena l’occupazione israeliana accetterà le nostre condizioni, siamo pronti a iniziare colloqui molto rapidi. Se accettassero oggi, saremmo pronti a partire oggi” ha dichiarato Haniyeh.
Le condizioni di Hamas
Tra le condizioni di Hamas c’è la liberazione di 52 prigionieri palestinesi, in carcere dopo uno scambio nel 2011 che aveva portato alla liberazione del soldato israeliano Gilad Shalit, catturato da Hamas nel 2006. Haniyeh ha anche chiesto che i prigionieri palestinesi, circa 4.500, di cui oltre 350 in detenzione amministrativa senza accuse formali, siano trattati con dignità.

I colloqui per uno scambio di prigionieri, mediati da interlocutori internazionali, sono iniziati nel 2016 ma si sono interrotti senza risultati. Negli ultimi mesi, Egitto, Qatar e Germania si sono offerti come mediatori al fine di facilitare nuovi negoziati.
La crisi umanitaria senza precedenti
Nel frattempo, la gravissima crisi umanitaria nella Striscia di Gaza prosegue. Il Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite (WFP) ha lanciato un allarme, dichiarando che le sue scorte di cibo sono completamente “esaurite” dopo aver distribuito le “ultime rimanenze” alle cucine locali. Il WFP ha avvertito che Gaza rischia di rimanere senza cibo “nei prossimi giorni”, con oltre 400.000 persone nell’enclave assediata che dipendono dai suoi aiuti. Il blocco umanitario imposto da Israele, iniziato il 2 marzo, ha costretto i residenti a sopravvivere con le scorte di cibo accumulate durante la tregua di inizio anno.
Ora la palla passa al premier israeliano Benjamin Netanyahu, che ha sempre chiesto la liberazione di tutti gli ostaggi come precondizione per negoziare. Ora stringerà un accordo con Hamas o troverà nuovi alibi per proseguire la guerra?
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