Mentre Haiti sta attraversando la stagione degli uragani atlantici (da giugno a novembre) con tempeste tropicali, inondazioni e frane, circa 6,4 milioni di persone necessitano di assistenza umanitaria e quasi 1,5 milioni sono sfollate a causa delle violenze delle bande armate. Quasi l’80% degli sfollati si trova ora al di fuori di Port-au-Prince, la capitale, come riferisce l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM) in un rapporto pubblicato lo scorso 25 settembre.
“Quello a cui stiamo assistendo ad Haiti non è una crisi che passa da una fase di emergenza a una di ripresa. Violenza, sfollamenti, insicurezza alimentare, rimpatri forzati e rischi climatici si stanno manifestando contemporaneamente, esercitando un’enorme pressione su famiglie e comunità”, ha dichiarato Elise Verron, Coordinatrice senior per le emergenze dell’OIM ad Haiti. “Le tendenze degli sfollamenti dimostrano che questa crisi si sta espandendo geograficamente. Le comunità che già faticavano a soddisfare i propri bisogni ora sopportano un fardello ancora più pesante”.
Haiti è precipitata nel caos politico in seguito all’assassinio del presidente Jovenel Moïse nel 2021. L’instabilità governativa e la grave crisi economica hanno permesso alle bande armate, che superano la polizia in termini di organizzazione e potenza di fuoco, di trarre forza per crescere e consolidarsi. Oggi, controllano quasi tutta la capitale (i dati più recenti parlano dell’85% di Port-au-Prince) e stanno espandendo la loro influenza verso l’esterno.
La violenza si sposta fuori dalla capitale
I dati mostrano che la crisi degli sfollati si sta diffondendo anche in regioni un tempo considerate relativamente più sicure. Ne è un esempio il dipartimento di Artibonite dove, tra maggio e agosto 2026, gli sfollamenti sono cresciuti del 16%. Sempre qui, lunedì 28 settembre almeno 11 persone sono state uccise in una rappresaglia delle bande dopo un’operazione della Gang Suppression Force (GSF), creata lo scorso anno per combattere le bande armate e sostenere le istituzioni di sicurezza haitiane.
Nella comunità rurale agricola di Kenscoff gli attacchi, secondo quanto riporta International Rescue Committee, hanno costretto oltre 2.600 persone ad abbandonare le proprie case a settembre 2026. Cinquanta persone sono state rapite e almeno 47 sono state uccise. La maggior parte delle persone colpite ha trovato rifugio presso famiglie ospitanti o in sei campi profughi nelle zone limitrofe di Port-au-Prince.
Un’emergenza sopra l’altra
Centinaia di migliaia di sfollati vivono oggi in comunità ospitanti, insediamenti informali, siti collettivi o altre condizioni precarie. Con la stagione degli uragani il rischio aumenta. “Per le famiglie già sfollate a causa della violenza, una tempesta di grande intensità potrebbe innescare un’ulteriore emergenza umanitaria”, ha affermato Verron. “Molte famiglie dispongono di poche risorse per far fronte a ulteriori shock e le comunità che ospitano le famiglie sfollate sono già sottoposte a una pressione considerevole.”
La valutazione dell’OIM evidenzia anche le pressioni nei dipartimenti di frontiera, dove autorità locali e comunità ospitanti devono gestire contemporaneamente gli sfollamenti interni e l’arrivo di haitiani rimpatriati dai paesi limitrofi. Questa convergenza mette a dura prova alloggi, servizi sanitari, sistemi idrici e altre risorse essenziali. Sebbene in alcune aree i rientri siano aumentati, molte famiglie continuano ad affrontare condizioni difficili: insicurezza, scarse opportunità di sostentamento e accesso inadeguato ai servizi di base limitano le prospettive di una ripresa sostenibile.
Bambini sempre più reclutati ed esposti a violenze
La metà degli sfollati sono bambini. Secondo i dati UNICEF di febbraio 2026, il numero di minori reclutati e utilizzati da gruppi armati è aumentato del 200% nel 2025. Spesso i minori sono costretti a unirsi alle bande per sostenere le famiglie o dopo minacce dirette a sé stessi o ai propri cari. Altri vengono reclutati dopo essere stati separati dai genitori e si rivolgono ai gruppi armati come mezzo di sopravvivenza e protezione.
Il reclutamento li espone a gravi rischi: lesioni, mutilazioni o morte in combattimento, detenzione arbitraria, abusi psicologici, fisici e sessuali. Dal 2023 le violenze sessuali contro i minori sono aumentate del 1000%.
Oltre alle violenze sui minori, le bande utilizzano sistematicamente la violenza sessuale sulle donne per consolidare il proprio controllo e seminare il terrore nelle comunità. Solo nel 2025 sono stati registrati 8.000 casi di violenza di genere, il 25% in più rispetto all’anno precedente.
La risposta internazionale
Sul fronte umanitario, nell’ambito del suo piano di risposta, l’OIM richiede 60 milioni di dollari per assistere i 6,4 milioni di persone in difficoltà, sollecitando investimenti continuativi non solo per l’emergenza, ma per aiutare le comunità a resistere agli shock climatici.
Tuttavia, la stabilizzazione del Paese resta legata a doppio filo alla sicurezza e alla tenuta delle istituzioni. Proprio in vista delle elezioni del 13 dicembre, le prime in dieci anni, il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha confermato la Gang Suppression Force (GSF) prima della scadenza del mandato. La forza opera sotto l’autorizzazione dello stesso Consiglio di Sicurezza, con il supporto logistico e operativo di un ufficio di supporto delle Nazioni Unite ad Haiti.
Attualmente sono oltre 1.500 i soldati e gli agenti di polizia schierati nel paese (provenienti, tra gli altri, da Ciad, El Salvador, Guatemala, Giamaica, Mongolia e Sri Lanka), un contingente che gli Stati Uniti prevedono salirà a oltre 4.000 unità nei prossimi mesi. Il supporto è stato accolto con favore dal Ministero degli Affari Esteri haitiano, che su X ha ringraziato i paesi contributori.
A chiudere il cerchio è l’appello lanciato dal Primo Ministro Alix Didier Fils-Aimé all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York. Pur ammettendo che la violenza criminale minaccia l’intero paese, Fils-Aimé ha rivendicato con forza la dignità e la resilienza di Haiti, sottolineando che la nazione non intende delegare il proprio futuro: “Haiti resisterà. Haiti si erge a testa alta”, ha affermato, invitando la comunità internazionale “non a salvarla, ma a starle accanto mentre prende in mano il proprio destino”.
Fonti
- Nazioni Unite (UN News): Copertura ufficiale sulla risoluzione del Consiglio di Sicurezza e il rinnovo della GSF.
- The Haitian Times: Le Nazioni Unite estendono il mandato della Forza antigang di Haiti fino a marzo 2027 a causa dell’aumento della violenza.
- OIM (IOM Crisis Response Plan): Piano di risposta e fabbisogni finanziari per la crisi ad Haiti.
- OIM (DTM Report): Rapporto di monitoraggio sugli sfollamenti interni (Agosto 2026).
- UN OCHA: Notizie principali di oggi: Territori palestinesi occupati, Cuba, Sudan, Haiti, Madagascar, Siria, Ucraina.
- UNICEF: Rapporto sull’aumento esponenziale del reclutamento minorile da parte dei gruppi armati.
- International Rescue Committee (IRC): La crisi della violenza delle bande ad Haiti: cosa sapere e come aiutare.
- International Crisis Group (ICG): Le bande criminali di Haiti: una missione straniera può spezzare la loro morsa?
- InsideOver: Archivio e precedenti analisi sulla criminalità e la crisi istituzionale ad Haiti