C’è chi la vede come una liberazione, chi invece esprime timori. Di certo, le avanzate dell’esercito nazionale libico, ossia le truppe fedeli al generale e uomo forte della Cirenaica Khalifa Haftar, nel sud della Libia stanno incidendo e non poco sulla situazione della martoriata regione del Fezzan. Questo vasto territorio che da Sebha scende verso Ghat ed i confini con Algeria e Niger, è quello che indubbiamente soffre più del resto del paese l’instabilità che regna in Libia dal 2011.

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Tra città senza più un’autorità presente, tra terroristi che qui sviluppano anche campi di addestramento, per non parlare dei trafficanti di esseri umani e degli scontri tra tribù ed etnie locali, il Fezzan è lo specchio che più riflette la triste attualità libica. Da due settimana a questa parte, proprio Haftar sta promuovendo un’operazione militare ad ampio raggio tra le dune del Sahara libico. E, inevitabilmente, le carte del frastagliato scacchiere del paese nordafricano si rimescolano nuovamente al pari di come il vento scuote i granelli del deserto. 

Tra favorevoli e “preoccupati” per le avanzate di Haftar nel Fezzan

Da giorni i media libici riportano foto e testimonianze della presenza delle truppe fedeli al generale cirenaico a Sebha, la principale città del Fezzan. I militari agli ordini di Haftar avanzano in città, controllerebbero diverse arterie strategiche, così come i punti più nevralgici del centro e della periferia. Sull’account Twitter del The Libya Times, si fa riferimento ad esempio alla presenza di uomini dell’esercito nazionale libico presso l’aeroporto civile di Sebha, il castello, l’università ed altri siti strategici. Si avanzerebbe, sempre secondo i media libici, cercando di evitare scontri diretti con i gruppi che controllano pezzi di città. “Aeroporto e castello sono stati presi dopo aver trattato con i dignitari della tribù dei Tebu”, scrive ad esempio Vanessa Tomassini su SpecialeLibia.it, segno che per il capoluogo del Fezzan si sta procedendo quartiere per quartiere con la speranza di porre sotto controllo Sebha senza dover alterare significativamente i fragili equilibri locali. Ma oltre alla città, l’esercito di Haftar avanzerebbe anche nei territori circostanti. In diversi distretti del Fezzan, le truppe avrebbero allontanato alcuni mercenari ciadiani ed avrebbero ucciso almeno due leader locali di Al Qaeda: Adel Ahmad Al-Abdali ed Ahmed el-Desoki. 

I primi a parlare positivamente delle avanzate di Haftar nel Fezzan sono i deputati della Camera dei Rappresentanti con sede a Tobruck, che del resto appoggia il governo che rappresenta il braccio politico proprio del generale libico. Diversi deputati sono originari del Fezzan e descrivono la situazione nella regione come “notevolmente migliorata” dopo l’arrivo dei militari. Questi ultimi sarebbero stati accolti positivamente dalla popolazione locale, che vede nella presenza di un esercito la possibilità di rimettere ordine all’interno di un contesto sconvolto sia sotto il profilo della sicurezza che a livello economico e sociale. Tra i contrari invece, spiccano in primis alcuni esponenti vicini al governo del consiglio presidenziale guidato da Al Sarraj. Per la verità l’attuale premier di Tripoli non ha ufficialmente espresso una posizione, ma dalla capitale libica emergono alcune perplessità soprattutto circa le intenzioni di Haftar. Da Londra, da dove tiene un discorso presso Chatham House, esprime preoccupazione anche il presidente della compagnia nazionale per il petrolio (Noc), Mustafa Sanallah: “La riapertura del giacimento di Sharara è diventata ora più complicata – afferma Sanallah, come riportato da Agenzia Nova – Temo per azioni che possano avere conseguenze su tutta la regione”. 

Cosa rappresenterebbe per Haftar il controllo del Fezzan 

Certo che è innegabile il fatto che nella regione meridionale della Libia la sicurezza è il punto principale da affrontare. Proprio nei giorni scorsi, prima del lancio dell’operazione da parte di Haftar, nel Fezzan si reca il rappresentante dell’Onu per la Libia, Ghassan Salamè. Il diplomatico può rendersi conto della precarietà della situazione sotto ogni punto di vista. Nella parte finale del 2018, nascono alcuni movimenti di protesta che mirano a far nuovamente accendere i riflettori sulle condizioni di vita nella regione. Tra questi spicca il movimento “La rabbia del Fezzan”, il quale occupa anche il campo petrolifero di Sharara, lo stesso a cui fa riferimento Sanallah nel discorso sopra accennato. L’arrivo degli uomini di Haftar viene percepito dalla popolazione come la fine dell’anarchia e l’inizio di nuove possibilità per tornare quanto meno alla normalità. Questo il generale lo sa e, sfruttando i problemi interni a Tripoli ed il sostanziale immobilismo delle autorità riconosciute dall’Onu, adesso mira a prendersi il Fezzan con l’avallo della popolazione.

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Per Haftar tutto questo corrisponde ad importanti vantaggi strategici: da un lato, in vista soprattutto della conferenza nazionale prevista per febbraio, il generale si presenterebbe come l’uomo forte non più della Cirenaica ma di due terzi del Paese. Questo implicherebbe, a sua volta, un maggior peso sia militare che politico nelle trattative sul futuro della Libia. E magari, mostrando anche l’appoggio di una popolazione che chiede soprattutto stabilità, dimostrare come soltanto il suo esercito può essere considerato come necessaria avanguardia contro terroristi, scafisti e trafficanti. In poche parole, dopo Sebha, Haftar vorrebbe puntare ad “esportare” il suo modello di sicurezza direttamente a Tripoli.