Tornano ad essere agitate le acque dirimpettaie alla Cirenaica. Non lontano da dove lo scorso primo settembre le motovedette di Haftar hanno sequestrato due pescherecci italiani, con i 18 membri degli equipaggi ancora intrappolati a Bengasi, le forze agli ordini del generale hanno fermato una nave battente bandiera giamaicana ma di proprietà di turca. Si tratta, in particolare, della Mabrouka. Ufficialmente il mezzo trasporterebbe medicinali ed a bordo ci sono 17 membri dell’equipaggio. Il portavoce di Haftar, Ahmed Al Mismari, lunedì sera ha però fatto presente che a seguito di un’ispezione all’interno della nave sono stati trovati quantitativi di sostanze stupefacenti. Chiaro però come sullo sfondo la vera questione in ballo è la sfida politica e militare tra il generale Haftar e la Turchia, principale sostenitrice del governo di Tripoli.
Il fermo della nave
Tutto è avvenuto nella serata del 7 dicembre. La nave Mabrouka, una volta giunta di fronte le coste della Libia orientale, regione controllata da Haftar, sarebbe entrata in una zona considerata sensibile dagli uomini del generale e per questo interdetta al traffico navale senza autorizzazioni. Sono quindi, secondo la ricostruzione fornita da Ahmed Al Mismari alla tv libica Al Hadath, scattati i richiami nei confronti dell’equipaggio il quale però non avrebbe risposto. Da qui l’ordine di virare verso il vicino porto della cittadina costiera di Ras al-Hilal. Ma anche in questo caso il comandante non avrebbe né risposto e né, tanto meno, ottemperato agli ordini. Da Bengasi, sede del quartier generale di Haftar, è quindi partito l’ordine di intervento. Alcune motovedette del Libyan National Army, l’esercito guidato dall’uomo forte della Cirenaica, sono partite per rintracciare la Mabrouka.
Una volta sul posto, gli uomini di Haftar hanno costretto la nave ad approdare all’interno del porto di Ras al-Hilal. Qui sono state avviate le prime ispezioni, dalle quali non sarebbe però emersa la presenza di armi a bordo, principale preoccupazione da parte del Libyan National Army. In una nota delle forze di Haftar tuttavia, si è fatto riferimento al possibile ritrovamento di droga nelle stive. La Mabrouka è stata a quel punto posta sotto sequestro. Gli uomini dell’equipaggio, 17 in tutto e tra questi 9 turchi, 7 indiani e un azerbaigiano, si trovano in stato di fermo.
Il messaggio alla Turchia
Fin qui la ricostruzione fornita da Bengasi. Difficile però accertare la verità sui fatti. Del resto proprio dalla Cirenaica non sono mai giunte notizie trasparenti ed esaustive a proposito dell’altro delicato sequestro operato dagli uomini di Haftar, quello cioè che coinvolge i pescherecci italiani. Anche in quell’occasione a settembre erano emersi non meglio specificati quantitativi di droga all’interno dei mezzi coinvolti. Ma le indagini non hanno mai confermato queste circostanze. Anzi, a dire il vero di inchieste e di processi ufficiali non si è mai vista ombra. La verità è che Haftar, alle corde e in difficoltà su molti fronti, usa per fini politici i sequestri di navi e pescherecci di Paesi a cui il generale vorrebbe far intendere precisi messaggi.
Gli italiani sono stati intercettati a poche ore dalla visita del ministro degli Esteri Luigi Di Maio, il quale in quell’occasione non ha incontrato Haftar. Il sequestro della Mabrouka ha tutta l’aria di essere un guanto di sfida nei confronti di Ankara, principale alleata del governo rivale di Fayez Al Sarraj. Bengasi, è il segnale fatto recapitare al governo turco con l’intervento sulla nave delle scorse ore, non teme le velleità del Paese anatolico. Ma soprattutto, Haftar ha voluto dimostrare che il trasporto di armi via mare verso Tripoli, di cui la Turchia è sempre stata sospettata anche a livello internazionale, non sarà facilmente consentito.
Gli scenari della vicenda
A differenza di quanto avvenuto con i pescherecci italiani, forse l’episodio della nave turca è destinato a risolversi in poco tempo. Ne sono convinte alcune fonti turche sentite dalla Reuters poco dopo il sequestro. Ma è evidente anche dai dettagli emersi sulla vicenda. Sono state le stesse forze di Haftar infatti a ribadire che a bordo della Mabrouka è stata sì trovata della droga, ma non sono state scoperte armi. Bengasi non può quindi avanzare accuse relative alla violazione della risoluzione 2510 votata il 12 febbraio scorso dal consiglio di sicurezza dell’Onu, in cui è stato confermato l’embargo di armi verso la Libia stabilito già nel 2011. Probabile quindi che alla fine la nave turca verrà fatta andare via dal porto in cui è al momento ferma. Inoltre Haftar potrebbe già aver raggiunto il suo obiettivo: il segnale alla Turchia è stato lanciato, per il generale forse può anche andar bene così.
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