La nuova svolta nel conflitto libico è arrivata nella giornata di lunedì, con l’annuncio da parte del Gna, ossia delle forze a sostegno del governo di Fayez Al Sarraj, della conquista della base aerea di Al Watiya. Si tratta di uno dei punti più strategici della Tripolitania, che fino ai giorni scorsi ha permesso al generale Haftar di operare sia verso il confine con la Tunisia che verso le zone della regione meridionale del Fezzan. Una chiave d’accesso dunque per alcuni dei più importanti territori, adesso persa a vantaggio del Gna. Per il Libyan National Army del generale, la sconfitta di Al Watiya ha fatto il pari con quella molto pesante di Sabratha avvenuta il 13 aprile scorso. 

Il decisivo ruolo della Turchia

A partire da marzo, la guerra ha preso una piega decisamente diversa rispetto ai mesi precedenti. Le forze vicine ad Al Sarraj hanno iniziato a guadagnare nuovamente terreno, dopo essere state per circa un anno sulla difensiva. Da quando infatti il Libyan National Army di Haftar il 4 aprile 2019 ha attaccato Tripoli, le milizie del Gna hanno sì più volte stoppato l’offensiva del generale ma, al contempo, non erano mai passate al contrattacco. Fino, come detto in precedenza, all’azione militare su Sabratha e Sorman, alcune delle città più importanti della costa della Tripolitania ad ovest della capitale. Ed è proprio qui che si stanno concentrano i più importanti combattimenti: tra la costa ed il deserto confinante con la Tunisia, il Gna è riuscito a riprendere terreno.

La conquista di Al Watiya è soltanto l’ultima di una serie di avanzate delle forze di Tripoli delle ultime settimane. Ad incidere su questo cambiamento in Tripolitania, è stato indubbiamente l’aiuto turco offerto ad Al Sarraj. Ankara da dicembre, dopo il memorandum stretto tra i due rispettivi governi, è impegnata sul campo con l’invio di armi, mezzi e soprattutto mercenari siriani prelevati dalla provincia siriana di Idlib. Si tratta di milizie islamiste addestrate sul campo bellico della Siria e che adesso in Libia stanno dando ampio supporto al Gna. Non senza perplessità, visto il coinvolgimento di queste forze in crimini di guerra in Siria. Per la presa di Al Watiya, ad essere decisivo sarebbe stato anche l’impiego di numerosi droni che hanno bersagliato le postazioni degli uomini di Haftar.

Occhi puntati su Tarhouna e sul Fezzan

Tutta l’attenzione adesso si è spostata ad est ed a sud di Tripoli. In primo luogo perché con la presa di Al Watiya, Haftar ha una linea difensiva sguarnita sul fronte del Fezzan. La regione meridionale della Libia dunque, potrebbe essere esposta ai contrattacchi delle forze di Al Sarraj. Gran parte di questo territorio dall’inizio del 2019 è controllato dal Libyan National Army, il quale a breve potrebbe quindi essere chiamato ad inviare rinforzi nella regione. Una situazione militarmente non facile per il generale, anche perché non è semplice inviare mezzi e uomini nella regione più remota e desertica della Libia.

Altro contesto monitorato in questi giorni, è quello di Tarhouna. Quest’ultima è una cittadina poco più a sud di Tripoli, vera e propria roccaforte di Haftar alle porte della capitale. Controllata dalla Settima Brigata, allineata con il Libyan National Army, su Tarhouna si stanno concentrando per il momento le attenzioni del Gna. Prendere anche questo territorio, vorrebbe dire infliggere ad Haftar un duro colpo sia sotto il profilo morale che militare. Tarhouna è infatti la porta verso Bani Walid e verso le province che introducono a sud verso il Fezzan e ad est verso Sirte. Per il momento gli assalti del Gna qui sono stati bloccati, tuttavia le ultime evoluzioni rendono per Haftar molto difficile la prospettiva di continuare l’attacco su Tripoli.

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