“Cuore pesante e pesantemente preoccupato”, sono queste le parole usate da Antonio Guterres prima di salire a bordo dell’aereo che dalla Libia lo riporta a New York. Il segretario generale delle Nazioni Unite atterra nel paese per una visita prevista da tempo a margine della sua presenza a Tunisi in occasione della riunione della Lega Araba. Di certo non si aspetta che la visita in Libia dovesse subire così tanti cambiamenti e coincidere con l’inizio di uno dei momenti più delicati per il paese africano dal dopo Gheddafi. L’avvio dell’operazione di Haftar su Tripoli ed il bilaterale avuto con lo stesso generale a Bengasi, non possono certo far ritenere la visita di Guterres un successo. Proprio l’incontro con Haftar offre lo spunto per riassumere i tratti salienti di questa giornata di venerdì, la seconda dell’operazione promossa dall’Lna su Tripoli.

Haftar incontra Guterres: “Vado avanti”

Quando il segretario dell’Onu atterra a Bengasi, la sensazione è quella di un possibile congelamento dell’offensiva di Haftar. In particolare, la richiesta di calma e di dialogo politico portata avanti dall’intera comunità internazionale sembra indicare al generale della Cirenaica la via del momentaneo stop all’offensiva su Tripoli. Ecco perchè in tanti confidano in una temporanea fine degli scontri anche in vista del bilaterale tra Guterres ed Haftar. Ma il numero uno dell’Lna smentisce ogni pronostico: “L’operazione verso Tripoli prosegue fino all’eliminazione del terrorismo”, avrebbe detto il generale al segretario dell’Onu, almeno come riportato da Al Arabiya.

Haftar a Guterres ribadisce la sua posizione: per lui quella scatenata a Tripoli non è un’offensiva bensì un’operazione anti terrorismo. La stessa che con le sue truppe il generale porta avanti dallo scorso 15 gennaio nel Fezzan. La quale poi, è bene ricordarlo, nella versione ufficiale dell’Lna è a sua volta una prosecuzione della cosiddetta “Operazione Dignità“, con la quale Haftar nel 2014 promuove la lotta contro i gruppi integralisti nella Cirenaica. Ecco perchè alla richiesta dell’Onu di cessare provvisoriamente i combattimenti, il generale risponde con un diniego. Una posizione quindi molto simile a quella già espressa in occasione del suo annuncio ufficiale del via all’operazione su Tripoli: “Stiamo lavorando – si legge nel proclama diffuso giovedì – Per liberare i nostri fratelli tripolini”.

I combattimenti nella zona dell’aeroporto

E proprio mentre Guterres ed Haftar sono a colloquio a Bengasi, da Tripoli arriva una notizia già nell’aria da qualche ora: i soldati dell’Lna sarebbero entrati nello scalo aeroportuale della capitale. Si tratta della struttura usata per diversi decenni prima della guerra del 2011. Nel 2014 gli scontri tra le milizie di Zintan e la “Brigata Al Sumud” di Salam Badi, ne determinano la distruzione e la chiusura. Ma la zona attorno rimane comunque strategica, non a caso è teatro anche a settembre e febbraio di nuove battaglie che vedono questa volta protagonista la settima brigata di Tahrouna. Adesso, per l’appunto, lo scalo sarebbe in mano all’Lna: se confermato, Haftar avrebbe davanti a sé pochi chilometri prima di entrare nell’estrema periferia meridionale di Tripoli.

La notizia è nell’aria in questo venerdì perchè già da diverse ore le forze del generale della Cirenaica appaiono in avanzata da sud, a dispetto invece di un indietreggiamento dalla zona ovest dopo la perdita del punto “bridge 27”. Dopo la conquista di Aziziya trapelata nel pomeriggio, si capisce che è solo questione di tempo prima che arrivino notizie dallo scalo aeroportuale tripolino.