“Haftar cessi le operazioni”. Ma l’Onu fa il gioco del generale

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Il consiglio di sicurezza dell’Onu mette nero su bianco ciò che, negli ultimi giorni, viene verbalmente affermato da gran parte della comunità internazionale e cioè la richiesta al generale Haftar di sospendere le operazioni militari su Tripoli. Il tutto emerge dalla dichiarazione votata dai membri del consiglio, in una riunione che si tiene in un palazzo di vetro dove, poco prima dell’inizio dei lavori fissati nel pomeriggio di venerdì di New York, la tensione risulta palpabile.

La dichiarazione approvata all’unanimità

Il primo dato politico che emerge è il voto favorevole di tutti i membri del consiglio di sicurezza. La riunione, che si svolge a porte chiuse, vede alla fine un voto unanime sulla dichiarazione. Negli ultimi anni è raro vedere il consiglio approvare un documento senza divisioni e senza voti contrari. Dopo l’escalation iniziata giovedì mattina a Tripoli, con l’avanzata del generale Haftar verso la capitale libica, a chiedere una seduta straordinaria del consiglio è la Gran Bretagna: defilata, ma solo apparentemente in questi anni, Londra propone sulla Libia un documento che faccia seguito alle dichiarazioni di tutti i più importanti leader internazionali. E cioè che, alla luce degli scontri nei pressi di Tripoli, venga chiesto all’Lna di Haftar di cessare le ostilità e di portare la questione sul tavolo politico.

Anche la Russia e la Francia, membri permanenti del consiglio di sicurezza considerati alleati del generale, votano a favore della dichiarazione. Il primo a rilasciare dichiarazioni dopo la seduta del consiglio, è l’ambasciatore tedesco alle Nazioni Unite, Christoph Heusgen: “Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu esprime profonda preoccupazione per la situazione in Libia con l’avanzata delle forze fedeli il generale Khalifa Haftar verso Tripoli – dichiara il rappresentante di Berlino – Si chiede alle forze dell’Esercito Nazionale libico di fermare tutti i movimenti militari”.

Un documento che nasconde un tacito favore ad Haftar

Se da un lato dunque si chiede all’unanimità di sospendere le operazioni di guerra a colui che, dallo scorso giovedì, manovra l’avanzata del suo esercito verso Tripoli, dall’altro però il consiglio di sicurezza con il documento approvato in qualche modo fornisce un indiretto assist allo stesso Haftar. C’è infatti differenza tra un documento in cui si invita a fermare le azioni militari ed uno in cui invece le si condanna. Nella dichiarazione finale approvata dai membri del consiglio, non emerge la richiesta di ritornare alle medesime posizioni che le varie parti in causa hanno prima dell’escalation iniziata giovedì. In poche parole, le Nazioni Unite inviano Haftar a fermarsi ma non a fare un passo indietro.

E sta qui l’aiuto indiretto al generale della Cirenaica. Fermarsi alle porte di Tripoli o comunque cristallizzare le proprie posizioni già guadagnate, è proprio quello che spera di ottenere Haftar alla vigilia della conferenza nazionale di GhadamesCome già detto in precedenzal’obiettivo reale del generale è politico prima che militare. Uno scontro casa per casa a Tripoli ed un bagno di sangue nella capitale sono eventualità che in primis proprio Haftar vuole evitare. Per lui basta semplicemente mostrare che è presente anche in Tripolitania per avere, proprio in quei tavoli politici in cui il consiglio di sicurezza chiede di tornare, una posizione di maggior forza. Dal palazzo di vetro dunque, ad uscire fuori in realtà è un assist per chi ha dato il via libera all’avanzata verso la capitale libica.