“L’attuale guerra a Gaza è diversa dalle altre. A Gaza sono stati uccisi più bambini che in altre guerre. In realtà, questa non è propriamente una guerra. Ma se si insiste a chiamarla così, allora è una guerra di generali contro bambini”. Così Odeh Bisharat su Haaretz in un articolo dal titolo: “Se insistete a chiamarla guerra, almeno ammettete che è una guerra tra generali e bambini”.
“[…] È anche impossibile definirla ‘guerra urbana’ – prosegue Bisharat – perché questo termine implica combattere con cautela per evitare di danneggiare i civili. A Gaza, l’approccio è completamente diverso. A giudicare dal comportamento dell’esercito, il fronte comprende le camere da letto delle case palestinesi, asili, scuole, università, moschee, ambulanze, panetterie e ospedali, oltre a donne, bambini e anziani”.
“Il termine ‘danni collaterali’, come lo usa l’esercito, non sembra riferirsi ai civili uccisi in massa, ma a quelli rimasti in vita. Sì, sono evidentemente i cittadini di Gaza rimasti in vita a rappresentare i danni collaterali”.
Dall’inizio della seconda fase di questa guerra, dopo la rottura del cessate il fuoco da parte di Israele, “sono stati uccisi più di 2.000 abitanti di Gaza e, insieme a loro, quattro soldati israeliani. Questi numeri dicono tutto”.
“Il Primo Ministro Benjamin Netanyahu esagera il potere di Hamas per un solo motivo: poter continuare i bombardamenti fino a quando l’ultimo palestinese non sarà stato cacciato. E una volta raggiunto questo obiettivo, insieme al ritorno degli ostaggi [se non cadono sotto le bombe ndr.], Netanyahu inventerà sicuramente altri obiettivi bellici per prolungare ulteriormente la guerra. Questa è la sua guerra di sopravvivenza, che si sposa con gli obiettivi messianici dell’estrema destra”.
“L’enorme portata di queste uccisioni ha iniziato a farsi sentire persino tra coloro che ne sono responsabili, ovvero i piloti. Ci sono momenti, a tarda notte o mentre parlano con i figli, in cui i colpevoli si chiedono sicuramente: ‘Per quanto tempo continuerò questo triste lavoro? Sono nato per togliere la vita ai bambini?'”.
Quindi, dopo aver accennato che ciò ha creato tensioni tra l’aeronautica e il Comando centrale, Bisharat commenta: “È positivo che questa situazione stia iniziando a prendere forma, ma non preoccupatevi: la disciplina ha ancora la meglio. Prima bombardiamo, poi piangiamo”.
“[…] Non so se i piloti ricevano pacche sulle spalle dai genitori o dai figli, ma non hanno motivo di vantarsi dei loro ‘successi’, visto che questa è una ‘guerra’ in cui generali dotati delle armi più letali stanno combattendo contro bambine e bambini indifesi. È un bilancio diabolico”.
“L’autorevole figura mediatica Avri Gilad una volta chiese se l’esercito avrebbe preferito un soldato morto o 1.000 civili palestinesi uccisi. All’epoca, questa domanda crudele fu considerata ipotetica. Oggi, dopo oltre 50.000 morti, 1.000 sono solo spiccioli”.
Tale la tragedia che si consuma a Gaza con la complicità di tanto potere d’Occidente e nel silenzio di quasi tutti i media. Ciò che accadendo nella Striscia è un “abominio” di cui siamo tutti “complici”. Così Mike Ryan, direttore per le emergenze dell’Oms in una conferenza stampa tenuta a Ginevra.
“Stiamo distruggendo i corpi e le menti dei bambini di Gaza. Stiamo facendo morire di fame i bambini di Gaza perché se non agiamo, siamo complici di ciò che sta accadendo davanti ai nostri occhi”. […] Gaza registra “migliaia di bambini con lesioni al midollo spinale, con gravi traumi cranici da cui non si riprenderanno mai” e con seri problemi “psicologici” (Askanews). Nulla da aggiungere.
Due giorni fa Israele ha celebrato la festa dell’Indipendenza continuando a martellare la Striscia e a mietere vittime civili. Una festa rovinata dal più devastante incendio che la storia israeliana ricordi. In un articolo in cui accenna agli orrori di Gaza e all’odio e al razzismo dilagante in Israele, Carolina Landsmann annotava su Haaretz: “Lo Stato che ha appena festeggiato il suo 77° anniversario è impazzito”.