Che in Cisgiordania ci fosse un doppiopesismo per coloni e palestinesi, era cronaca assodata. Ora però, denuncia Haaretz, si può dire ufficialmente: “In Cisgiordania vige un sistema di apartheid”. Il passo decisivo verso un’ulteriore discriminazione razziale è stato messo a segno dal nuovo ministro della Difesa, Israel Katz, che ha deciso di sospendere l’uso della detenzione amministrativa per i coloni ebrei. Si tratta di una procedura che consente alle forze militari israeliane di trattenere prigionieri a tempo indeterminato sulla base di informazioni segrete, senza formulare accuse né consentire ai presunti rei di confrontarsi con un avvocato.
La carcerazione preventiva, sebbene sia sempre stata applicata prevalentemente nei confronti dei cittadini palestinesi [attualmente, tremila di loro sono detenuti in attesa di processo], talvolta è stata disposta anche nei confronti dei coloni violenti. Insomma, dal 1967, anno in cui Israele occupò la Striscia, Gerusalemme Est e la Cisgiordania, non vi è mai stata una legge che limitasse la carcerazione preventiva ad una parte specifica della popolazione. Adesso però, dopo la disposizione di Katz, tutto cambia, o meglio, viene ufficializzato. Non sarà più possibile applicare tale misura per i coloni ebrei, riservata ai soli palestinesi. Il territorio è lo stesso, ma la giurisdizione applicata ai cittadini varia a seconda del gruppo etno-religioso a cui si appartiene.
Via libera ai coloni
Katz, così come tutto il suo partito [il Likud, lo stesso di Netanyahu] e gli altri esponenti dell’estrema destra, come Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich, è convinto che “non esista il terrorismo ebraico”, ovvero quello dei coloni. I villaggi bruciati, gli ulivi sradicati, le spedizioni punitive a volto coperto, e tutte le altre malversazioni e violenze perpetrate dai coloni ai danni dei palestinesi della Cisgiordania, per il governo Netanyahu non ricadono più nella fattispecie del terrorismo. Per dirla con le parole di Smotrich, “sono atti dovuti per riprendere la terra che è degli ebrei per diritto divino”.
La decisione di Katz dà il via libera ai coloni più violenti, secondo Haaretz, che parla di un provvedimento simile ad “un’iniezione di adrenalina per il prossimo linciaggio”. Del resto, non solo il coraggioso quotidiano israeliano, ma persino il capo dello Shin Bet, Ronen Bar, nei mesi scorsi aveva lanciato l’allarme, dichiarando che “il terrorismo ebraico è alimentato dai leader di estrema destra e da altri membri della Knesset”. E, difatti, questa è la direzione verso cui il governo di Tel Aviv sta viaggiando a vele spiegate.
Indebolire l’IDF
In Cisgiordania i coloni sono i sovrani, e l’unico ostacolo in grado di arginare, talvolta, la loro ferocia, è l’IDF, o almeno parte di essa. Ma resta che ogni volta che un funzionario pubblico emette un provvedimento contro qualche colono, decine di rivoltosi protestano impetuosamente. Com’è accaduto venerdì scorso, proprio a seguito del messaggio di Katz. Decine di coloni hanno cercato di aggredire il comandante del distretto centrale di Avi Balut, durante un evento dello Shabbat a Hebron. Lo hanno definito “traditore” e “piaga di Israele” perché reo di aver emesso una serie di ordinanze e restrizioni contro gli ebrei radicali della Cisgiordania, noti anche come “i giovani delle colline”.
Scrive Haaretz, “la nomina di Katz è stata progettata per indebolire l’IDF, rafforzare l’estrema destra e i coloni e lanciare un sonoro schiaffo al mondo intero, compresa la Corte penale internazionale”, che ha emesso un mandato di arresto per Netanyahu e Gallant per crimini di guerra e contro l’umanità. Il ministro Katz ha tutte le intenzioni di esasperare una situazione che da tempo è drammatica. “Il terrorismo è di matrice palestinese e i coloni sono già ingiustamente puniti dalle sanzioni internazionali. Non è appropriato – ha proseguito il ministro – che lo Stato di Israele adotti una misura così severa [la carcerazione preventiva ndr] contro gli abitanti degli insediamenti della Giudea e della Samaria”. Anche lui, al pari di altri leader al Governo, non utilizza mai il termine Cisgiordania o West Bank, ma i nomi biblici della regione. Quella terra, dove attualmente vivono tre milioni di palestinesi, è ad uso esclusivo del “popolo eletto” e gli altri sono sgraditi occupanti sui quali è lecito imperversare. Una liceità, come scrive Haaretz, ora conclamata.