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Guerra

Guerre spaziali: la Russia schiera Rassvet e minaccia Starlink

Lo “Starlink russo” sarà pienamente operativo entro la fine del 2027. Cresce la competizione spaziale, e la Russia lancia un monito a Musk.

La costellazione satellitare russa Rassvet potrebbe fornire servizi di comunicazione nei territori temporaneamente occupati dell’Ucraina e supportare il controllo di droni impiegati in ambito aereo, terrestre e marittimo. Sviluppata inizialmente nel 2020 come iniziativa di ricerca dell’operatore di telecomunicazioni russo MegaFonm, in seguito venne integrata nei programmi statali russi con la società Bureau 1440, diventando parte integrante del programma russo di “sovranità digitale” e di risposta a Starlink.

Lo schieramento dei satelliti è già iniziato, ma la piena operatività della costellazione sarà prevista per la fine del prossimo anno. Come si apprende da fonti OSINT ucraine che tracciano lo sviluppo delle operazioni satellitari russe, alla fine di luglio 12 dei 16 satelliti lanciati nel marzo 2026 risultavano già operativi a circa 550 km di quota. Ma il programma russo prevede di arrivare a 292 satelliti dispiegati entro la fine del 2027, su un totale di 383 veicoli spaziali da lanciare, comprese le unità di riserva.

Il sistema di comunicazione orbitale a bassa quota può essere sfruttato per potenziali applicazioni in ambito militare, tra cui le comunicazioni tra i posti comando e le posizioni al fronte, il coordinamento dell’artiglieria e dell’aviazione, la condivisione di informazioni di intelligence e il controllo dei droni. Inoltre, può essere integrato anche con piattaforme sviluppate a partire dai Geran-2/3/4/5, Garpiya o da altri UAV a lungo raggio, o impiegato per guidare missili da crociera e bombe plananti.

A che punto è la guerra spaziale?

Lo scorso 4 ottobre Dmitry Medvedev ha ammonito che, in caso di guerra spaziale, i satelliti Starlink di Musk in orbita bassa “cominceranno a precipitare uno dopo l’altro, come decorazioni che cadono da un albero di Natale secco”. Una minaccia che rievoca il vecchio spettro della guerra spaziale. In effetti, l’inizio della corsa alle armi anti-satellitari (ASAT) risale al test cinese del gennaio 2007, quando un’arma a impatto cinetico distrusse un satellite a 860 km di altezza. Da tempo Pechino e Mosca stanno condividendo competenze, coordinando le rispettive politiche e investendo nello sviluppo di capacità di contrasto alle attività spaziali che vanno oltre i tradizionali missili antisatellite.

Secondo alcune investigazioni, Cina e Russia avrebbero delineato un approccio articolato su tre livelli per il contrasto ai satelliti di Musk. In primo luogo, il ricorso a iniziative diplomatiche e regolatorie volte a limitare l’espansione di Starlink; in secondo luogo, l’impiego coordinato della guerra elettronica e di tecniche di negazione dello spettro elettromagnetico, con l’obiettivo di impedire all’avversario di acquisire informazioni attraverso radar, sistemi di intelligence elettronica e altri sensori; infine, il ricorso a operazioni cibernetiche e, in ultima istanza, ad attacchi fisici contro la costellazione satellitare.

Non si tratta di un’iniziativa unilaterale, ma di una risposta articolata e simmetrica ad analoghe iniziative statunitensi. Nel mese di settembre il segretario dell’Air Force Troy Meink ha dichiarato che gli USA avrebbero già schierato armi spaziali in orbita.

Nel frattempo, cresce l’apprensione ucraina per la tecnologia omologa russa di Starlink, che potrebbe fornire ai russi un supporto informativo e operativo nelle zone di conflitto.

Denys Sienik, chargé d’affaires ucraino a Washington, ha avvertito che Rassvet potrebbe consentire alla Russia di colpire obiettivi ucraini in tempo reale, chiedendo per questo sanzioni contro le entità coinvolte nello sviluppo della costellazione; come si apprende dal “Financial Times”, Volodymyr Zelensky avrebbe già chiesto “molte volte” a Donald Trump di sanzionare le società russe e cinesi coinvolte, ritenendo che Rassvet possa rafforzare le capacità russe di attacco e di impiego dei droni; infine, il generale Vadym Skibitskyi, vicecapo della GUR, ha dichiarato che, una volta completata la costellazione, Rassvet opererà in modo analogo a Starlink e che le “opzioni per contrastare il sistema di comunicazioni satellitari russo Rassvet” sarebbero già oggetto di discussione.

Da parte sua Mosca lavora al Nudol. Si tratta di un intercettore russo mobile su strada, a salita diretta, destinato a missioni antisatellite e di difesa antimissile, la cui capacità è stata dimostrata con la distruzione del satellite Kosmos 1408 in orbita terrestre bassa nel novembre 2021. Ma le capacità russe di counterspace sono in crescente sviluppo, comprendono misure cinetiche e non cinetiche e rappresentano una potenziale minaccia per le infrastrutture satellitari di SpaceX. 

Come riporta una scheda informativa dell’United States Space Force, Mosca ha ripetutamente affermato che i satelliti commerciali “quasi-civili” impiegati per scopi militari “possono diventare un obiettivo legittimo di ritorsione” e ha dimostrato, nel corso della guerra in Ucraina, la propria disponibilità a ricorrere ad attacchi informatici contro i sistemi spaziali commerciali.

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